Giovedì 21 Novembre 2019
MacroambienteMinori su Instagram, la piattaforma più usata per l’adescamento online dei bambini

Minori su Instagram, la piattaforma più usata per l'adescamento online dei bambini

Un report del NSPCC ha rivelato dati preoccupanti sull'adescamento di minori su Instagram, la piattaforma più usata per questo tipo di reato.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Minori su Instagram, la piattaforma più usata per l'adescamento online dei bambini

Instagram sarebbe il social network più usato per l’adescamento online di bambini e adolescenti secondo un report rilasciato dalla National Society for the Prevention of Cruelty to Children (NSPCC). Il rapporto dell’organizzazione britannica mette in risalto il preoccupante aumento dei casi registrati di adescamento di minori su Instagram: sono stati infatti identificati, dalla polizia di Inghilterra e Galles, 428 reati di questo tipo nel periodo compreso tra aprile e settembre del 2018. Si tratta di un aumento del 239% rispetto ai 126 casi presentati nel periodo analogo nel 2017.

Va detto però che i dati in questione non tengono conto di tutti i crimini di questa natura che non vengono segnalati alle autorità e che restano nell’ombra, con tutte le conseguenze che questi comportano per le vittime.

Adescamento di minori su Instagram: alcuni DATI PREOCCUPANTI

L’adescamento di minori, noto in inglese con l’espressione child grooming, è stato definito dalla NSPCC come l’instaurazione di «un legame emotivo con un bambino per ottenere la sua fiducia a scopi di abuso, sfruttamento e traffico sessuale». Questa forma di crimine può ovviamente occorrere sia online che offline. Tuttavia, con la grande diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione e il relativo uso da parte di bambini e adolescenti (spesso senza la supervisione dei genitori), questi media possono rivelarsi degli strumenti chiave per chi cerca di avvicinarsi a dei soggetti particolarmente vulnerabili.

Secondo il rapporto in questione, le forze dell’ordine avrebbero registrato 1944 casi di adescamento di minori in un periodo di sei mesi nel corso del 2018. Dei 1370 reati in cui la polizia ha identificato il metodo o lo strumento utilizzato per manipolare bambini e adolescenti, Instagram è stata la piattaforma scelta nel 32% dei casi, Facebook nel 23% e Snapchat nel 14%. Oltre a queste, anche altre piattaforme come Twitter e il gioco online House Party vengono utilizzate per pratiche di child grooming.

Nonostante la politica di Instagram dichiari che per iscriversi gli utenti debbano avere minimo 13 anni, la regola è decisamente molto facile da aggirare. Da quanto riportato dalle autorità infatti il target di questi abusi è spesso ben più giovane: infatti, 7 vittime su 10 sono ragazze di età compresa tra i 12 e i 15 anni mentre 1 vittima su 5 ha 11 anni o meno.

Il problema si rivela ancora più preoccupante se teniamo conto del fatto che, come spiega l’organizzazione sopracitata, «a volte i crimini non vengono riportati […] per cui il numero di reati registrati dalla polizia non rispecchia in maniera perfetta la dimensione del problema».

Si possono proteggere i bambini da questi pericoli?

La notizia arriva in un momento in cui l’azienda detentrice di Instagram si ritrova già in pieno tumulto per recenti polemiche relative alla privacy degli utenti minorenni e alla raccolta di dati sensibili degli adolescenti da parte di Facebook.

Secondo la BBC, un portavoce di Facebook ha dichiarato che la sicurezza dei giovani è una priorità per l’azienda, aggiungendo che quest’ultima lavora al fianco delle autorità per combattere il problema.

Ma «non possiamo aspettare la prossima tragedia prima che le aziende tech siano pronte ad agire» ha dichiarato Peter Wanless, chief executive di NSPCC, aggiungendo che: «è decisamente preoccupante verificare l’enorme crescita dei reati di adescamento dei minori su Instagram ed è essenziale che la piattaforma proceda, in maniera più attenta, allo sviluppo di misure di protezione all’interno del servizio che offre ai giovani».

A fronte di quel che descrive come «10 anni di misure di autoregolamentazione fallimentari da parte dei social network», Peter Wanless difende l’importanza dell’intervento del governo e della definizione di nuove leggi per combattere il problema, evitare future occorrenze simili e proteggere i minori. Secondo Wanless, i dati in questione sarebbero la «prova evidente che la sicurezza dei bambini non può essere lasciata a carico dei social network».

Diverse campagne sono state messe in atto per creare consapevolezza sul tema specialmente tra i genitori che hanno dei figli piccoli. La NSPCC per esempio ha creato la campagna “Share Aware nel Regno Unito allo scopo di fornire dei consigli e allertare i genitori su pericoli come l’adescamento minorile online e ricordare l’importanza di parlare con i propri figli sulla loro vita online.

Così come si parla di bullismo, si spiega come attraversare la strada e si insegna a non parlare con degli sconosciuti, allo stesso modo si dovrebbe parlare in maniera frequente dei comportamenti online con i bambini, come si può leggere sulla pagina web di “Share Aware“, che presenta una serie di video che illustrano i diversi rischi presenti in rete. Inoltre, i più giovani dovrebbero essere incentivati non solo ad evitare questi pericoli ma anche a segnalarli sempre.

Diversi casi di adescamento minorile sui social sono stati riportati in Italia in passato e proprio a inizio del mese di marzo 2019 è stato reso pubblico un nuovo caso con due minorenni che sono state vittime di violenza sessuale da parte di un falso ginecologo. L’aggressore, oltre a presentarsi su Instagram con un curriculum fasullo, ha creato una serie di profili falsi di adolescenti per rendere il proprio profilo e le proprie conversazioni più credibili, riuscendo a convincere le ragazze ad incontrarsi con lui.

Per cercare di prevenire questi problemi e cercare di promuovere un web più sicuro per tutti è stato celebrato in Italia (e in tanti altri paesi nel mondo) il Safer Internet Day 2019, con moltissime iniziative e progetti che hanno coinvolto numerose scuole. Inoltre, siti come Mamamo.it, per esempio, contribuiscono alla promozione di «buone prassi nell’educazione digitale», fornendo dei consigli ma anche delle recensioni di app, eBook, videogiochi e tutta una serie di guide utili ad insegnare ai bambini e agli adolescenti come muoversi nel mondo digitale ed evitare i pericoli che spesso si nascondono “dietro allo schermo”.

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