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ComunicazioneChe cosa vuol dire la revoca di Biden al ban di TikTok in America voluto da Trump?

Che cosa vuol dire la revoca di Biden al ban di TikTok in America voluto da Trump?

La notizia di un nuovo ordine esecutivo sulla questione di TikTok e le altre app cinesi accusate dalla scorsa amministrazione repubblicana di fare spionaggio sui cittadini americani è arrivata in queste ore. Più che riallacciare i rapporti con ByteDance però Biden sembra intenzionato a indagare autonomamente.

Biden ha revocato il ban di TikTok in America

Biden ha revocato il ban di TikTok, mettendo fine finalmente alla querelle tra la scorsa amministrazione americana e la casa madre cinese dell’app, ByteDance. Gli addetti ai lavori sono d’accordo nel sottolineare, però, che tutto si dovrebbe fare tranne leggere l’ordine esecutivo firmato dal democratico, mercoledì 9 giugno 2021, come un definitivo via libera per l’app delle lip sync e delle challenge molto usata anche dai giovani americani e una serie di altre applicazioni sviluppate in Cina, da WeChat ad Alipay, che, pur senza lo stesso clamore mediatico, erano state ugualmente nel mirino di Trump negli ultimi mesi di mandato.

L’articolata vicenda di TikTok (e le altre app cinesi) in America al tempo di Trump

Rubavano dati ai cittadini americani, anche dati sensibili come quelli riferiti allo stato di salute o all’orientamento politico, e li fornivano al governo cinese per scopi di sorveglianza digitale: era questa l’accusa mossa loro dall’ex presidente americano e trasformata in un vero e proprio argomento elettorale, prima ancora che un’altra issue digitale dominasse la campagna elettorale in vista del voto del 3 novembre. Si tratta di quella del «bias antirepubblicano» che le big tech avrebbero dimostrato di avere segnalando per la prima volta come infondato un post di Trump contenente notizie non verificate sul voto via posta, prima di procedere alla grande “depiattaformizzazione” di Trump.

Da qui diversi ordini esecutivi che avevano inserito TikTok, WeChat e le altre in una sorta di “black list” di compagnie cinesi con cui evitare di fare affari – “lista nera” in cui continua a esserci, tra l’altro, anche Huawei – e imposto alle stesse alcune restrizioni fiscali e riguardanti l’operatività nel mercato e sui play store americani.

Ordini esecutivi a cui, inevitabilmente, erano seguite innumerevoli risposte legali da parte delle compagnie coinvolte o, perlomeno, delle loro sedi nazionali, ma anche class action da parte di dipendenti e utenti iscritti e una trafila interminabile di trattative per l’acquisto della branca nazionale di TikTok da parte di aziende che avessero come unico requisito quello di essere “americanissime“. Quando sembravano concluse con un accordo per l’acquisizione di TikTok da parte di Oracle, alla vigilia della vittoria democratica, le ultime si erano interrotte in attesa di capire quale fosse la posizione del nuovo presidente americano.

Biden ha revocato il ban di TikTok in America: cosa succede ora

Ora Biden ha revocato il ban di TikTok in America, ma, come avrebbe commentato un membro senior dello staff presidenziale all’American Press, non si tratta tanto di dare il via libera a qualsiasi compagnia indiscriminatamente per operare nel mercato digitale americano, quanto di stabilire finalmente «criteri chiari […] e su misura» per quanto riguarda i rischi connessi all’operatività sullo stesso di applicazioni straniere. In altre parole, l’amministrazione Biden potrebbe non rinunciare a una propria indagine indipendente su app e software cinesi e l’eventualità che le stesse siano sfruttate a scopo di cyberwarfare.

Mentre da ByteDance non è arrivato alcun commento alla notizia secondo Biden ha revocato il ban di TikTok, ancora dallo staff presidenziale ma questa volta a The Verge ci hanno tenuto a sottolineare infatti quanto prioritario sia per la nuova amministrazione democratica la causa di una Rete «aperta interoperabile, affidabile e sicura [ma anche] proteggere i diritti umani online e offline e supportare un’economia digitale globale vivace».

Ciò non toglie – e il nuovo ordine esecutivo firmato da Biden il 9 giugno 2021 lo dice a chiare lettere – che, con il «crescente uso negli Stati Uniti di alcune applicazioni software ideate, sviluppate, realizzate o fornite da soggetti posseduti, controllati o sotto la direzione o la giurisdizione di avversari stranieri», vada valutato seriamente il rischio che questi stessi soggetti abbiano indebitamente accesso a informazioni, anche personali, dei cittadini americani. È inevitabile, continua il documento, che chi sfrutti queste informazioni per «abusare dei diritti umani delle persone o facilitare che ciò avvenga […] vada incontro a conseguenze».

La partita americana contro le app straniere accusate di mettere a rischio la sicurezza digitale dei cittadini e fare spionaggio potrebbe essere, insomma, ancora tutt’altro che definitivamente conclusa.

Così come è difficile pensare definitivamente chiusa la stagione dei ban e della “black list diplomacy”. L’embargo di prodotti o servizi a diverso titolo riconducibili agli avversari politici è uno strumento sempre più usato nei conflitti e per dimostrare il proprio soft power e, come sottolineano sia The Verge e sia American Press, per restare in campo digitale anche l’amministrazione Biden ha già fermato le transizioni commerciali con alcuni soggetti cinesi che lavorano con droni, intelligenza artificiale, sistemi di riconoscimento facciale perché accusati di sfruttare gli stessi per gravi forme di abuso di alcuni fondamentali diritti umani.

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