Mercoledì 27 Maggio 2020
MacroambienteApp Immuni: ecco il sistema scelto per il tracciamento dei contagi del coronavirus in Italia

App Immuni: ecco il sistema scelto per il tracciamento dei contagi del coronavirus in Italia

L'app Immuni servirà a combattere la diffusione del COVID-19: si basa sulla tecnologia Bluetooth e potrà essere installata su base volontaria.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
App Immuni: ecco il sistema scelto per il tracciamento dei contagi del coronavirus in Italia

L’app Immuni è il sistema scelto per il tracciamento dei contagi da COVID-19 nel nostro Paese. Anche se però in Italia è già iniziata la riapertura, l’applicazione dovrebbe arrivare solo alla fine di maggio. Nel frattempo, sono stati anticipati più dettagli sul funzionamento e sul design di questo sistema che potrebbe rivelarsi utile per il contenimento del nuovo coronavirus.

TRACCIARE I CONTAGI CON L’APP IMMUNI: a cosa servirà?

«Immuni si prende cura di te»: è la promessa fatta agli utenti appena istallata l’applicazione. «Se sei entrato in contatto con un utente in seguito risultato positivo al virus, Immuni ti notifica e ti fornisce indicazioni per proteggere la tua salute e quella dei tuoi cari»si può leggere in una delle schermate pubblicate su GitHub, servizio di hosting per progetti software, dove sono state recentemente condivise più informazioni relative alla grafica e al funzionamento di quest’app.

Fonte: GitHub

Progettata da Bending Spoons insieme ad altri enti come il centro medico Santagostino di Luca Foresti, Immuni è stata l’applicazione scelta dal Governo italiano per tracciare il contagio da coronavirus. Essa avrà un ruolo importante nella gestione della fase successiva di quest’emergenza, ossia quella di riapertura, come ha spiegato il commissario Domenico Arcuri che ha già firmato il contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing con la società sopra menzionata, come si può leggere nell’Ordinanza n.10/2020 pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

L’app Immuni è stata selezionata dal Ministero dell’Innovazione, tra le 319 proposte arrivate, e sfrutta la tecnologia Bluetooth, che consente a due dispositivi, come i cellulari, di comunicare tra di loro a brevi distanze: da qui l’uso del termine “software di contact tracing” o di tracciatura dei contatti, indicata nel suddetto documento come «una delle azioni di sanità pubblica utilizzate per la prevenzione e il contenimento della diffusione di molte malattie infettive» e ritenuta «un elemento importante all’interno di una strategia sostenibile post-emergenza e di ritorno alla normalità».

Grazie a una simile app sarà dunque possibile rilevare se due persone sono state troppo vicine (e quindi a rischio contagio). Questo tipo di rilevamento consentirebbe di risalire più facilmente alle catene di contagio, contribuendo ad interromperle più velocemente oltre a promuovere il mantenimento della distanza sociale tra gli utenti.

COME FUNZIONA l’applicazione Immuni?

Nello specifico, come si potrà utilizzare quest’app? Il primo passo sarebbe inserire la regione e la provincia di residenza, che sembrano essere gli unici dati personali richiesti per procedere e necessari per rilevare e monitorare eventuali focolai di contagio.

Ogni giorno per ogni smartphone viene generato un codice temporaneo che serve a identificare esclusivamente quel singolo dispositivo. La tecnologia bluetooth si occuperà di effettuare l’analisi dei dintorni e di rilevare l’eventuale avvicinamento ad altri cellulari (e dunque potenziali contatti con altri utenti) che usano l’app, ognuno con un codice identificativo diverso, che cambia ogni giorno.

L’applicazione registra i codici di tutti i dispositivi con cui un utente entra in contatto, monitorando anche la distanza fisica e la durata dell’avvicinamento tra le persone e se un individuo scopre di essere positivo al virus riceve un codice diverso. Questo codice di “positività” va inserito nell’applicazione, in modo tale da consentire al sistema di inviare una notifica a tutti gli utenti (che possiedono l’app) con cui il soggetto è entrato in contatto.

Fonte: GitHub

Per quanto riguarda la procedura che consente la “dichiarazione di positività” da parte dell’utente, l’inserimento del codice in questione può essere effettuato esclusivamente mediante la supervisione di un «operatore sanitario autorizzato», come si legge nelle schermate pubblicate.

Fonte: GitHub.

Del resto, l’aggiornamento per i sistemi operativi su cui basano le app di contact tracing (ossia iOS e Android) sarà a breve disponibile e quindi finalmente i paesi potranno lanciare le proprie applicazioni, come hanno dichiarato Apple e Google in una conference call in cui è stato ufficialmente annunciato il rilascio del sistema di tracciamento di contatti.

Installazione volontaria e tutela della privacy

La tecnologia in questione sembra inoltre la più adatta a tutelare la privacy degli utenti, poiché il Bluetooth andrebbe solo a rilevare l’eventuale avvicinamento tra due cellulari (ad una distanza di circa 1 metro). Ovviamente un tale sistema risulterebbe efficiente in ottica di contenimento e prevenzione dei contagi soltanto nel caso in cui ci sia un’adesione volontaria massiccia da parte della popolazione.

Il Consiglio dei ministri tenutosi il 29 aprile ha infatti confermato che non ci sarà alcun tipo di conseguenza per i cittadini che sceglieranno di non istallare l’app; inoltre, sono state stabilite linee guida più specifiche sul funzionamento e l’utilità di questa piattaforma in Italia. Così, è stato stabilito che, prima di attivare l’app, gli utenti riceveranno delle informazioni chiare e trasparenti in modo tale da accertarsi che essi siano a conoscenza delle finalità delle operazioni di trattamento dei dati, ma anche sui tempi di conservazione degli stessi.

A questo proposito, Apple e Google hanno fornito ai governi delle dritte per il funzionamento di applicazioni per il tracciamento dei contagi, pubblicando una prima versione di ciò che dovrebbe comparire sulle schermo degli utenti qualora decidano di installarle.

Fonte: Google

Secondo le informazioni rilasciate dalle due multinazionali, una volta installata una delle app nazionali sullo smartphone, il sistema operativo chiederà all’utente se intende o meno attivare la funzionalità “COVID-19 Exposure notificationla quale consente allo smartphone di scambiare con gli altri smartphone, via Bluetooth, i dati strettamente necessari al contact tracing.

Inoltre, nel caso in cui un utente sia a conoscenza di essere stato contagiato, l’applicazione chiederà il permesso di condividere, in maniera anonima, quest’informazione con gli utenti con cui si ha avuto un contatto prolungato nei 14 giorni precedenti. Le autorità sanitarie di ogni paese potranno richiedere agli utenti di confermare il proprio contagio inserendo nell’app un codice associato al test positivo al virus effettuato, in modo tale da accertare il contagio e di condividerlo con gli altri utenti, potenzialmente infetti.

A questo modello, proposto da Google e da Apple, si atterrà anche l’applicazione scelta dal governo italiano che, per impostazione predefinita, raccoglierà soltanto i dati personali esclusivamente necessari ai fini sopra indicati. Non vengono dunque raccolti dati come nome, cognome, indirizzo, email, cellulare, né dati relativi alla geolocalizzazione degli utenti.

Secondo le indicazioni definite durante il Consiglio dei ministri tenutosi il 29 aprile, tutti i dati raccolti da Immuni resteranno sul dispositivo a meno che non si risulti contagiati: in questo caso, la lista dei codici dei relativi contatti verrà invece comunicata alle autorità sanitarie. A queste ultime infatti toccherà il trattamento dei dati, che circoleranno e che verranno archiviati esclusivamente all’interno di server gestiti da enti pubblici in Italia. Tutti questi dati verranno poi cancellati alla fine della pandemia ed entro il 31 dicembre 2020.

Le linee guida dell’Unione Europe sulle app di tracciamento dei contagi

Con l’uso del Bluetooth e l’assenza di un meccanismo di geolocalizzazione, l’app Immuni soddisfa due importanti criteri definiti dall’Unione Europea relativamente alle caratteristiche che devono avere i sistemi per il tracciamento dei contagi da COVID-19. Queste linee guida mirano in particolare a tutelare la privacy degli utenti, definendo inoltre che l’installazione delle app deve essere effettuata dai cittadini in maniera volontaria, rispettando inoltre l’anonimato: l’obiettivo di app di questo tipo non deve essere quello di «seguire i movimenti delle persone o di far rispettare le regole» perché questo «creerebbe grossi problemi di sicurezza e di privacy», come si può leggere sulla lettera emanata dalla Commissione Europea al riguardo.

L’Unione Europea sottolinea inoltre il bisogno di garantire l’interoperabilità delle app tra Paesi ricordando come sia importante che questi sistemi siano in grado di proteggere i cittadini anche quando essi si spostano all’estero.

In cina un qr code indica lo stato di salute degli utenti (e dove possono o meno entrare)

Ben lontano dal focus di queste direttive europee è invece il sistema già in utilizzo in Cina, dove, in alcune città, i cittadini si vedono costretti a scaricare un’app per poter accedere agli spazi pubblici e a molti servizi.

app cina qr code e app immuni

Fonte: CNN

Si chiama Alipay Health Code e su quest’app cinese gli utenti devono inserire i propri dati anagrafici e lo storico medico, se presentano dei sintomi da coronavirus e se sono stati in contatto con una persona infettata: una volta confermate queste informazioni dalle autorità, viene assegnato un qr code verde, giallo o rosso a seconda dello stato di salute.

Sarà il colore a stabilire se essi possono entrare nella metro, in un ristorante o andare a lavoro: se è verde sono liberi di proseguire, se è giallo o rosso non possono entrare. Anche se l’uso dell’app non è ancora obbligatorio, stando a quanto riportato dal New York Times, in città come Hangzhou è diventato praticamente impossibile spostarsi senza far vedere il proprio QR Code. Appesi in giro per la città ci sono delle locandine che ricordano a tutti le regole da seguire. Inoltre, a chiunque sia stato attribuito il codice giallo può essere richiesto per esempio di restare a casa per sette giorni, mentre in caso di codice rosso può essere chiesto di non farlo per due settimane.

Secondo l’analisi del New York Times, il sistema in questione non si limita a rilevare se qualcuno rappresenta un rischio in termini di diffusione del virus. Sembra che l’applicazione in questione condivida i dati degli utenti con la polizia, portandoci a riflettere sulla nascita di nuove modalità di controllo sociale che potrebbero restare attive anche dopo la fine della pandemia.

Ecco il tipo di rischio che l’Unione Europea vuole cercare di evitare per quanto concerne il rispetto della privacy dei cittadini. Come si può leggere nel comunicato sopracitato, un’attenzione crescente deve essere posta su questo tema «allo scopo di minimizzare intromissioni nella vita privata, permettendo contemporaneamente il trattamento dei dati con lo scopo di preservare la salute pubblica».

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