Mercoledi 17 Luglio 2019
MacroambienteAmazon vende latte e, così, continua la sua scalata verso il food&grocery

Amazon vende latte e, così, continua la sua scalata verso il food&grocery

Se Amazon vende latte, ma al momento non in Europa, è grazie all'exploit degli acquisti online anche nel food&grocery: sfide e prospettive.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Amazon vende latte e, così, continua la sua scalata verso il food&grocery

La notizia è che Amazon vende latte – ma anche prodotti caseari senza lattosio o panna da montare – e lo fa attraverso una marca privata, Happy Bell, che in una scheda prodotto è esplicitamente descritta come «un brand di Amazon». A ben guardare, insomma, come sottolinea Quartz, in realtà le notizie dietro l’ultima trovata di Bezos e co. sarebbero due: la corsa di Amazon verso il food&grocery non sembra arrestarsi e, in un futuro (molto) prossimo, potrebbe puntare tutto su i prodotti di private label.

Perché (e dove) Amazon vende latte low fat

Andando con ordine, però, è opportuno precisare che il latte di Amazon è latte senza lattosio, «low fat» (così è riportato sulle etichette), prodotto – insieme ai pochi derivati di cui si è detto – per andare incontro alla domanda di consumatori sempre più salutistici e a nuovi stili alimentari da una marca privata che imbottiglia solo per Amazon.

Il prezzo? È in linea con quello di altri prodotti simili: mezzo gallone (poco meno di due litri) costa circa tre dollari. L’unità di misura, comunque, suggerisce già che, se è vero che Amazon vende latte, la svolta casearia del marketplace non riguarda ancora l’Europa, ma potrebbe farlo a breve. La disponibilità, infatti, è limitata e non solo su base geografica: il latte di Happy Bell è acquistabile al momento solo su Prime Now, il servizio per la spesa della piattaforma con consegna in tempo quasi reale, o in uno dei supermercati senza cassa Amazon Go e con un abbonamento ad Amazon Fresh.

Che cos’è Amazon Fresh, la proposta di Amazon per il food&grocery

Il servizio, ancora pressoché sconosciuto in Europa e poco performante anche nelle regioni in cui è attivo, esisteva già in forma embrionale nel 2007 ed è la branca di Amazon dedicata al grocery appunto. Con una fee annuale di meno di 15 euro permetterebbe di ricevere direttamente a casa alimenti freschi come frutta e verdura, prodotti da banco o uova e latte. In più, con ogni probabilità per venire incontro a gusti e domanda del target a cui si rivolge, Amazon Fresh ha un’ampia selezione di prodotti bio, light o pensati appositamente per regimi alimentari particolari. Prima ancora dell’acquisizione (avvenuta nel 2017) di Whole Food, una catena salutista di supermercati americani, Amazon Fresh parlava insomma del desiderio di Bezos di penetrare nel settore dell’agroalimentare, tanto che qualcuno ipotizzò allora che i punti vendita di Whole Food sarebbero diventati dei centri di distribuzione per la vendita di prodotti freschi da parte di Amazon.

Perché questa ossessione del gigante dell’eCommerce per il food&grocery? Perché, semplificando, chi fa la spesa compra prodotti freschi su base giornaliera: se un negozio online vende latte, yogurt, uova, frutta e verdura e via di questo passo ha quantitativamente più possibilità che i suoi clienti chiudano il carrello ripetutamente.

acquisto online di alimentari TRA sfide e opportunità

Non si può non considerare poi che, sebbene mediamente più informato e consapevole di qualche anno fa, il consumatore di oggi è pigro: se Amazon vende latte, insomma, è perché un cliente Amazon Prime non potrebbe desiderare altro che rifornire il proprio frigo di generi di prima necessità con un click, mentre sta approfittando delle offerte speciali per il Black Friday o acquistando l’ultimo gadget hi-tech. Non stupisce, in questa prospettiva, che il food&grocery sia uno dei settori più in crescita dell’eCommerce anche in Europa: secondo dei dati di Hullo Project, il fatturato dell’eCommerce alimentare sarebbe cresciuto del +34%, superando il miliardo di euro e con la «spesa da supermercato» che ne copre oltre il 30%.

Per questo, confermano gli addetti ai lavori, non è improbabile che il latte di Amazon e altri prodotti freschi confezionati da private label riconducibili al gruppo di Bezos arrivino presto anche in Europa. Per il momento Amazon starebbe provando in Italia altre forme di presidio territoriale: con un programma per startup e piccoli imprenditori si rivolge, infatti, alle realtà che rappresentano il grosso del tessuto aziendale italiano e offre loro una vetrina privilegiata su Prime Now (al momento attivo solo su Milano) e la possibilità che i prodotti siano consegnati agli abbonati entro un’ora dall’ordine.

Se già Amazon vende latte in America e potrebbe farlo presto anche in Europa e se anche altri big dell’eCommerce potrebbero darsi al grocery, comunque, il guadagno è per tutti. A guadagnarci sarebbero anche consumatori e produttori e non solo intermediari e marketplace come si potrebbe pensare. I primi, infatti, anche quando comprano nei negozi e nei supermercati fisici sembrano accordare, sempre più spesso, una certa preferenza ai prodotti senza marca o di private label appunto, che a parità di qualità – e con ogni probabilità sarà questo l’elemento chiave su cui punterà Amazon per completare la propria penetrazione nell’alimentare – garantiscono un risparmio in qualche caso anche consistente. Se si considera infine che, anche quando non intervengano politiche ad hoc, i margini di profitto nel grocery sono molto bassi è facile capire perché per un piccolo produttore sopravvivere sia una sfida (ardua) e la possibilità di ammortizzare i costi decisamente maggiore per i big come Amazon.

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