Advertising su Facebook: YouTube ha un nuovo competitor?

Il consumo diventa comunicazione: Facebook decisa ad invadere il mercato del social media advertising? Indiscrezioni dalla Silicon Valley.

Advertising su Facebook: YouTube ha un nuovo competitor?

L’indiscrezione ha fatto il giro del mondo (del web) e rappresenterebbe una svolta epocale nella monetizzazione dei video e nel social media advertising: secondo Re/code Facebook, infatti, avrebbe intenzione di portare avanti l’inserimento di clip pubblicitarie all’interno dei video pubblicati sulla piattaforma.

Circolano già rumors sulle caratteristiche:

  • al contrario dell’advertising su YouTube, la società di Mark Zuckerberg opterebbe per una soluzione di inserimento “mid-roll ads” (ovvero a video già iniziato) con la presenza dello spot dopo venti secondi dall’inizio della clip;
  • lo spot si troverebbe solo all’interno di filmati con una durata superiore al minuto e mezzo;

Questa strategia porterebbe ad una viewability garantita, il sogno di ogni adversiter. Una novità in linea con i driver delle strategie messe in campo dall’azienda di Menlo Park, che vede al timone del settore creativo Ricky Van Veen, ex CollegeHumor (di cui è stato anche co-fondatore), che si è unito alla società nel mese di giugno.

Se l’indiscrezione fosse vera, o lo fosse anche in parte, il social ancora una volta sfrutterebbe le informazioni profilate (profile page) dei partecipanti della community online più grande del mondo e la sua rete di connessioni (friendship, fictive kindship).

Nel 2015 uno studio di eMarketer ha calcolato che gli investimenti globali in advertising sui social (Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, G+) avrebbero superato i 23 miliardi di dollari (contro il +33% del 2014) e Facebook avrebbe raccolto il 65% del totale della spesa pubblicitaria sui canali social. Sarebbe sufficiente questo dato per far capire quanto sia appetibile questa piattaforma per ogni inserzionista. Alla domanda “Per un’azienda è davvero importante l’advertising su Facebook?” Possiamo con ogni certezza dire che i numeri non mentono e quindi la risposta è sì.

 I numeri di Facebook (dati aggiornati al 2016)

  • 100 milioni sono le ore di views quotidiane;
  • 1.5 milioni sono le aziende che investono in annunci sulla piattaforma;
  • 1 miliardo sono le ricerche giornaliere effettuate ogni giorno;
  • 1.7 miliardi sono gli utenti attivi mensilmente (il dato fuga ogni dubbio sul perché ad oggi Facebook sia la rete sociale più popolare al mondo);
  • 66.1% è la percentuale di iscritti che accede a Facebook quotidianamente;
  • 3.57 sono i gradi di separazione in media fra gli utenti;
  • 84.2% è la percentuale di utenti fuori dagli Stati Uniti e Canada;
  • 10 miliardi sono le volte in cui il bottone Like viene visualizzato ogni giorno;
  • 68% sono i ricavi pubblicitari del’adv online di Facebook e Google;

I numeri e le statistiche confermano che un’azienda che vuole lavorare su una buona comunicazione non può astenersi dal portare avanti una comunicazione social e comunicazione social ancora oggi per molti è Facebook.

Social media advertising e le pratiche più comuni di adv su Internet

Il rapporto tra advertising e web è qualcosa in più di pop-up e banner e l’azienda di Mark Zuckerberg si è armata sempre di qualcosa in più di un bravo copywriter. Il social che ha rivoluzionato la Rete (non solo sociale) da sempre riesce ad intercettare target stravolgendo i canoni della comunicazione, sfruttando funzionalità neotecnologiche ed esperienze mediali.

La novità – ancora tutta da confermare – risponderebbe all’esigenza di informare e sedurre un consumatore sempre più esigente in materia di comunicazione visiva, sfruttando le enormi possibilità offerte dal social per promuoversi.

Ad oggi le pratiche più comuni di pubblicità online risultano essere: la display advertising o online advertising, che si caratterizza per l’uso di banner grafici sia statici che dinamici (una comunicazione che potrebbe apparire vetusta per i nativi digitali, ma che da sempre ha offerto agli inserzionisti grandi possibilità), e la SEA (Search Engine Advertsing) ovvero l’utilizzo del canale pubblicitario all’interno dei motori di ricerca al fine di ottenere traffico sul proprio sito in modo specifico (la piattaforma più utilizzata è legata al motore di ricerca più utilizzato al mondo, ovvero Google AdWords). La SEA, che ormai non è più ad appannaggio di esperti di SEO e SEM, porta a risultati più interessanti ed è la strada giusta per l’advertising sui social.

La profilazione degli utenti e l’analisi degli algoritmi sono la chiave di volta anche dei video che Facebook potrebbe lanciare di qui a breve: lo spot partirebbe strategicamente dopo venti secondi, ovvero la soglia temporale di attenzione dell’utente che se non interessato al video, passerebbe oltre, nella logica spietata dello zapping.

Non ci resta che attendere quella che potrebbe essere una delle più grandi novità non solo per il social media marketing e per l’advertising, ma per la comunicazione dell’immediato futuro.


A firma di: Marta Palazzo Contributor
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