Acceleratori e incubatori: le migliori realtà per la crescita di startup

Come migliorare sviluppo e produttività delle startup? Non solo acceleratori e incubatori: a Roma nasce un'oasi ispirata alla Silicon Valley

Acceleratori e incubatori: le migliori realtà per la crescita di startup

Quando si parla di startup ciò che probabilmente viene subito in mente è un’azienda giovane che ha ancora un lungo percorso da fare e che si basa quasi prettamente sulla nuova strumentazione digitale e del web. Ciò a cui forse non si pensa immediatamente, però, sono gli strumenti che – assieme a tattiche di business appropriate e vincenti – risultano essenziali per lo sviluppo e la crescita. Questi sono numerosi, ma tra i più utilizzati troviamo gli acceleratori e gli incubatori. Avere un progetto o un concept originale e innovativo è certamente un requisito necessario per chi inizia un simile percorso, così da poter attrarre l’attenzione di investitori o futuri consumatori.

Ma cos’è un acceleratore nello specifico? L’acceleratore d’impresa è un programma (che può essere sia gratuito che a pagamento) volto – come lo stesso nome suggerisce – ad accelerare lo sviluppo di una startup o di imprese early stage. Solitamente va dai 3 ai 12 mesi e prevede consulenze strategiche, organizzative e operative da parte di tutor e mentori, attività di networking ed eventuali spazi fisici in cui lavorare. Il tutto è accompagnato dalla possibilità di attingere a una serie di contatti all’interno del settore di riferimento. In Italia, ad esempio, ce ne sono di vari e molto validi come H-Farm o Polihub, nato dall’esperienza del Politecnico di Milano e di Telecom Italia.

Gli incubatori, invece, chiamati anche Business Innovation Centres (BIC) sono organizzazioni che offrono specificatamente servizi di supporto alle imprese, come ad esempio sale conferenze e connessione internet, e quindi uno spazio fisico in cui sviluppare e far crescere la propria idea: un vero e proprio “ambiente protetto”.

Che si decida di ricorrere ad acceleratori o incubatori, la prassi per la loro scelta prevede egualmente la considerazione di specifici fattori:

  • il capitale offerto e termini e condizioni dell’offerta;
  • l’ampiezza (e la qualità) del network di investitori che gli ruota intorno;
  • la sua reputazione;
  • la qualità dei mentor e tutor offerti;
  • l’individuazione del programma o servizio più appropriato alle proprie necessità.

Un caso particolare vede la comunione di un buon acceleratore e un buon incubatore che cooperano per lo sviluppo di startup dalle idee originali e rivoluzionarie. Definito non a caso dreamland, nasce nel quartiere Eur di Roma uno spazio immerso in una fittissima e a tratti esotica vegetazione, completamente dedicato alla produzione e alla crescita di giovani aziende. Il quartiere, progettato nel ventennio fascista e situato nell’estremità meridionale della capitale italiana, ha ora al suo interno un vero e proprio ecosistema per dimensioni e vegetazione: si tratta di PiCampus, fondato da Marco Trombetti, un imprenditore italiano vissuto per un decennio in California, nella Silicon Valley. Il progetto si ispira infatti al modello venture capital tipicamente americano.

L’intero complesso ospita attualmente 170 persone e ben 15 startup ed è basato su un capitale di partenza di 5 milioni di euro. Non è esattamente un esperimento del tutto originale, poiché l’approccio “apripista” fu introdotto negli anni ’80 per la prima sede italiana della Apple, ma l’obiettivo è comune: far sentire a proprio agio gli sviluppatori con una gran quantità di comfort, come cucine, parchi, piscina, palestra, sala riunioni, stanze da meditazione, biliardino, biliardo e tavolo da ping pong. Modi e metodi sicuramente originali per stimolare la produttività.


Francesca Paola Esposito
A cura di: Francesca Paola Esposito Autore Inside Marketing
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