Giovedì 24 Settembre 2020
MacroambienteLa prima (prevedibile) vittima della Benadryl Challenge e i rischi a cui vanno incontro i bambini su TikTok (e non solo)

La prima (prevedibile) vittima della Benadryl Challenge e i rischi a cui vanno incontro i bambini su TikTok (e non solo)

All'apparenza una delle tante sfide che ogni giorno coinvolgono gli utenti su TikTok, la Benadryl Challenge ha già ucciso un'adolescente.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
La prima (prevedibile) vittima della Benadryl Challenge e i rischi a cui vanno incontro i bambini su TikTok (e non solo)

Già a maggio aveva causato il ricovero, in condizioni gravi ma non letali, di tre adolescenti del Texas. Ora la Benadryl Challenge su TikTok torna a far parlare di sé dopo la morte di una quindicenne dell’Oklahoma avvenuta, come riportano i giornali anglofoni, a fine agosto 2020: la ragazza, come gli altri partecipanti alla challenge, aveva ingerito dosi massicce di un antistaminico, la difenidramina, facile da recuperare in commercio in America sotto il nome di Benadryl appunto.

Benadryl challenge: come funziona e perché tira in gioco responsabilità delle piattaforme e reputazione aziendale

Quella che all’apparenza potrebbe sembrare solo una delle tante sfide che ogni giorno diventano virali sulla piattaforma e convincono migliaia di tiktoker a riprendersi mentre ballano o cantano in playback consiste proprio in questo: nel postare video in cui ingeriscono, una dopo l’altra, diverse capsule del farmaco, fino a quando non cominciano ad avvertire degli strani effetti. Dosi significative di difenidramina possono causare, infatti, in qualche caso allucinazioni: sembra proprio, insomma, che chi partecipa alla Benadryl Challenge abbia intenzione di procurarsi un trip a buon prezzo, senza considerare però che, come per l’assunzione incontrollata di ogni farmaco, ci sono controindicazioni che vanno dagli scompensi cardiaci alle reazioni allergiche anche gravi, passando per il rischio di danni cerebrali.

A guardarla bene, così, la Benadryl Challenge sembra l’ennesimo gioco alla ricerca dell’abusato quarto d’ora di celebrità sui social o, forse, del brivido estremo; è un gioco, però, che rischia di trasformarsi in tragedia. Prima di lei ci furono Blue Whale Challenge e Tide Pod Challenge, tra le altre, ad attirare l’attenzione della stampa e le preoccupazioni di padri e madri di adolescenti e bambini che frequentano il web. Allora come adesso si chiamò in causa a gran voce soprattutto la responsabilità delle piattaforme e, non meno frequentemente, quella delle aziende, pur se indirettamente coinvolte nelle sfide. L’impegno delle prime di fronte a episodi di questo tipo è generalmente indirizzato a individuare nel più breve tempo possibile i contenuti controversi e a cancellarli prima che diventino virali: riferendosi alla Benadryl Challenge, per esempio, TikTok avrebbe dichiarato al DailyMail di aver rintracciato già a maggio i primi contenuti legati al gioco, di averli immediatamente eliminati e di aver bloccato l’ hashtag inerente (che, in effetti, è ancora irrintracciabile sulla piattaforma a settembre 2020) in modo da scoraggiare la partecipazione dei tiktoker alla challenge. Il portavoce dell’app cinese molto frequentata da genZer, adolescenti e preadolescenti, nel ribadire il continuo impegno di TikTok per mantenere «al sicuro, libere, positive» e ispirate le proprie community , avrebbe fatto appello però anche alla responsabilità dei singoli utenti nel rispettare policy e linee guida della piattaforma. Dal canto suo, invece, come riporta Fox News, la Johnson and Johnson, casa farmaceutica che commercializza il Benadryl, ha invitato in una nota i propri consumatori ad attenersi strettamente all’uso consigliato nel foglietto illustrativo del farmaco, facendo attenzione agli effetti collaterali e rivolgendosi al proprio medico di fiducia in caso di dubbi. Più che della responsabilità dell’azienda in questo caso, come in quello di utenti che improvvisamente cominciarono a ingerire capsule di uno dei più noti detersivi per il bucato, ci sarebbe da preoccuparsi del rischio concreto che la stessa vada incontro a crisi difficili da gestire e ingenti danni reputazionali.

Dalla Benadryl Challenge alle altre sfide controverse che appassionano gli utenti social

Guardando più alla fenomenologia dei social network, comunque, è difficile dire se la Benadryl Challenge sia più una manifestazione, portata all’estremo, di quel famoso narcisismo da social media o la totale incapacità di distinguere reale e virtuale. Se c’è chi è disposto a tutto pur di ricevere qualche like in più sui social, i più giovani potrebbero essere ormai talmente abituati a vivere le proprie vite onlife da non essere più in grado di distinguere gli effetti reali – e a volte letali, è il caso di aggiungere – di un gioco virtuale e della popolarità, altrettanto virtuale e transitoria, che ne deriva. Come già si accennava, del resto, quella ad assumere antistaminici fino ad avere delle allucinazioni non è né l’unica, né la prima sfida controversa diventata popolare sull’app cinese. Il New York Post, tra gli altri, ha stilato una breve classifica delle challenge più pericolose di TikTok e tra queste compaiono per esempio la Skullbreaker Challenge e la Penny Challenge: piuttosto virali negli scorsi mesi, consistono rispettivamente nel far cadere un amico – o chiunque sia la vittima dello scherzo – pestandogli i piedi mentre si salta in cerchio e nell’inserire una monetina tra una presa elettrica e un caricabatterie non completamente inserito in essa aspettando che si crei una scintilla. Non sono mancati tra chi ha partecipato alla Skullbreaker Challenge – o, sarebbe meglio dire, ne è stato vittima – danni gravi alla colonna vertebrale o traumi cranici; il rischio più grosso legato alla Penny Challenge è stato, invece, di innescare incendi in luoghi pubblici, molto frequentati e difficili da sfollare. Incuriosì molto la cronaca, sempre qualche mese fa, la storia dei ragazzi che hanno trovato un cadavere nascosto in una valigia abbandonata tra gli scogli mentre giravano un tiktok: c’è un’app, Randonautica, disponibile e molto scaricata anche sui playstore italiani che sfrutta proprio il mistero, l’estremo desiderio di avventura al centro di molte sfide social, per condurre gli utenti a scoprire percorsi, mete nascoste, luoghi inesplorati che hanno attorno, ma che non di rado ha riservato agli stessi brutte sorprese, come il rinvenimento del cadavere a cui si è appena accennato, o li ha incitati a compiere illeciti più o meno gravi, violazioni di domicilio in primis.

Quello che le sfide sui social dicono della sicurezza dei minori in rete

Quello che fa ciclicamente la popolarità di sfide come la Benadryl Challenge su TikTok e altre piattaforme simili è, insomma, riaccendere il dibattito sui pericoli per i bambini che frequentano la Rete.

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nasci cresci posta Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?

Spesso i pericoli a cui sono sottoposti i bambini sul web sono sopravvalutati rispetto alle opportunità di crescita che derivano da questi stessi ambienti

LEGGI

La guida “Minori Online” di Fondazione Carolina e Pepita ha di recente individuato, in questo senso, una sorta di correlazione tra ambienti e community diverse e diverse tipologie di rischio a cui le stesse sono più esposte: se su Instagram sono più frequenti gli episodi di cyberbullismo e grooming per esempio, su TikTok si rischia soprattutto di incappare in episodi che incitano all’uso di alcol o di droghe; in effetti, essere sfidati dagli amici a procurarsi delle allucinazioni assumendo senza bisogno un farmaco antistaminico rientra senza dubbio in questa categoria di esperienze a rischio.

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L. ha 15 anni. Durante il lockdown viene spinto dai suoi coetanei a far parte di un gruppo di whatsapp. Da subito in questo gruppo girano audio e foto con contenuti sessuali espliciti, e incitamenti ad inviare foto intime. Inizialmente L. guarda ma non reagisce, commenta senza partecipare alla sfida ma si sente escluso. Dopo diverso tempo, decide di mandare anche la sua foto a petto nudo ma viene riempito di insulti e viene invitato a mandarne una tutto nudo. Esita per qualche ora, ma vedendo il numero di messaggi che aumenta, decide di farsene una nudo e la posta. ⁣Nel gruppo entrano, coinvolti non si capisce da chi, anche alcuni adulti. L. si sente braccato, scoperto, va nel panico. ⁣ ⁣ Questo è un caso fortunato: aiutato dal suo allenatore, L. riuscirà a uscire dal gruppo e a segnalare il tutto alla Polizia Postale e al Rescue Team di Fondazione Carolina, una no profit fondata dal padre di Carolina, prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia, per sensibilizzare la comunità educante sui rischi legati all’utilizzo scorretto e inconsapevole dei nuovi media.⁣ ⁣ Ma a causa dell’incertezza del periodo, delle difficoltà della didattica a distanza e della non sempre facile vicinanza tra genitori e figli, la media del numero delle segnalazioni mensili alla Fondazione è cresciuta di 5 volte rispetto a prima della pandemia. Sexting, adescamento online, ricatti sessuali, cyberbullismo, alienazione, dipendenza da videogame sono solo alcune delle tipologie di segnalazioni raccolte negli ultimi mesi.⁣ ⁣ Per questo la Fondazione Carolina ha messo a disposizione gratuitamente la 'Guida Minori Online', uno strumento utile per una comprensione generale dei principali social con i relativi rischi ed opportunità. Non sono le piattaforme, ma i nostri comportamenti ovviamente, ma ognuno deve giocare la propria parte⁣ ⁣ #FONDAZIONECAROLINA #FELICIDINAVIGARE

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Oltre a richiedere più impegno da parte delle piattaforme nel controllare i contenuti che ospitano al loro interno è tempo, insomma, di investire in educazione civica digitale, insegnando ai più piccoli (e non solo) come poter fare un uso più consapevole e sicuro degli ambienti digitali.

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