ComunicazioneAmici virtuali: un social a prova di teenager per trovarne di nuovi

Amici virtuali: un social a prova di teenager per trovarne di nuovi

Arriva Monkey, un social pensato proprio per trovare nuovi amici sul web e creato da due teenager, a prova di teenager.

Amici virtuali: un social a prova di teenager per trovarne di nuovi

C’erano una volta gli amici di penna, oggi ci sono gli amici di Internet. A chi non è mai capitato, infatti, di conoscere qualcuno tramite social, chat, blog e simili e stabilire con lui un rapporto così costante e sincero da considerarlo al pari – e qualche volta persino più importante – delle amicizie reali? E se una volta ci si affidava a lettere, tempi postali e, solo più tardi, email per tenersi in contatto con i propri amici virtuali, ora c’è un’app che permette di farlo. Si chiama Monkey, è disponibile da qualche mese per gli utenti iOS e, invece di mettere in contatto con familiari, compagni di scuola, amici anche di vecchia data, promette di far conoscere agli utenti persone nuove.

monkey app social teenager

L’icona e il logo di Monkey.

C’è chi ha già paragonato l’app alle vecchie chat roulette: una volta iscritti, infatti, si condividono poche informazioni come l’età, il sesso, la città di provenienza e si è subito messi in contatto con un altro utente con cui si può chattare per un massimo di dieci secondi. Se non si crea il feeling necessario, passati i secondi iniziali si è subito abbinati a qualche altro utente random. Se le cose vanno bene e se i due mostrano interesse reciproco, invece, si può allungare la sessione e trasferirsi su Snapchat. È solo una soluzione momentanea, però: i due ideatori dell’app stanno già pensando a un servizio di messaggistica interno e ad altre migliorie che permetteranno, per esempio, di essere associati non con utenti casuali ma a seconda di interessi condivisi e affinità.

L’app conta già oltre 200mila iscritti ed è tra le 25 applicazioni più scaricate dell’App Store. A sorprendere, ma solo in parte, è l’età media degli utenti: 17 anni. Non è difficile immaginare, del resto, che nel pieno dell’adolescenza tutti sentano il bisogno di uno spazio di fuga dove poter essere se stessi o dove dare di sé l’immagine che più piace. Senza contare che ci sono cose che non si raccontano a un amico vero perché si ha paura che non sappia mantenere il segreto o perché coinvolgono altri amici e compagni che potrebbero restarne feriti. Un amico virtuale è quello che serve in questi casi. Sul web, poi, è più facile incontrare e tenersi in contatto con persone che condividono esattamente le proprie passioni. Le stesse menti dell’app, Ben Pasternak e Isaiah Turner, del resto erano all’origine semplici amici di Internet, poiché si erano conosciuti all’interno di una comunità hacker.

Proprio la storia di Pasternak e Turner, tra l’altro, dice qualcosa di più sul successo di Monkey e, più in generale, su uno dei driver che sembra emergere con sempre più chiarezza nel mondo dei social. Non servono ancora piattaforme generaliste, per questo c’è già Facebook che, anzi, prova a sviluppare nuove funzioni sempre più tematiche, da quella per conoscere persone nuove a quella per gli eventi. Servono servizi pensati ad hoc per un target ben definito, quello degli anziani per esempio o quello dei teenager nel caso in questione. Per questo il punto di partenza non può che essere conoscerne al meglio le esigenze.

Non stupisce, insomma, se una buona fetta del successo del social della scimmietta sia legata alla storia personale dei due ideatori (Pasternak non è nuovo a questo tipo di cose: già qualche anno fa aveva lanciato un gioco per smartphone, Impossible Rush, scaricato milioni di volte e ha poi creato Flogg, la prima app per l’eCommerce completamente dedicata ai ragazzi, ndr). «Il problema è che tutte le app che ci sono già sono state costruite dagli adulti – hanno raccontato i due a Mashable – ed è come quando stai costruendo una casa: se chiedi a un adulto di metterci dentro qualcosa di divertente ti metterà vasche idromassaggio ovunque, se lo chiedi a un ragazzo penserà a scivoli e moto d’acqua». Per questo, insomma, da utenti prima che da sviluppatori controlleranno che sulla loro app non ci siano, per esempio, utenti troppo grandi (già ora all’iscrizione è richiesta l’età, ndr) o contenuti volgari e espliciti: perché resti un posto da teenager e per teenager.

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Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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