Martedi 17 Settembre 2019
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Bambini e assistenti vocali: pro e contro di crescere a contatto con questa tecnologia

Bambini e assistenti vocali: come utilizzano questa tecnologia e in che modo essa può incidere sul loro sviluppo e sulla loro crescita?


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Bambini e assistenti vocali: pro e contro di crescere a contatto con questa tecnologia

Gli assistenti vocali sono nostri amici? Dicono sempre la verità? Come possono aiutarci? Ecco alcuni quesiti utili per comprendere cosa i bambini pensano di questi oggetti ormai sempre più presenti nelle case, anche degli italiani. In effetti, gli assistenti vocali vengono utilizzati in misura sempre maggiore e non è possibile non porsi domande sulle eventuali implicazioni di tale tecnologia non solo per gli adulti, che li acquistano, ma anche per i bambini, che crescono così a contatto con Alexa o Google Assistant e che imparano fin da piccoli a interagire con essi. Com’è però nello specifico il rapporto tra bambini e assistenti vocali, cioè come li utilizzano e cosa pensano di essi?

Diversi esperti si sono espressi a riguardo e in particolare una ricerca del MIT ha approfondito lo studio sull’interazione tra i bambini e questa tecnologia, soffermandosi sulla percezione che i più piccoli hanno degli assistenti vocali.

bambini E assistenti vocali: QUALI GLI UTILIZZi?

Quella attuale è la prima generazione di bambini cresciuti a pieno contatto con gli assistenti vocali. Proprio per tale ragione i giganti tech che dominano il settore iniziano a rivolgersi anche a questo target, o meglio ai loro genitori. Amazon, per esempio, ha lanciato una versione dell’assistente vocale Amazon Echo Dot ideata proprio per i bambini. La kids edition dell’Echo Dot, disponibile in diversi colori, contiene una copertura esterna in plastica che la rende più resistente alle cadute. Che utilizzo, però, possono fare i bambini di questa tecnologia?

Con Amazon Echo Dot kids edition, versione ancora non disponibile in italiano, i bambini possono ascoltare degli audiolibri e canzoni adatti alla loro età e accedere a delle stazioni radio senza pubblicità.

In realtà anche la versione “originale” dell’Echo Dot può essere usata dai bambini per gli stessi scopi: basta attivare le skill più adatte a loro. Per esempio, ci sono delle applicazioni per insegnare ai bambini a fare bene lo spelling (come Spelling Bee), altre per fare compiti di matematica oppure ripassare le tabelline (come 1-2-3 Math o Tabelline).

Ci sono poi altre app da usare come passatempo – come Barzellette per bambini, Le fiabe di Nonno Merlino, Versi degli animali, Piccoli indovinelli, Quiz per bambini – insieme a tanti altri giochi che consentono ai più piccoli di imparare cose nuove, sempre adatte alla loro età.

Fonte: Google

Google Home invece ha creato una funzione che consente di ascoltare delle storie in maniera molto più immersiva, grazie alla riproduzione di musiche e altri suoni legati alla lettura di alcune fiabe Disney. Mentre uno dei genitori legge uno dei libri interattivi compatibili con Google Home, con storie come Cenerentola, Peter Pan, I tre porcellini o Toy Story, l’assistente vocale arricchisce la lettura, introducendo suoni e musiche che accompagnano l’azione. Per rendere l’esperienza ottimale, Google Home si adegua alla lettura, anche quando il lettore decide di saltare un passaggio o un capitolo o quando fa una pausa, riproducendo una musica in sottofondo ogni volta che il genitore ferma la lettura, per esempio per dialogare con il bambino.

Google Home consente inoltre ai bambini di ascoltare diverse storie Disney raccontate in maniera interattiva e “in prima persona“dal personaggio principale, come Ariel o Belle.

Cosa pensano i bambini degli assistenti vocali e come avviene l’interazione?

Fonte: “Hey Google is it OK if I eat you?: Initial explorations in child-agent interaction” Stefania Druga, Randi Williams, Cynthia Breazeal and Mitchel Resnick. Giugno 2017

Se in Italia l’uso di questi assistenti inizia a crescere proprio ora, nelle case statunitensi il trend è presente già da diverso tempo e per questo l’Istituto di Tecnologia del Massachusetts (MIT), dove è stata condotta la ricerca sopracitata, ha deciso di chiedere a un gruppo di 26 bambini cosa pensano degli assistenti vocali come Alexa. Il campione è stato diviso in un gruppo di bambini più piccoli (3-4 anni) e un gruppo di bambini con un’età compresa tra i 6 e i 10 anni.

In linea generale, la maggior parte dei bambini, secondo la ricerca, percepisce gli assistenti vocali come amichevoli e degni di fiducia (l’89% dei bambini più grandi crede che gli assistenti vocali dicano sempre la verità).

Nel corso dello studio, mentre giocavano con quattro assistenti digitali diversi (tra cui Alexa e Google Home), i bambini spesso riscontravano alcune difficoltà nel farsi comprendere e quando questo accadeva cercavano di riformulare la frase o di alzare la voce. Nonostante ciò, i partecipanti comunque hanno imparato velocemente a interagire nel modo migliore con l’assistente, cambiando strategia quando questo non rispondeva alle loro domande.

I ricercatori hanno anche valutato l’intelligenza degli assistenti vocali che i bambini percepivano; diversi membri del secondo gruppo hanno affermato che l’assistente (specialmente nel caso di Alexa) fosse più intelligente di loro.

Come spiegato nell’articolo in questione, «nel corso di questo studio i partecipanti credevano di poter insegnare agli assistenti e di poter imparare da loro. Questo ci porta a immaginare nuove forme attraverso cui gli assistenti vocali potrebbero diventare dei compagni di apprendimento».

COSA PENSANO I GENITORI e qual È il loro ruolo nell’interazione tra bambini e assistenti vocali

«I genitori sono utenti esperti di assistenti vocali» come rilevato da una ricerca di Google: avendo così poco tempo a disposizione, gli assistenti vocali possono rivelarsi una compagnia interattiva e didattica per i propri figli, mentre i genitori sono impegnati in altre attività. Infatti, il 94% dei genitori che possiedono un assistente vocale vede con tranquillità l’uso di questa tecnologia da parte dei propri figli, secondo una ricerca condotta dal Family Online Safety Institute.

Fonte: Family Online Safety Institute

Anche perché, in effetti, gli assistenti vocali potrebbero essere particolarmente utili per i bambini che non sanno ancora leggere né scrivere, dato che essi possono accedere comunque a grandi quantità di informazioni utilizzando la propria voce. Sotto questo punto di vista, il rapporto tra bambini e assistenti vocali si rivela particolarmente interessante nell’incoraggiare la loro curiosità e la voglia di imparare cose nuove, ma anche a livello di linguaggio, aiutandoli a scandire meglio le parole pur di farsi capire.

Tuttavia, «l’apprendimento avviene quando un bambino viene messo alla provada un genitore, da un altro bambino o da un professore e quando egli può discutere e contestare ciò che viene detto», secondo Justine Cassel, direttrice del Carnegie Mellon’s Human-Computer Interaction Institute ed esperta dello sviluppo di interfacce di intelligenza artificiale per bambini.

In questo ottica, gli assistenti virtuali presentano degli ovvi limiti, poiché non sono ancora in grado di sviluppare dei dialoghi di questo tipo. Ecco che si comprende, allora, l’importanza del ruolo dei genitori nel guidare l’interazione tra bambini e assistenti vocali.

I genitori possono infatti cercare di monitorare e orientare quest’interazione grazie a delle funzioni create dalle diverse aziende che rendono il controllo dei genitori possibile, come il sistema di parental control di Alexa, al quale i genitori possono accedere attivando la modalità Amazon FreeTime. È quindi possibile creare il profilo del bambino, accedere a una dashboard e personalizzare le funzionalità dell’Echo Dot in base a ciò che si vuole che lui faccia o meno. Così, la versione per bambini dell’assistente di Amazon consente per esempio di filtrare le canzoni all’interno di Amazon Music che contengono dei testi non adatti a bambini e disabilitare le funzioni di acquisto ma anche l’accesso a contenuti rivolti ad adulti.

se il bambino diventa MALEDUCATO per colpa di alexa?

In che modo l’abitudine di parlare con un assistente virtuale può interferire con il modo in cui i bambini interagiscono con gli esseri umani? Per esempio, abituarsi a chiedere qualcosa e a ottenerla nell’immediato, senza nemmeno chiedere “per favore“, può avere delle ripercussioni sul modo in cui i bambini si rivolgono alle persone?

Ad alcune di queste preoccupazioni Amazon ha cercato di fornire dei chiarimenti: le risposte di Alexa nella versione Echo Dot kids edition sono più amichevoli e adatte ai bambini, incentivandoli così a utilizzare parole come”grazie” e “per piacere“, quando chiedono al dispositivo di fare qualcosa. La funzione in questione, chiamata “Magic Word” (tradotto letteralmente come “parola magica” e attivabile su Amazon FreeTime), fornisce anche un feedback positivo quando i bambini parlano con Alexa in maniera adeguata, con frasi come «grazie di aver chiesto in maniera così gentile»). Anche con Google Home i genitori possono attivare la modalità “Pretty Please” e far sì che l’assistente risponda alle richieste dei bambini soltanto quando questi si rivolgono al dispositivo in maniera gentile, quindi “per piacere diventa obbligatorio.

Possono i bambini diventare in qualche modo più autoritari a causa della tipologia di interazione che hanno con gli assistenti, riportando lo stesso comportamento ai rapporti con le persone? «Probabilmente no», afferma Kaveri Subrahmanyam, psicologa dello sviluppo, specializzata in ricerche sui bambini e famiglie presso la California State University. Tuttavia, l’esperta riflette invece sulla possibilità che «l’avere un maggiordomo digitale possa ridurre la capacità dei bambini a fare le cose da soli». Se da un lato non bisogna «diventare paranoici», proibendo magari del tutto l’uso degli assistenti da parte dei più piccoli, dall’altro invece bisogna sicuramente essere attenti e avere le dovute accortezze, come spiega Kaveri Subrahmanyam.

questioni di privacy (o CIò CHE IL BAMBINO “RACCONTA” all’assistente vocale)

Impossibile non considerare questioni relative alla privacy degli utenti. Il dibattito si è alimentato nel 2017 quando la nota casa di giocatoli Mattel ha annunciato la decisione di mettere in vendita un assistente vocale per bambini con multiple finalità, chiamato Aristotle.

Oltre alle funzioni rivolte ai genitori, come l’acquisto di prodotti per l’infanzia usando il comando vocale, Aristotle funzionerebbe anche come assistente per i bambini di ogni età e come baby monitor: avendo la telecamera incorporata e il microfono se il bambino si sveglia di notte l’assistente potrebbe accendere le luci, riprodurre una canzone e inviare notifiche ai genitori.

Dopo la petizione lanciata da avvocati per la privacy e la salute dei bambini, in cui veniva chiesto all’azienda di non lanciare il prodotto, Mattel ha fatto un passo indietro, dichiarando che l’assistente virtuale non era «in linea con la nuova strategia tecnologica» del brand che, secondo i più critici, avrebbe avuto accesso a un enorme quantità di dati relativi alla vita privata di un target particolarmente vulnerabile.

E anche se i vantaggi di questa tecnologia oggettivamente esistono, un’altra questione è stata allora sollevata, come riportato da un articolo del Washington Post, e andrebbe in effetti tenuta in considerazione: le aziende stanno promuovendo in maniera molto veloce la diffusione di prodotti di questo tipo rivolti ai bambini, senza però aver ancora ben compreso in che modo la tecnologia in questione potrà incidere sul loro sviluppo ma anche sui loro rapporti interpersonali.

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