Assenteismo nel settore privato: quando le assenze sono spia di cattive condizioni di lavoro

Uno studio fornisce dati sull'assenteismo nel settore privato e fa luce sulle cause che portano manager e dipendenti ad assentarsi dal lavoro

Assenteismo nel settore privato: quando le assenze sono spia di cattive condizioni di lavoro

Le assenze sul lavoro possono essere una spia importante della salute di un’azienda e delle persone che lavorano al suo interno: per questo prima di trovare misure contro l’assenteismo nel settore privato, servirebbe riuscire a comprendere meglio il fenomeno almeno nei suoi aspetti macroscopici. È quello che prova a fare la nona edizione del Barometro sull’Assenteismo, il Coinvolgimento e la Motivazione dei dipendenti di Ayming. A dipendenti e top manager di otto paesi europei – Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna – è stato chiesto il numero di assenze medie effettuate in un anno e le motivazioni, oltre che valutazioni più generali sul senso di soddisfazione e di coinvolgimento che derivano loro dalla vita professionale. L’ipotesi di base, infatti, è che le cause più profonde dell’assenteismo siano da cercare in un ambiente lavorativo poco soddisfacente e stimolante o in un welfare aziendale non tarato sulle vere esigenze dei lavoratori.

Assenteismo nel settore privato: è una questione di cultura?

Il primo dato sorprendente nello studio di Ayming ha a che vedere, comunque, con le profonde differenze culturali e geografiche sottese anche al fenomeno dell’assenteismo nel settore privato. A livello europeo, infatti, il 66% dei manager dichiara di non aver mai fatto un’assenza da lavoro durante l’intero anno. Tra i diversi Paesi presi in considerazione, però,  le percentuali risultano molto diverse: solo il 48% dei lavoratori italiani con posizioni manageriali nel privato sarebbe risultato, infatti, presente ogni giorno, contro l’80% degli inglesi e il 61% dei belgi, i secondi più assenteisti. Certo, il dato in sé rischia di risultare fuorviante: c’è, innanzitutto, un problema definitorio e di regolamenti e pratiche lavorative diversi di paese in paese; né va dimenticato che gli italiani sembrerebbero tra gli europei i meno propensi a considerare attività come la partecipazione a corsi o eventi di settore, specie se in luoghi diversi dalla sede di lavoro, al pari di una giornata  lavorativa.

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Fonte: Ayming

Perché i manager (e non solo) si assentano da lavoro?

La domanda che sorge spontanea, allora, è: perché i manager europei si assentano dal lavoro? Lo studio in questione ha il pregio di avvalersi del contributo dei direttori delle risorse umane delle stesse aziende coinvolte. La maggior parte di questi ritiene, così, che l’assenteismo nel settore privato sia da attribuire principalmente a cause personali (nel 24% dei casi), eccessivo carico di lavoro (14%) o mancato riconoscimento del proprio operato (13%). Un dato in particolare sembra interessante: le figure manageriali tendono ad assentarsi per motivi personali più di quanto non facciano gli altri dipendenti. Motivazioni familiari o gravi motivazioni personali sono infatti le ragioni del 74% delle assenze dei manager, contro il 45% di quelle della restante popolazione aziendale. C’è una questione di percezione di sé e del proprio lavoro che non può essere ignorata in questo senso: manager e top manager, dal momento che ricoprono una posizione di forte responsabilità all’interno dell’azienda, tendono a pensare che siano difficilmente sostituibili e per questo si assentano solo per motivi urgenti e personali appunto. Non che il presenteismo, cioè la presenza a tutti i costi a lavoro anche quando si abbiano problemi di salute, per esempio, sia sempre desiderabile: sostengono gli esperti, infatti, che possa avere effetti deleteri sulla produttività lavorativa sia del diretto interessato che dei colleghi.

Se l’assenteismo parla della qualità di vita negli ambienti lavorativi

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Fonte: Ayming

Basta già questo, comunque, per capire come anche il fenomeno dell’assenteismo nel settore privato sia intimamente legato a una sfera più profonda che ha a che vedere con il benessere e la soddisfazione complessiva del lavoratore e della persona. Vale la pena sottolineare in questo senso che almeno l’86% dei manager europei si dichiarerebbe felice sul lavoro, contro una percentuale che scende al 74% per gli altri dipendenti. C’entra il fatto che, in genere, i manager hanno una visione più «globale e interiorizzata della mission organizzativa e si sentono attori importanti all’interno delle dinamiche e dei risultati aziendali, posizione che accresce il desiderio di partecipazione», scrivono da Ayming. E lo dimostrano, per esempio, facendo attività di employer branding verso l’esterno, cioè consigliando la propria organizzazione ad amici e conoscenti, cosa che invece fa solo il 79% dei collaboratori. Dalle possibili soluzioni da intraprendere per innovare in azienda, all’opportunità di sfruttare le figure manageriali come veicolo per un maggiore coinvolgimento anche degli altri dipendenti, ai programmi ben strutturati di welfare aziendale, comunque, sono tante le azioni che le aziende possono intraprendere per migliorare l’ambiente di lavoro. E chissà che queste non siano anche un buon antidoto contro l’assenteismo.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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