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MacroambienteAmazon annuncia l’uso di algoritmi per definire gli orari di lavoro, rispondendo alle accuse sulle condizioni dei dipendenti

Amazon annuncia l'uso di algoritmi per definire gli orari di lavoro, rispondendo alle accuse sulle condizioni dei dipendenti

L'annuncio arriva da Jeff Bezos in una lettera indirizzata agli stakeholder: presto Amazon userà degli algoritmi per stabilire gli orari di lavoro dei dipendenti.

Algoritmi per definire gli orari di lavoro: l'idea di Amazon

A inizio aprile 2021, la notizia che i dipendenti Amazon spesso si vedono costretti a fare pipì nelle bottiglie per non perdere tempo per le consegne e la conseguente ammissione di colpa da parte della multinazionale avevano suscitato molto scalpore. A distanza di alcuni giorni, l’attuale CEO dell’azienda, Jeff Bezos, ha indirizzato una lettera agli stakeholder, in cui parla dell’impegno del brand nel migliorare le condizioni di lavoro dei propri dipendenti, annunciando lo sviluppo di una nuova tecnologia che sfrutterebbe gli algoritmi per definire gli orari di lavoro in maniera automatica. Cosa ha portato l’azienda a prendere questa decisione?

Le accuse sulle cattive condizioni di lavoro e la risposta di Amazon

«Non credete veramente alla storia della pipì nelle bottiglie, giusto? Se fosse vero, nessuno accetterebbe di lavorare per noi»: è questo il contenuto di un tweet, pubblicato il 25 marzo 2021 dall’account di Amazon News, in risposta alle accuse rivolte dal senatore democratico americano Mark Pocan, relative alle condizioni di lavoro dei dipendenti.

La richiesta di scuse da parte di Amazon per aver diffuso un’informazione non veritiera è arrivata pochi giorni dopo. Nella risposta ufficiale dell’azienda al senatore, però, il brand ha tenuto a precisare che il problema relativo ai driver e all’impossibilità di trovare dei bagni in cui recarsi durante l’orario lavorativo riguarda non solo Amazon ma tutto il settore, perché questa è una situazione ulteriormente amplificata dalla pandemia a causa delle chiusure degli stabilimenti e anche dei bagni pubblici. A questo proposito, l’azienda ha ammesso di non sapere ancora come risolvere il problema, ma di volere impegnarsi per trovare delle soluzioni.

Anche se è stata una delle più dure, questa non è stata l’unica critica rivolta ad Amazon negli ultimi tempi: infatti, a fine marzo 2021 ha avuto luogo in Italia il primo sciopero da parte dei lavoratori della multinazionale.

Tra le problematiche sollevate da vari dipendenti Amazon, intervistati da la Repubblica, ci sarebbe «la ripetitività delle mansioni»: secondo Giampaolo Meloni, per esempio, «non è possibile tenere una persona due anni nello stesso posto: si danneggiano spina dorsale e articolazioni». Questa sembra essere una problematica comune a diversi lavoratori: Francesca Gemma, per esempio, ha raccontato la propria esperienza, sostenendo che «quando sei addetto al “piccaggio(termine che deriva dall’inglese “picking”, ossia “raccolta o prelievo”, ndr) devi fare lo stesso movimento per otto ore, dentro una specie di gabbia. Non ci sono alternative. Nel giro di qualche giorno arrivano dolori alle braccia, alla schiena, alle ginocchia».

Sfruttare gli algoritmi per definire gli orari di lavoro dei dipendenti

La decisione di Amazon di utilizzare degli algoritmi per definire gli orari di lavoro dei dipendenti si ricollega proprio alle problematiche appena descritte. Così, nella lettera firmata da Jeff Bezos, l’amministratore delegato ha annunciato l’impegno di Amazon nello sviluppo di «nuove pianificazioni automatizzate del personale che utilizzano algoritmi sofisticati per far ruotare i dipendenti nelle mansioni in cui sono coinvolti diversi gruppi muscolo-tendinei»In questo modo, nessun dipendente dovrebbe svolgere per troppo tempo lo stesso compito.

Lo scopo sarebbe quello di «ridurre i movimenti ripetitivi e aiutare a proteggere i dipendenti dai rischi di DMS» (disturbi muscolo-scheletrici)La tecnologia in questione, secondo il CEO, risulterebbe fondamentale per l’avvio di un «programma di rotazione del lavoro» che verrà lanciato nel corso di quest’anno.

La lettera di Bezos agli stakeholder e l’impegno per diventare il «miglior datore di lavoro al mondo»

«Hanno scritto che i nostri dipendenti sono anime disperate, trattati come robot. E non è così» ha dichiarato Jeff Bezos nell’ultima lettera indirizzata agli stakeholder in qualità di amministratore delegato. Tuttavia, Bezos ha ammesso che Amazon dovrebbe impegnarsi di più nell’offrire condizioni migliori ai propri dipendenti.

A breve, Jeff Bezos, noto CEO di Amazon, lascerà questo ruolo per diventare presidente esecutivo. Agli inizi di febbraio, spiegando il perché di questo cambiamento, egli aveva già annunciato la sua volontà di concentrarsi su nuovi prodotti e iniziative. Nella lettera già richiamata, Bezos ha sottolineato questa posizione, dichiarando la propria intenzione, una volta assunto il ruolo di presidente esecutivo, di impegnarsi nella ricerca di soluzioni che possano consentire ad Amazon di diventare «il miglior datore di lavoro del mondo e il posto più sicuro in cui lavorare». Come ha aggiunto: «sono un inventore. È ciò che mi piace di più fare e ciò che faccio meglio».

Non è mancato chi ha visto nell’ultima lettera di Bezos agli stakeholder un documento ricco di lezioni per i leader aziendali (come il giornalista di The New York Times Andrew Ross).

In realtà, come riporta Kim Lyons su The Verge, per un’azienda accusata di trattare i dipendenti come dei robot l’annuncio di una strategia che sfrutta un sistema automatizzato per stabilire gli orari di lavoro potrebbe stonare leggermente.

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