MacroambientePiù cibo salutare, di qualità e sostenibile per il Pianeta: come la pandemia ha cambiato le abitudini alimentari secondo Garden Gourmet®

Più cibo salutare, di qualità e sostenibile per il Pianeta: come la pandemia ha cambiato le abitudini alimentari secondo Garden Gourmet®

Garden Gourmet®, brand del gruppo Nestlé, descrive in una ricerca condotta con Toluna le abitudini alimentari post COVID degli italiani.

Grazie a un'indagine condotta con Toluna, Garden Gourmet® ha individuato alcune nuove (buone) abitudini degli italiani al supermercato e a tavola, come scegliere più frutta e verdura, cibo di qualità e prodotto localmente.

Ha fatto tornare centrali temi come la salute e il benessere della persona, a 360 gradi, e reso i consumatori più consapevoli e attenti all’impatto ad ampio raggio delle proprie scelte; come però la pandemia ha influito sugli acquisti food, oltre a far crescere esponenzialmente il numero di chi abitualmente fa la spesa online, come già molte ricerche hanno confermato, e quali sono le nuove abitudini alimentari post COVID? Garden Gourmet®, marchio del gruppo Nestlé con un catalogo rivolto principalmente a chi vuole avvicinarsi a un’alimentazione vegetale, ha provato a rispondere a queste domande con uno studio svolto in collaborazione con Toluna.

Quattro stili di vita per descrivere l’approccio degli italiani alla tavola e al cibo

Quattro sono stati a livello qualitativo i «macro tipi», come sono stati definiti nella ricerca, corrispondenti a diversi stili alimentari.

I «genuini», che rappresentano la fetta più consistente del campione (16%), hanno a cuore la salubrità del cibo, si dilettano nel coltivare erbe aromatiche e piccoli ortaggi in casa, cucinano spesso per sé e i propri cari e non mettono i prodotti nel carrello al supermercato senza prima aver letto le informazioni contenute sulle etichette; oltre che della propria salute, però, si dimostrano attenti e preoccupati anche per quella del Pianeta: sono perlopiù over 55 (nel 43% dei casi) e più donne che uomini (52% vs 48%).

Quelli che nell’analisi delle abitudini alimentari post COVID Garden Gourmet® individua invece come «quelli del weekend libero» e che rappresentano il 15% del campione sono individui molto attenti a ciò che mangiano durante la settimana, ma ben disposti a concedersi qualche “trasgressione” nel fine settimana, in vacanza o durante le feste: si tratta, in questo caso, più di uomini che di donne (64% vs 36%) ed è una categoria piuttosto trasversale da un punto di vista anagrafico, comprendendo tutte le fasce dagli over 35 agli over 55.

Gli «equilibrati», che coprono il 14% del campione, sembrano preoccupati soprattutto di seguire un’alimentazione capace di apportare all’organismo tutti i macronutrienti e le sostanze nutritive di cui ha bisogno: è forse la categoria di persone più uniformemente distribuita per genere ed età.

Gli «stagionali» (il 12% del campione), infine, provano a vivere in armonia con i cicli della natura, si dicono preoccupati per il degrado ambientale e intenzionati a seguire per questo stili di vita e di consumo a impatto zero: in un caso su due sono over 55, uomini e donne indistintamente.

Il benessere, in senso olistico, è alla base delle nuove abitudini alimentari post COVID degli italiani

Per provare a comprendere meglio quali sono le abitudini alimentari post COVID degli italiani e come le stesse siano cambiate rispetto al periodo precedente alla pandemia, Garden Gourmet® e Toluna hanno chiesto ai partecipanti allo studio di definire che cosa significasse per loro la parola “benessere”.

Gli italiani non sembrano avere dubbi a identificare il benessere innanzitutto con l’essere in forma fisica (lo fa il 65% del campione), ma concordano anche nel ritenere parte fondamentale del concetto di benessere personale l’equilibrio psico-fisico (62%), l’assenza di preoccupazioni (54%), una buona dose di autostima (47%), positività e ottimismo (37%). A questi elementi nella definizione di benessere soprattutto i più giovani aggiungono soddisfazione a lavoro e nella vita sociale.

Quando si tratta, invece, di cosa gli italiani fanno per mantenere o migliorare il proprio benessere, il ventaglio delle risposte si amplia e si fa soprattutto più differenziato su base anagrafica.

Tutti quelli che hanno almeno 35 anni dicono di puntare su un’alimentazione corretta (con percentuali che vanno dal 67% al 72%), a cui gli over 55 associano controlli medici regolari (nel 53% dei casi). Una buona fetta del campione femminile (il 69%) vorrebbe prendersi cura del proprio benessere riposandosi di più, mentre tra gli uomini diffuso è il desiderio di riservarsi più tempo per lo sport e l’attività fisica (così è per il 65% del campione) e, ancora, i più giovani sarebbero tra quelli che già oggi si prendono cura del proprio benessere, inteso in senso “olistico”, grazie a yoga e meditazione. Soprattutto tra gli «stagionali» benessere è, invece, sinonimo di cura scrupolosa per l’alimentazione.

Così la pandemia ha cambiato il rapporto degli italiani con il cibo

Andando al focus della ricerca, cioè a come tra abitudini e scelte di consumo messe alla prova dalla pandemia ci siano anche quelle legate al cibo e all’alimentazione, oltre un intervistato su due da Garden Gourmet® – il 56% del campione – ammette di aver cambiato la composizione del proprio paniere di beni alimentari negli ultimi due anni: tra questi ci sono più donne che uomini, in una percentuale del 59% vs 41%, e soprattutto giovanissimi della fascia d’età 18-24 anni. A livello macroscopico la tendenza è ad acquistare più frutta e verdura (vero per in media il 56% del campione, percentuale che cresce però al 70% tra gli over 55), più cibi salutari e prodotti naturali (lo fa in media il 47%, ma con ancora una percentuale che cresce al 53%  tra chi ha più di 55 anni) e meno cibi superflui (vero per il 56% di over 55 e per il 54% di giovani tra i 18 e i 24 anni).

Mentre il 34% del campione dice di fare considerazioni di stampo ambientalista prima di scegliere tra prodotti e aziende diversi e di volerlo fare ancora di più in futuro, tra le nuove abitudini alimentari post COVID una delle più largamente diffuse è una maggiore attenzione a informarsi sul cibo che si mette in tavola e nel carrello. Leggere le etichette e le indicazioni nutrizionali che contengono è ormai prassi diffusa tra tutte le fasce d’età e indipendentemente dallo stile alimentare che si segue (lo fa in media il 38% del campione). Anche quello che leggono in Rete, su blog e siti specializzati (per il 42% degli intervistati appartenenti alla categoria “Quelli del weekend libero”) o sui social media (per il 44% dei 18-24enni) e il passaparola e i suggerimenti di amici e parenti (per il 41% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni) aiutano gli italiani a farsi un’idea sulle cose che mangiano, più di quanto sembri farlo il parere di un medico specializzato (ascoltato solo da poco più di un italiano su quattro). Tra gli aspetti su cui gli italiani si informano di più sembrerebbero esserci, comunque, caratteristiche e provenienza delle materie prime (lo fa il 27% dei 25-34enni) e la più generale qualità del cibo (a cui presta attenzione in media il 44% del campione), anche in considerazione del fatto che lo stesso è considerato uno strumento di cura del sé e tra i fattori che incidono sul benessere della persona.

A voler riassumere in un decalogo le nuove abitudini alimentari post COVID, come sottolinea Garden Gourmet®, questo comprenderebbe più acqua (55%), più cibi a ridotto contenuto di zucchero (40%), grassi (36%) e sale (31%), meno alimenti di origine animale (27%), porzioni più scarne (25%), più integratori (20%).

Mangiare meno carne e meno derivati animali è legato sicuramente a motivazioni etiche (per il 48% degli intervistati), ma anche a ragioni differenti, come per esempio una maggiore sostenibilità ambientale (42%). Scelte di questo tipo, insieme al numero sempre crescente di persone che adottano un regime alimentare flexitariano o riduzionista, spiegano il successo recente della fake meat (anche fast food come McDonald’s o Burger King hanno introdotto nel menu alternative plant-based, come il McPlant nel primo caso, o aperto nel caso di Burger King un temporary store completamente vegano); ancora, spiegano il successo che hanno ogni anno iniziative come il #veganuary, capaci di convincere persino brand come Philadelphia a inserire in catalogo proposte dairy-free.

Altre nuove abitudini alimentari sono legate invece a una maggiore consapevolezza che dal cibo partano salute e benessere psico-fisico della persona. Qualcuno, soprattutto appartenete ai cosiddetti «stagionali», è stato convinto negli ultimi due anni a cambiare rotta anche dalla necessità di combattere lo spreco alimentare (72%) e provare ad acquistare più locale (42%).

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