App di messaggistica: Telegram o WhatsApp?

L'applicazione Telegram sta erodendo il monopolio di WhatsApp. Zuckerberg, però, ha adottato delle contromisure.

App di messaggistica: Telegram o WhatsApp?

Un origami di carta che sfreccia nel cielo come sinonimo di libertà: è questa l’icona dell’app di messaggistica che sta erodendo a poco a poco il monopolio avuto da WhatsApp in questi anni. Si tratta di Telegram, l’app creata dai fratelli Durov nell’agosto 2013.

Mentre il fenomeno WhatsApp iniziava a diffondersi su quasi 35 milioni di smartphone in tutto il mondo, i fratelli russi Pavel e Nikolai Durov, dopo le pressioni politiche ricevute per Vkontact (il social network più utilizzato in Russia), decisero di sviluppare Telegram, un programma di scambio messaggistica aperto al pubblico e  sicuro.

La “Mission” dei fratelli Durov era semplice: garantire all’utente il pieno possesso dei propri dati, tenuti riservati grazie ad un protocollo (MTProto) di criptazione. Nessun scopo di lucro, nessuna pubblicità: più che un azienda creata per fare business, Telegram si è sempre posto come un progettoumanitario”, volto a garantire la libertà di espressione e informazione a tutti coloro che utilizzassero l’applicazione. I grandi finanziamenti effettuati da Pavel permisero al team di sviluppo di lanciare l’app che in poco tempo sarebbe diventata la principale concorrente del gigante verde. Quali erano i suoi punti di forza? La possibilità di condividere file di grandi dimensioni (fino ad 1,5 gb), la gestione multi-dispositivo, la sicurezza e la rapidità delle conversazioni in cloud. Nonostante però tutte le innovazioni proposte dall’app, WhatsApp dominava ancora il mercato in maniera incontrastata. Due sono stati i momenti che hanno permesso all’app di Durov di salire alla ribalta:

  1. L’acquisto di Facebook: il 19 Febbraio 2014, Facebook decise di acquistare WhatsApp per la cifra record di 19 miliardi di dollari. La crescita esponenziale di Zuckerberg – che l’anno prima aveva comprato anche Instagram – e la scarsa attenzione ai dati sensibili e alla privacy, spinse molti utenti a cercare un’app di messaggistica più sicura ed affidabile.
  2. Il “Down” di WhatsApp: il 22 Febbraio 2014 WhatsApp ha subito un malfunzionamento. Per quasi 3 ore, tutti gli utenti hanno avuto problemi con l’app, riuscendo a connettersi all’applicazione ma senza riuscire ad inviare messaggi. E’ proprio durante questo malfunzionamento che molti utenti hanno iniziato ad utilizzare Telegram.

Nonostante la crescita di Telegram, con 60 milioni di utenti registrati e 350.000 nuovi ogni giorno, i numeri di Whatsapp erano comunque ancora molto elevati. La piena affermazione come app rivale di Zuckerberg, però, si è avuta nel 2015, quando il team di Durov ha iniziato a rilasciare continui aggiornamenti che hanno migliorato l’esperienza di messaggistica. Dall’update 2.6. in poi sono state introdotte varie funzionalità volte a migliorare l’esperienza d’uso: oltre agli stickers, alle gif o alla possibilità di menzionare e rispondere ad un utente, la vera rivoluzione di Telegram sono stati i bot, ovvero chat automatiche create per rispondere e/o risolvere un’esigenza dell’utente (es. comunicare in tempo reale il ritardo di un treno, monitorare un pacco postale, essere aggiornati sulle notizie di cronaca ecc.). Telegram, con i bot ed i canali, ha iniziato a diffondersi in maniera capillare, arrivando nel gennaio 2016 a 100 milioni di utenti, con 1,5 miliardi di messaggi mandati al giorno.

Numeri impressionanti eppure minimi se confrontati con le statistiche d’uso di WhatsApp: tuttavia Zuckerberg ha iniziato a temere Telegram come diretto concorrente, timore evidenziato da alcuni aspetti in particolare:

  1. WhatsApp gratuito: dopo aver avuto per anni una politica di pagamento del servizio, con una tariffa annuale (0,89 cent), il 19 gennaio 2016 il servizio è diventato gratuito a vita. Obiettivo? Riuscire ad attirare ancora di più l’utenza rispetto alla concorrenza.
  2. Continui aggiornamenti: dopo lo sviluppo di bot e canali da parte del team di Telegram, WhatsApp ha ricevuto in pochi mesi tantissimi aggiornamenti: dalla condivisione dei documenti, ai reply nei gruppi per arrivare alla crittografia end-to-end (che rende più sicure le chat).
  3. Blocco Social”: Instagram, di proprietà di Facebook, non permette più di mettere nel campo “website” del proprio profilo il link a Snapchat e Telegram. Allo stesso modo anche WhatsApp su Android non permette più di linkare l’url di Telegram.

A firma di: Angelo Gargiulo Contributor
© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Corsi Formazione

Tutti i corsi
Le vostre Opinioni
ComunicazioneApp di messaggistica: Telegram o WhatsApp?