Giovedì 01 Ottobre 2020
MacroambienteLe aziende puntano al lavoro da remoto nel post COVID-19: le intenzioni dei giganti tech

Le aziende puntano al lavoro da remoto nel post COVID-19: le intenzioni dei giganti tech

Da Facebook a Twitter, fino a Microsoft: ecco le aziende che in fase d riapertura puntano al lavoro da remoto nel post COVID-19.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Le aziende puntano al lavoro da remoto nel post COVID-19: le intenzioni dei giganti tech

La crisi sanitaria dovuta dalla diffusione del coronavirus ha generato cambiamenti profondi nell’economia globale, con un impatto notevole su praticamente ogni settore e su differenti dimensioni aziendali. Impossibile non far riferimento alle ripercussioni della pandemia sulle modalità di lavoro, con un aumento considerevole del lavoro da remoto , come forma di adeguamento alle misure di confinamento adottate negli ultimi mesi nei diversi paesi. In un momento in cui gli stati lavorano a una riapertura progressiva e sicura, i giganti tech si stanno attrezzando per puntare sul lavoro da remoto nel post COVID-19.

Lavoro da remoto nel post covid-19: ecco le aziende che hanno rivalutato questa modalità di lavoro

Mentre il processo di adattamento alla vita in quarantena non è stato per niente semplice, sembra che il ritorno progressivo alla normalità neanche sia privo di sfide: secondo una recente indagine condotta dall’azienda di consulenza statunitense Gallup, soltanto un quarto dei dipendenti finora rimasti a casa pare sia pronto a ritornare al lavoro, mentre un altro quarto avrebbe paura del ritorno per il timore di contrarre il virus e, ancora, la metà dei dipendenti statunitensi intervistati preferirebbe ancora il lavoro da remoto Molte persone, appartenenti a vari settori, potrebbe in effetti continuare a lavorare da casa. Una ricerca ha rivelato che circa la metà dei dipendenti nel Regno Unito potrebbe svolgere le proprie mansioni da remoto.

Proprio pensando a questa possibilità, diverse aziende si sono attrezzate e anche espresse in merito alle prospettive future sul lavoro da remoto nel post COVID-19.

Facebook

Tra i brand più impegnati in questo senso c’è sicuramente Facebook, che ha affermato di voler incentivare ulteriormente il lavoro da remoto dopo la fine della pandemia: il chief executive dell’azienda ha rivelato che l’obiettivo per i prossimi dieci anni è avere circa il 50% dei dipendenti a lavoro secondo questa modalità, partendo subito dall’avvio di nuove assunzioni a distanza.

I lavoratori potranno comunque scegliere la modalità che preferiscono e comunque ciò non decreterà sicuramente la fine del lavoro in ufficio per Facebook, anche perché fra i piani c’è quello di costruire tre nuovi “hub” nelle città di Atlanta, Dallas e Denver, in modo che i dipendenti che abitano nelle vicinanze possano incontrarsi, ogni tanto.

Tuttavia, l’idea per il futuro prossimo è concentrarsi, quanto possibile, su modalità di lavoro flessibili. Come fatto notare da Zuckerberg, «saremo la società che andrà più nella direzione del lavoro da remoto, ma lo faremo in un modo misurato, ponderato e responsabile». Il chief executive ha inoltre precisato che lo stipendio proposto dall’azienda è rapportato al costo della vita della sede di lavoro. Di conseguenza, gli stipendi dei dipendenti che lavoreranno in zone in cui il costo della vita è più basso rispetto alla sede aziendale potranno essere soggetti a eventuali riduzioni.

Twitter

Prima ancora di Facebook, Twitter aveva già rivelato le proprie intenzioni di concentrarsi sul lavoro da remoto nel post COVID-19. Come riportato in un comunicato pubblicato il 12 maggio sul blog ufficiale, Twitter è stata una delle prime aziende a ricorrere al modello di home working per affrontare la pandemia, ma «non prevede di essere tra le prime a ritornare negli uffici».

Nel parlare dei piani per i prossimi mesi in materia di lavoro, Twitter ha lanciato l’ hashtag #LoveWhereverYouWorkspiegando che, mentre l’apertura degli uffici sarà una decisione aziendale, quella di rientrare in azienda sarà una scelta di ogni dipendente, che potrà decidere di continuare a lavorare da casa, per un tempo indefinito. In ogni caso, l’azienda ha anticipato che, salvo eccezioni, gli uffici non apriranno prima di settembre e che il ritorno sarà comunque «fatto con cautela […] e graduale».

microsoft

Anche Microsoft ha scelto di estendere il periodo di lavoro da remoto, rimandando ulteriormente il ritorno dei propri dipendenti in ufficio e ricordando il proprio ruolo in quanto multinazionale nel settore tech: «in termini economici, possiamo servire l’economia lavorando da remoto più di quanto altre industrie possano farlo». Il presidente dell’azienda, Brad Smith, ha inoltre sottolineato l’importanza di un ritorno lento e calcolato alla normalità. «Credo che abbiamo la responsabilità non solo di aderire alle misure di salute pubblica, ma anche di essere più lenti degli altri nel riportare i lavoratori [nel luogo di lavoro], perché possiamo farlo», ha proseguito.

L’azienda ha così annunciato che il lavoro da remoto resterà un’alternativa per la maggior parte dei lavoratori durante il mese di ottobre e consentirà ad alcuni dipendenti di ritornare (in maniera volontaria) in ufficio, anche se in maniera progressiva.

Home working: cosa hanno imparato i brand dal lockdown?

Anche il CEO di Google, Sundar Pichai, ha comunicato ai propri dipendenti che il ritorno alla normalità sarà «lento, libero e graduale» e che, salvo eccezioni, la maggior parte dei dipendenti continuerà a lavorare da casa a tempo pieno nel futuro prossimo e, potenzialmente, fino al 2021, come riportato da The Washington Post.

Tuttavia, a differenza del CEO di Facebook Google non si affretta a fare dichiarazioni in merito ai potenziali cambiamenti riguardo al lavoro da remoto nel post COVID-19. A questo proposito, infatti, il CEO di Google ha dichiarato in un’intervista: «Non credo che ne usciremo potendo ritornare a dove eravamo prima che tutto ciò fosse iniziato. Quindi spero che riusciremo ad adattarci, ma è ancora troppo presto per dire quanto».

Oltre ai giganti tech, tante altre aziende hanno annunciato l’estensione della modalità di lavoro da remoto almeno per un’altro po’: è il caso di Enel che consentirà di lavorare in questa modalità fino a Natale, Amazon fino ad ottobre e Fastweb fino a settembre.

Durante il lockdown anche l’azienda statunitense di servizi finanziari e di pagamento Square ha rivalutato le potenzialità di questa modalità di lavoro: «vogliamo che i dipendenti siano in grado di lavorare da casa in maniera permanente, anche quando gli uffici inizieranno a riaprire. Nelle ultime settimane abbiamo imparato molto su ciò che serve realmente per consentire alle persone di lavorare in maniera effettiva fuori dall’ufficio e continueremo ancora ad imparare», ha spiegato Jack Dorsey, CEO di Square (e anche di Twitter).

Sebbene tanti siano gli esempi relativi alle multinazionali, in realtà l’uso di strumenti per il lavoro da remoto (come Zoom o Meeting, solo per fare degli esempi) ha consentito a molti dipendenti di tante aziende, anche medio-piccole, di adeguarsi a nuove routine lavorative da remoto. Tante realtà hanno così compreso che modalità di lavoro simili possono essere comunque produttive e anche molto apprezzate dai lavoratori.

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