Giovedì 12 Dicembre 2019
MacroambienteAmazon paga i dipendenti per licenziarsi e avviare startup di consegna pacchi

Amazon paga i dipendenti per licenziarsi e avviare startup di consegna pacchi

Amazon paga i dipendenti per licenziarsi, offrendo 10mila dollari per finanziare l'avvio di startup di consegna pacchi: ecco perché.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Amazon paga i dipendenti per licenziarsi e avviare startup di consegna pacchi

Bezos non smette mai di sorprendere: Amazon paga i dipendenti per licenziarsi e avviare startup di consegna pacchi negli Stati Uniti, in base a quanto si legge nel comunicato stampa pubblicato il 13 maggio 2019 dall’azienda di eCommerce. 10mila dollari sono offerti ai lavoratori per finanziare i costi di apertura di una azienda in questo settore, oltre ad altri benefici forniti da Amazon. Che vantaggi può ottenere il colosso dell’eCommerce da una mossa del genere?

Amazon paga i dipendenti per licenziarsi e avviare startup

Oltre ai 10mila dollari offerti come incentivo per l’avvio di una startup di consegna pacchi, Amazon ha dichiarato, inoltre, che pagherebbe il corrispettivo di tre mesi di stipendio ai dipendenti, negli Stati Uniti, che decidono di licenziarsi per avviare un business proprio.

L’idea sarebbe quella di promuovere la nascita di nuove aziende di consegna: un’offerta del genere potrebbe rappresentare un forte incentivo principalmente per dipendenti che da un lato non sono soddisfati del proprio lavoro presso Amazon e dall’altro vorrebbero avviare una propria attività, ma non possono coprire da soli i costi necessari.

Un «esercito di corrieri»: perché Amazon ha avviato questa iniziativa

Nel giugno 2018 si parlava del tentativo di Amazon di costruire un «esercito di corrieri»: in un articolo del New York Times, infatti, si metteva in risalto lo sforzo fatto dall’azienda nell’aumentare il numero di imprese di consegna di pacchi. Se nel mercato cinese Amazon ha recentemente deciso di arrendersi ai competitor , negli USA e in Europa almeno la storia sembra essere tutt’altra, al punto che l’azienda sembrerebbe essere in difficoltà nel gestire la consegna (in tempi molto brevi) di un enorme volume di pacchi acquistati.

Così, nel giugno 2018 Amazon ha lanciato il programma Delivery Service Partner: i candidati a diventare partner di Amazon attraverso questo programma potevano ricevere 10mila dollari per avviare una loro startup di consegna pacchi. Nonostante non fossero dipendenti dell’azienda, potevano sfruttare i veicoli Amazon per le consegne e usare delle uniformi ad hoc, oltre ad altri benefici. Il programma in questione ha consentito la creazione di oltre 200 nuove piccole aziende che hanno assunto migliaia di corrieri locali per la consegna di pacchi Amazon, secondo i dati rilasciati dal brand . Sembra però che lo sforzo non sia stato sufficiente a raggiungere i risultati desiderati e Bezos ha così deciso di spingersi oltre.

Spingere altre persone a entrare nel settore sembra non bastare e allora Amazon è arrivata a incoraggiare i propri dipendenti, non soddisfati del proprio lavoro presso l’azienda, ad andarsene e avviare un’attività per conto proprio, ma con tutto il supporto del brand in questione. La recente iniziativa, dunque, rappresenterebbe un’espansione del programma di giugno 2018.

I dipendenti, in sostanza, dovrebbero lasciare il proprio lavoro per lanciare una startup di consegna di pacchi, con la sicurezza che «avranno un volume costante di consegne provenienti da Amazon, accesso alla sofisticata tecnologia di consegna dell’azienda, formazione sul campo e sconto su una serie di risorse e servizi, compresi i veicoli Amazon per le consegne (assicurazione compresa) e delle uniformi Amazon». Insomma, un ottimo incentivo da parte del brand di eCommerce che ha deciso di investire in maniera più “aggressiva” che mai sul miglioramento del servizio di consegna, in particolar modo per i clienti Prime.

In pochi anni Amazon ha cambiato le regole del gioco, rendendo la consegna in 48 ore la normalità“. Però, la “customer obsession” su cui si basa la politica di Amazon l’ha portata a doversi impegnare ancora di più nel rispondere sempre con maggiore impegno a clienti sempre più esigenti e nell’evitare che questi smettano di vedere il vantaggio nell’adesione alla modalità Prime: si è arrivati, così, alla consegna in 24 ore. Per i clienti Prime si trattava di una risposta attesa e necessaria, ma è chiaro che l’azienda deve lavorare molto per poter mantenere la promessa e riuscire a consegnare tutti i pacchi nei tempi stabiliti, specialmente negli Stati Uniti. L’Amazon Delivery Service Partner Program sarà esteso anche ai dipendenti in Spagna e nel Regno Unito.

Promuovendo la nascita di startup, Amazon «sta facendo un piccolo investimento sulla rete di distribuzione che renderà il tutto possibile», come ha spiegato la professoressa di Management di catene di distribuzione, presso l’Università di Auburn, Beth Davis-Sramek, al New York Times.

«Vogliamo dipendenti che vogliano lavorare con noi»

Le motivazioni di Amazon, però, sono anche altre: «vogliamo che le persone che lavorano da Amazon vogliano lavorare qui», ha dichiarato un portavoce di Amazon alla CNBC nel 2018. Questa linea di pensiero viene da tempo implementata dall’azienda, ufficialmente da quando nel 2014 Amazon ha scritto una lettera agli stakeholder spiegando, tra le altre cose, il programma “Pay to Quit” che offre, una volta all’anno, l’opportunità ai collaboratori Amazon di andarsene sotto compenso. Nell’oggetto di quest’annuncio si può leggere «per favore, non accettare quest’offerta». Allora perché pagare i dipendenti per andarsene, pregandoli di non farlo? Come spiega il presidente e CEO aziendale, «speriamo che le persone restino. […] L’obiettivo dell’offerta è quello di incoraggiare le persone a riflettere su ciò che vogliono. Nel lungo termine, avere un dipendente in un posto in cui non vuole essere non è sano né per i dipendenti né per l’azienda». Secondo il recente comunicato di Amazon, la nuova iniziativa segue l’impegno dell’azienda di incentivare i propri dipendenti a seguire le proprie aspirazioni professionali. Il fine ultimo, chiaramente, è quello di trattenere soltanto i dipendenti che amino realmente ciò che fanno e che possano quindi farlo con tutto l’impegno e la motivazione di miglioramento continuo che caratterizzano la cultura aziendale.

Jeff Bezos crede nell’importanza di essere «ossessionati dai clienti» e nel fatto che l’azienda non deve concentrarsi mai troppo su se stessa, pur di evitare grossi errori. Egli riconosce però anche che «Amazon un giorno fallirà», come ha profetizzato una volta il multimilionario parlando del tasso medio di vita di una grande azienda come la sua. In base alle parole del CEO il fallimento arriverà, ma considerando tutti gli sforzi (anche improbabili) del colosso per ritardarlo si può affermare con certezza “non oggi”.

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