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Macroambiente#AppleToo: così i dipendenti denunciano abusi, molestie e discriminazione all’interno di Apple

#AppleToo: così i dipendenti denunciano abusi, molestie e discriminazione all'interno di Apple

Un gruppo di dipendenti ed ex dipendenti Apple ha deciso di rendere noti presunti casi di abusi, molestie, discriminazione all'interno dell'azienda tech. Con il nome AppleToo il gruppo vuole richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su una serie di problematiche che si registrerebbero anche nell'azienda di Cupertino.

I dipendenti di Apple denunciano molestie e abusi all'interno dell'azienda creando il movimento AppleToo

Un gruppo di circa quindici ex dipendenti e attuali dipendenti di Apple, che hanno scelto per loro il nome (e l’ hashtag ) AppleToo, come riporta The Verge sarebbe coinvolto nell’organizzazione di un’iniziativa pensata per richiamare l’attenzione su presunti abusi e discriminazioni subiti all’interno dell’azienda,  [1]. Negli ultimi giorni sono stati tanti gli utenti che hanno fornito il proprio feedback, raccontando di aver vissuto esperienze simili all’interno dell’azienda tech.

Nasce AppleToo per denunciare le molestie e gli abusi subiti dai dipendenti Apple

«Discriminazione, abuso e ritorsione ci sono anche in Apple»: è quanto si legge in un tweet pubblicato dall’account Twitter Apple Workers #AppleToo, in cui è possibile trovare la testimonianza di molti dipendenti ed ex dipendenti Apple che raccontano di essere stati vittime di diverse forme di abuso o discriminazione sul posto di lavoro. Proprio per questa ragione, insieme all’account Twitter il 23 agosto è stato lanciato il sito AppleToo, in cui il gruppo di dipendenti invita altri dipendenti a raccontare la propria esperienza e in cui vengono raccolte le loro storie.

Il gruppo in questione avrebbe condotto un sondaggio informale all’interno dell’azienda, individuando e identificando varie problematiche internamente all’azienda. I risultati hanno messo in evidenza un gender pay gap del 6% per posizioni analoghe, con gli uomini che quindi guadagnerebbero più delle donne. Al sondaggio in questione avrebbero risposto, però, meno di 2mila persone, mentre l’azienda di Cupertino contava nel 2020 circa 147mila dipendenti a livello globale[2].

Dinanzi alla richiesta di The Verge di commentare quanto emerso, la portavoce di Apple Rachel Tulley ha dichiarato:

Apple si impegna costantemente e da tempo per stipendi equi. A livello globale, i dipendenti di tutti i generi guadagnano lo stesso quando svolgono lavori simili, con esperienza e prestazioni comparabili. Negli Stati Uniti lo stesso vale per i dipendenti di tutte le razze ed etnie.

Anche se Cher Scarlett, una delle dipendenti coinvolte nell’organizzazione del movimento AppleToo, ha ammesso che i risultati del sondaggio informale non sono comunque ancora abbastanza, questi rappresenterebbero un primo tentativo di ottenere più risposte riguardo a un problema che, secondo molti dipendenti, non è stato ancora risolto in maniera efficace da Apple. Secondo Cher Scarlett, lo stesso sondaggio metterebbe anche in evidenza la presenza di un numero molto inferiore di donne, di persone non binarie e di persone non bianche in posizioni aziendali più alte o in ruoli meglio retribuiti.

Dal Mee Too all’AppleToo: l’iniziativa prende forma

«Stiamo chiedendo ai dipendenti di Apple che vogliano vedere un vero cambiamento nell’azienda di condividere le proprie storie. Quando le nostre storie vengono raccolte e presentate insieme possono aiutare a esporre delle dinamiche persistenti di razzismo, sessismo, ingiustizia, discriminazione, intimidazione, repressione, coazione, abuso», si legge sul sito AppleToo, nome che, com’è facile intuire, prende spunto dal movimento #MeeToo, nato contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne.

Sull’account Twitter sono state condivise, inoltre, presunte segnalazioni arrivate da dipendenti di Apple che menzionano situazioni di discriminazione razziale. «In quanto donna nera, non mi sono mai sentita così marginalizzata e ignorata come da quando lavoro da Apple», si legge in uno di questi tweet.

Anche la senior engineering program manager Ashley Gjøvik ha recentemente raccontato pubblicamente di essere stata vittima di sessismo, di molestie sessuali e di aver lavorato in un contesto di lavoro ostile all’interno di Apple[3].

In seguito alla sua testimonianza ha inoltre dichiarato su Twitter di essere stata contattata da un grande numero di dipendenti (ed ex dipendenti) intenzionato a condividere la propria storia.

L’iniziativa ha ricevuto il supporto di personalità come Timnit Gebru, nota per il suo impegno nell’utilizzo etico dell’intelligenza artificiale. La ricercatrice aveva lavorato per Apple prima di unirsi a Google nel 2018, dove è stata licenziata nel 2020 dopo aver denunciato i pregiudizi, associati agli algoritmi del motore ricerca, nei confronti di afroamericani, donne e minoranze.

Timnit Gebru ha deciso di parlare delle proprie esperienze di discriminazione e di razzismo subite all’interno dell’azienda, ma non aveva mai parlato della sua precedente esperienza in Apple.

Il 25 agosto ha ritwittato un commento di Apple Workers #AppleToo, attraverso cui si comprende che il problema in questione è molto più diffuso di quanto si possa immaginare all’interno delle aziende: «tutti loro [in riferimento a aziende tech come Google e Apple] seguono lo stesso schema», ha scritto.

A The Verge la ricercatrice ha raccontato di aver vissuto situazioni «vergognose» quando lavorava presso Apple, chiedendosi come mai l’azienda riuscisse sempre a portare avanti certe dinamiche interne senza farsi notare: «sono felice che i lavoratori di Apple si siano organizzati», ha aggiunto.

Inoltre, gli amministratori dell’account Apple Workers #AppleToo hanno spiegato che molti ex dipendenti e attuali dipendenti hanno provato a segnalare simili problemi al reparto di management e ai dipartimenti dedicati al personale, ma venendo completamente ignorati: «Questi problemi sono sistematici e diffusi. Apple ha bisogno di ascoltare», si legge in un tweet.

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