Martedi 21 Maggio 2019
MacroambienteLa prima collezione moda firmata da un’intelligenza artificiale e le altre applicazioni dell’AI per il fashion

La prima collezione moda firmata da un'intelligenza artificiale e le altre applicazioni dell'AI per il fashion

Dalle collezioni nate grazie ad algoritmi e machine learning ai chatbot che diventano personal shopper: usare l'AI per il fashion.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
La prima collezione moda firmata da un'intelligenza artificiale e le altre applicazioni dell'AI per il fashion

È stata subito ribattezzata come la prima collezione moda co-creata dall’intelligenza artificiale: quello che hanno fatto Huawei e ANNAKIKI, però, è stato soprattutto dimostrare che rinunciare all’AI per il fashion è ormai impensabile.

Da Huawei a Yoox: quando lo stilista è un’intelligenza artificiale

Presentata durante un evento a Milano, infatti, Fashion Flair è l’esempio più concreto di come uomo e macchina potranno interagire, in un futuro sempre più prossimo, per dar vita a collezioni creative e che soddisfino pienamente i gusti delle nuove fashion victim. Quello che ha fatto Huawei, grazie allo speciale processore integrato nell’ultimo modello di smartphone di punta, del resto, è stato raccogliere oltre 30mila immagini di capi e must have dagli ultimi cento anni di sfilate, confrontarli con scatti delle collezioni più recenti di ANNAKIKI e addestrarsi a creare modelli nuovi, mai visti prima ma che riflettessero a pieno lo stile della casa di moda. Modelli che sono stati rielaborati, certo, manualmente dal direttore creativo del brand, quasi a sottolineare l’importanza che la componente umana avrà sempre nel processo creativo legato alla moda.

L’operazione non è nuova in realtà: già qualche mese fa Yoox, una delle piattaforme più amate da chi acquista online capi firmati, aveva lanciato 8 by Yoox, un’intera collezione nata dall’applicazione dell’AI al fashion discovery. Integrando, grazie all’intelligenza artificiale e al machine learning appunto, la grande quantità di dati su preferenze dei clienti, ricorrenze stagionali negli acquisti, capi e stoffe evergreen con altri insight provenienti, per esempio, dalle ricerche effettuate in Rete in tema moda o dai trend lanciati dagli influencer, il risultato era stato rappresentato da capi adatti ai gusti, reali, del pubblico della piattaforma e destinati per questo a diventare best seller.

AI per il fashion collezione Yoox

8 by Yoox è una collezione di capi e accessori creati grazie all’intelligenza artificiale.

AI per il fashion retail: così l’intelligenza artificiale ottimizza processi e risultati

Se si pensa alla moda più che come industria creativa come settore merceologico con esigenze specifiche legate a tempi e modelli produttivi, alla gestione delle scorte e più in generale a questioni logistiche, si comprende meglio del resto l’impatto importante che l’intelligenza artificiale sta già avendo e avrà ancor di più in futuro.

Andrebbe considerata, in particolare, almeno una specificità del settore: nonostante gli esperimenti più recenti nel campo del see-now-by-now, il modello produttivo imperante nel fashion rimane quello di un’asincronia tra il momento della presentazione di una collezione e quello, effettivo, in cui questa stessa collezione è immessa sul mercato. In questo senso, grazie alle capacità analitiche e predittive a lungo termine di cui si è detto, l’AI non solo potrà aiutare firm e case di moda a creare capi che soddisfino al meglio trend e gusti del momento – come sa bene Tommy Hilfiger, tra i brand che da più tempo sfruttano l’intelligenza artificiale nel processo creativo e per pensare capi ispirati allo spirito del tempo –, ma dovrebbe aiutare anche nella gestione delle inventory e nelle strategie di distribuzione che se sbagliate hanno effetti deleteri sull’industria della moda nel suo complesso e sulle performance dei singoli brand.

Persino il pricing, però, potrebbe migliorare grazie all’applicazione dell’AI per il fashion: ancora una volta si tratta di confrontare ed elaborare una grande mole di dati, sui prezzi dei prodotti competitor o sulla propensione a spendere dei propri clienti, che dovrebbero aiutare a stabilire il prezzo ideale.

Se si guarda a questioni più operative, che riguardano più da vicino l’eRetail per esempio, c’è chi ha fatto notare poi come l’intelligenza artificiale possa persino aiutare a risolvere l’annoso problema dei resi.

Numerose piattaforme online specializzate in acquisti di moda, come Asos, si stanno dotando di camerini virtuali e altri sistemi appositi, basati sull’intelligenza artificiale appunto, che permettono a chi compra di trovare la misura giusta: se si considera che la maggior parte dei resi riguarda proprio capi di misura sbagliata e che non vestono come dovrebbero, è immediato capire che proprio questi sistemi dovrebbero aiutare a minimizzarli e a minimizzarne impatto e costi logistici.

Se le applicazioni dell’AI per il fashion riportano al centro i consumatori

Va da sé, comunque, che quando si parla di AI per il fashion il grande protagonista è il cliente, la sua (buona) esperienza d’acquisto, il momento dell’incontro con il brand: in altre parole il customer relationship management. L’intelligenza artificiale può ottimizzare l’intero customer journey già a partire, come si accennava, dal momento della scoperta. Basti pensare che la maggior parte dei negozi di moda online utilizza ormai, oltre ai tag, sistemi di visual recognition per suggerire ai clienti prodotti simili o correlati a quelli che hanno visto o che hanno acquistato e che, con gli stessi meccanismi, possono suggerire idee di nuovi look e outfit adatti a ogni occasione e a ogni stagione. Stitch Fix, una startup che prova ad applicare anche all’apparel il modello della sottoscrizione, per esempio, usa algoritmi e intelligenza artificiale per analizzare il profilo dell’utente e provare a suggerire, ogni mese, dei look adatti, in un processo cumulativo, tra l’altro: a seconda dei feedback forniti mensilmente dagli iscritti, infatti, le proposte e le previsioni vengono migliorate il mese successivo.

AI per il fashion Stitch fix

Stitch Fix chiede agli utenti di selezionare, tra quelli proposti, diversi outfit che meglio vanno incontro ai propri gusti e che si indosserebbero: i dati così ottenuti, elaborati da un’AI, vengono utilizzati per fare proposte ancora più personalizzate il mese successivo.

Tra i possibili usi di Google Lens, l’app per il riconoscimento visivo di casa Google, c’è proprio il fotografare outfit intravisti in vetrina, per strada, su riviste di settore per vedersi suggerite varie proposte visivamente simili con cui costruire il proprio outfit per tutte le occasioni.

google lens style match

Style Match è la funzione con cui Google Lens permette di fotografare un capo e sfruttare il riconoscimento visivo per trovarne di simili in vendita nei negozi online e su Google Shop.

Se per molti appassionati di moda, poi, piattaforme social come Pinterest rappresentano la migliore fonte d’ispirazione, non è strano pensare allo sviluppo di sistemi simili di visual recognition, accessibili semplicemente utilizzando la fotocamera integrata nell’app.

Il successo dell’intelligenza artificiale nel fashion marketing e nel fashion retail, del resto, richiede di tenere in considerazione un consumatore medio che, soprattutto nel caso dell’apparel o del fast fashion, ma più in generale anche per quanto riguarda l’acquisto online per esempio, è completamente cambiato rispetto qualche anno fa. Ciò che viene ripetuto come un mantra quando si tratta di consumatori Millennial e della Gen Z, che a oggi rappresentano la generazione più numerosa di chi acquista almeno in campi come la moda appunto, è che sono attenti ai soldi, vanno alla ricerca del prodotto che meglio soddisfi le proprie aspettative, amano la personalizzazione e valorizzano soprattutto gli aspetti esperienziali dell’atto d’acquisto. Non sorprende, così, che la maggior parte degli utilizzi dell’AI per il fashion abbia al centro proprio il consumatore e il momento dell’incontro con il brand.

I chatbot rappresentano, in questo senso, l’applicazione forse più classica dell’intelligenza artificiale: possono sostituirsi o integrarsi ai più tradizionali strumenti per la customer care, ma non è detto che, per tornare all’importanza nel fashion delle soluzioni client-oriented, non possano trasformarsi in dei veri e propri personal stylist. Molte firm hanno sviluppato, infatti, bot per i più comuni servizi di messaggistica istantanea che danno risposte a domande come “Che misura di jeans scelgo?” (è il caso del Virtual Stylist di Levi’s) o “Come compongo il look migliore a partire da un capo?” (nel caso del chatbot di Tom Hilfiger).

AI per il fashion chatbot Levi's

Virtual Stylist è il chatbot di Levi’s che si trasforma in un vero e proprio assistente di shopping personale, consigliando ai clienti che modello e che taglia di jeans acquistare.

Anche dal mondo degli assistenti vocali sembrano arrivare delle opportunità inedite per il mondo della moda: già da qualche tempo, infatti, Amazon ha lanciato in America Echo Look, una versione potenziata e dotata di fotocamera dei dispositivi Echo, che permette di scattare foto e video dei propri outfit in modo da vedersi anche da angolazioni diverse, poterli condividere con gli amici in cerca di approvazione o ricevere consigli personalizzati a partire da informazioni come gli altri capi disponibili nel proprio guardaroba, l’occasione in cui li si dovrà indossare, ecc.

Non si dovrebbe sottovalutare, poi, come l’intelligenza artificiale possa aiutare a ottimizzare anche l’esperienza in store – nei termini, almeno, di una sempre maggiore ominicanalità e integrazione dei touchpoint – e che se l’influencer marketing è ancora una voce d’investimento forte nel fashion, sfruttare l’AI può aiutare, per esempio, a scegliere l’influencer giusto.

In considerazione di tutto questo, non sorprende allora che le previsioni (di IMRG& Hive e riferite al 2019) parlino di un investimento in AI per il fashion che dovrebbe riguardare tre brand del settore su quattro.

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