MacroambienteApp di gaming e rischi sociali: dall’isolamento ai rapporti fugaci

App di gaming e rischi sociali: dall'isolamento ai rapporti fugaci

Il rapporto tra app di gaming e rischi sociali che derivano dal loro utilizzo ha destato dubbi nell'ambiente virtuale: il caso Pokémon GO

App di gaming e rischi sociali: dall'isolamento ai rapporti fugaci

Pokémon GO, l’app che ha conquistato il mondo per la freschezza e le novità portate, si fonda su vari punti di forza che spingono sempre più utenti a scaricarla. Indubbiamente l’aspetto che incuriosisce maggiormente di questo gioco è la creazione di un mondo verosimile in cui realtà e virtuale si fondono, dando origine alla cosiddetta realtà aumentata, utile per creare un’esperienza di gioco innovativa e al contempo entusiasmante. Sono molti i dubbi che spingono a riflettere sul rapporto, tra app di gaming e rischi sociali che ne scaturiscono.

Nonostante diverse critiche, comunque, l’applicazione ha riscosso parecchio successo, soprattutto in alcuni settori disciplinari tra cui il marketing e, più in generale, la comunicazione, grazie ad alcune rinomate aziende che hanno sfruttato la grande risonanza di questo game per attrarre potenziali clienti. Mercedes-Benz, ad esempio, cavalcando l’onda, ha pensato di attivare ‘moduli esca’ nei Pokéstop, con il fine di richiamare l’attenzione dei consumatori negli showroom e intessere, così, delle occasioni di vendita. Il CEO di Niantic, Johan Hanke, in una recente intervista al Financial Times, parlando del game, ha sostenuto che “c’è un secondo componente del nostro modello di business a Niantic che è il tema delle posizioni sponsorizzate“, perfettamente in linea con quanto anticipato concretamente da Mercedes-Benz.

A parte, quindi, i risvolti positivi che l’app potrebbe avere, non mancano commenti negativi sulla stretta connessione tra app di gaming e rischi sociali, a partire dalle ipotesi di ripercussioni non del tutto positive nella sfera interpersonale. In molti ritengono che uno dei punti di forza del gioco sia stimolare la ricerca del confronto sociale, antidoto ai diffusi disturbi psichici del contemporaneo, e cioè ansia e depressione, che trovano nell’incapacità di intessere relazioni sociali il sintomo più evidente. È evidente agli occhi di un giocatore come un game del genere inviti ad uscire dalla staticità dell’ambiente in cui si è soliti vivere, cercando il contatto e il confronto con altri utenti, motivando in questo modo le persone a coltivare i legami nati. La realtà, però, è diversa.

App di gaming e rischi sociali

  • Per creare e mantenere delle concrete relazioni sociali con gli altri è indispensabile un senso di condivisione molto forte di ideali e valori che, però, richiede periodi medio-lunghi di conoscenza e di continuità nel rapporto per consolidarsi. Le relazioni che il gioco in realtà aumentata induce a intessere risultano invece molto più blande e fragili, perché fondate su un senso di condivisione meramente relegato e circoscritto al gioco.
  • La socializzazione, poi, va anche al di là del singolo individuo: il suo fine ultimo, infatti, è quello di rendere gli attori della relazione capaci di adattarsi e adeguarsi alle norme e al contesto circostante, grazie a confronti costruttivi e concreti da attuarsi durante l’intero rapporto. Alla luce di ciò, è verosimile ritenere che le relazioni create sulla base di quest’app non possano apportare alcun beneficio in termini di adattamento alla realtà circostante. Un esperimento condotto dalla TSW ha dimostrato che quando si è intenti a giocare a Pokémon GO ci si chiude così tanto a riccio – estraniandosi completamente in un tunnel cognitivo – da non prestare attenzione e nemmeno notare il contesto circostante con i suoi “distrattori appariscenti” anche solo per scampare ai pericoli che esso ci riserva.
  • Un altro aspetto da considerare in merito alle interazioni sociali è quello che scaturisce da un uso eccessivo sia dell’app in sé, che delle piattaforme virtuali – create proprio per stimolare il confronto e la condivisione delle esperienze dei partecipanti – ovvero l’isolamento a cui si va incontro. Difatti l’uso prolungato dell’app, nonché la ricerca eccessiva del confronto altrui, non fa altro che immergere il partecipante in una condizione di isolamento rispetto alla realtà nella quale vive, in favore di una full immersion nel mondo virtuale. Ciò compromette la concretezza e l’adattamento della persona alla sua quotidianità al punto da generare un danno al suo esame di realtà, incrementando l’incapacità di reagire adeguatamente al contesto. Tale incapacità è alla base di alcuni disturbi psichici seri come ansia e depressione che, quindi, a discapito di quanto comunemente si crede, non si attutirebbero col gioco.
  • Un ulteriore aspetto da considerare, poi, riguarda ciò che accade a livello cerebrale durante il gioco. Infatti, quando si gioca nel cervello vengono rilasciate sostanze responsabili del buonumore e del piacere, ovvero la dopamina, la serotonina e le endorfine che, a lungo andare, inducono uno stato di dipendenza: più si trae piacere dal gioco, più si è motivati a proseguirlo, prolungando all’infinito la sensazione di benessere.

Nonostante dunque l’innovazione che Pokémon GO consente in termini di strategie comunicative e di marketing, gli effetti negativi che l’app determina nella sfera relazionale umana non sono affatto da sottovalutare.

Per approfondimenti su: "Pokémon GO e il marketing"
Pokémon Go: un successo di… Marketing!

Giuliana Maria Volpe
A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing
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