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Giovedi 13 Dicembre 2018
MarketingAssistenti digitali: come cambia il modo di fare advertising?

Assistenti digitali: come cambia il modo di fare advertising?

Il mercato degli assistenti digitali continua a crescere e numerosi brand se ne sono accorti. Come sta cambiando il modo di fare advertising?


Giuseppe Petrellese
A cura di: Giuseppe Petrellese Autore Inside Marketing
Assistenti digitali: come cambia il modo di fare advertising?

Il mercato degli assistenti digitali continua ad espandersi, tanto è vero che nel 2016, secondo i dati di Futuresource Consulting riportati da Adweek, sono stati venduti circa 6.3 milioni di assistenti vocali con introiti che ammontano a circa 890 milioni di dollari. I produttori e gli sviluppatori di questi dispositivi sperano che la diffusione della tecnologia IoT e dei gadget ad essa collegati non sia solo un fenomeno momentaneo alla luce delle continue innovazioni e soprattutto in seguito ai risultati dello scorso anno. Le possibilità di trarre degli utili dal mercato degli assistenti digitali sarebbero disponibili anche per i brand: nei primi mesi del 2017 alcune compagnie sono giunte nel mondo dell’Internet of Things con i loro annunci pubblicitari. Ad oggi i dispositivi che dominano il mercato, comunque, sono Amazon Echo e Google Home, non ancora disponibili in Italia.

ADVERTISING & AMAZON ECHO

In che modo un utente può ricevere un annuncio? Solitamente gli assistenti digitali rispondono a dei quesiti formulati dai proprietari oppure eseguono degli ordini. Ad esempio, se viene chiesto un suggerimento riguardo ad un metodo efficace per rimuovere delle macchie da una camicia, è molto probabile che un aiuto venga offerto da un’azienda che produce detersivi e vuole sponsorizzare il suo prodotto. La piattaforma d’intelligenza artificiale di Amazon, Alexa, dopo aver fornito all’utente una spiegazione dettagliata su come rimuovere la macchia dal capo d’abbigliamento invia un link sullo smartphone – o qualsiasi altro dispositivo associato – per acquistare l’articolo sponsorizzato sulla nota piattaforma di eCommerce.
L’azienda scozzese di whisky, Johnnie Walker, offre invece un servizio basato sul geotag che aiuta gli utenti a trovare il negozio di alcolici più vicino a loro che vende quel determinato tipo di prodotto. Una volta effettuato l’acquisto l’azienda può suggerire, attraverso gli assistenti digitali compatibili, delle indicazioni su come servire la bevanda o delle ricette per dei cocktail.

ADVERTISING & GOOGLE HOME

Oltre ad Amazon, gli annunci promozionali sono sbarcati nei primi mesi del 2017, ma non per tutti, sugli assistenti digitali di casa Google. Venditori e brand vorrebbero utilizzare i dati raccolti attraverso Maps, Gmail e Search per creare qualcosa di simile a ciò che è già presente su Echo. Uno spot in particolare è comparso su alcuni dispositivi Home nella funzione My Day: questo annunciava l’uscita nelle sale cinematografiche del film Disney “Beauty and the Beast”. Un utente ha registrato l’annuncio e l’ha in seguito postato su Twitter. Nel giro di qualche ora il video ha ricevuto più di 100mila visualizzazioni, raccogliendo numerosi pareri contrari sul tentativo della società di trarre degli utili anche su questo genere di dispositivo.

Il motivo? I servizi in cui l’azienda inserisce contenuti promozionali sono in realtà dei prodotti offerti agli utenti in modo gratuito. Inserire degli spot anche all’interno di contenuti che l’utente ha acquistato non si è rivelata una mossa di successo secondo molti proprietari di Home. In seguito alle numerose lamentele in Rete, così, la compagnia ha precisato che «non si trattava di un annuncio pubblicitario. L’audio che circolava online era una nuova feature della funzione My Day». «Stiamo continuando a sperimentare nuovi modi di far emergere nuovi contenuti per gli utenti e in questo caso avremmo potuto fare di meglio», ha continuato.
Questa dichiarazione lascia intendere come, per il momento, i dispositivi Home saranno privi di annunci di questo tipo. 

ASSISTENTI DIGITALI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE OVUNQUE?

Dal rilascio di questi dispositivi, le due aziende, a parte i ricavi economici ottenuti dalla vendita degli assistenti digitali domestici, non hanno ancora sviluppato dei metodi efficaci per monetizzare maggiormente dal loro utilizzo. Un metodo che potrebbe funzionare è quello dell’inserimento di annunci pubblicitari. Se la compagnia di Jeff Bezos sta già sfruttando questa opportunità, Google potrebbe strutturare un sistema freemium simile a quello utilizzato da Spotify che garantirebbe la rimozione degli spot e funzioni premium in cambio di un abbonamento al servizio.
Ammesso che questo accada, porterebbe ad un notevole incremento di annunci pubblicitari in appartamenti, uffici e luoghi pubblici. Come riportato da TechRepublic, se l’utilizzo di questo genere di advertising dovesse dimostrarsi proficuo potrebbe diventare davvero difficile per alcuni utenti sfuggire agli annunci, anche quando si è in vacanza: le camere dell’albergo Wynn di Las Vegas, ad esempio, sono dotate di questi dispositivi. Considerando come il mercato della digital advertising sia dominato da un duopolio, è facile intuire come prima o poi anche questi dispositivi consentiranno a molti brand di realizzare campagne pubblicitarie ad hoc. La domanda da porsi a questo punto è: quanto di questo siamo disposti ad accettare per avere l’intelligenza artificiale ovunque?

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