Mercoledì 21 Ottobre 2020
MacroambienteCome brand, influencer e personaggi noti si sono schierati a favore del movimento #BlackLivesMatter

Come brand, influencer e personaggi noti si sono schierati a favore del movimento #BlackLivesMatter

Dalle icone social che si tingono di nero al brand activism, passando per l'impegno sociale di diversi personaggi noti: ecco come il movimento Black Lives Matter passa dalle proteste in strada agli spazi social.


Pina Meriano
A cura di: Pina Meriano Direttore Responsabile
Come brand, influencer e personaggi noti si sono schierati a favore del movimento #BlackLivesMatter

Dalla morte di George Floyd, avvenuta per mano di un ufficiale di polizia americano, le proteste contro il razzismo e contro i soprusi esercitati sui neri non si sono fermate e hanno portato ad ulteriori episodi di violenza, con altre morti e pure atti di vandalismo contro vetrine di diversi negozi e contro statue che ricorderebbero personaggi associati in qualche modo allo schiavismo o al razzismo, nell’ottica di un più generico revisionismo storico, che ha coinvolto anche opere cinematografiche (ad esempio, anche se solo momentaneamente, la HBO ha ritirato “Via col Vento).
Dalle strade le proteste si sono mosse, quasi contemporaneamente, anche online, con attivisti che stanno utilizzando Google Docs e gli strumenti messi a disposizione da diversi social per condividere materiali e informazioni, riconoscendosi soprattutto, ma non solo, nel movimento identificato con il nome di Black Lives Matter (nato già nel 2013, dopo l’uccisione di Trayvon Martin).

A unirsi al movimento contro il razzismo anche tanti personaggi noti e numerosi brand , con messaggi di solidarietà sui social o negli spazi pubblicitari ma anche con donazioni, come ha fatto ad esempio Nike che, già da diversi anni al fianco della Black community, ha creato la campagna “For once, don’t do it“.

#blacklivesmatter: un movimento in formato hashtag, a cui hanno aderito numerosi brand, anche con donazioni

In questa delicata e difficile situazione stanno facendo sentire la propria voce tanti brand.

Ben & Jerry’s con Black Live Matter

C’è chi, come Nike, porta avanti da tempo un progetto contro le ingiustizie e le violenze perpetuate dalle forze dell’ordine in America nei confronti dei neri, ad esempio il brand americano di gelati Ben & Jerry’s, che già quattro anni fa aveva chiarito la propria posizione, appoggiando il movimento Black Lives Matter. L’azienda lo ha ricordato con un tweet, in cui ha sottolineato quanto, purtroppo, a distanza di tempo le parole utilizzate allora risultino tanto attuali dopo la morte di George Floyd.

Pantone con fuzzed up bear

Pantone, l’azienda di colori più famosa al mondo, si è schierata a fianco della Black community, pubblicando diversi post di solidarietà sui propri canali social, collaborando anche con Fuzzed Up Bear, che ha creato un’immagine di forte impatto comunicativo, con un pugno chiuso a simboleggiare il lottare per i propri diritti e l’indicazione del nome del colore – nel formato che viene solitamente indicato per i colori catalogati da Pantone appunto – della pelle come “human being“.
L’immagine è stata utilizzata anche per creare diversi oggetti in vendita online, dai capi di abbigliamento ai cartelloni, i cui proventi saranno devoluti a Black Lives Matter, American Civil Liberties Union and Campaign Zero.

la palette di colori usata nel cuore condiviso da maybelLine

Il far leva sulle diverse sfumature del colore della pelle è stato anche alla base del concept realizzato in formato grafico, con un semplice ma rappresentativo cuore, dal brand di cosmetici Maybelline.
«[…] crediamo nell’inclusività, nell’uguaglianza e nella giustizia per tutti […]» si legge nel copy condiviso e, anche se nei commenti qualche utente manifesta il proprio disappunto – ritenendo che il brand abbia escluso dai propri prodotti alcune bb cream dalle tinte scurissime, non tenendo fede così alle parole di inclusività professate – , va notato come il brand abbia gestito in modo appropriato e coerente rispondendo e facendo presente che sono ancora disponibili.

 

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target =”_blank” rel=”noopener”>At Maybelline we believe in inclusivity, equality and justice for all. Because of this, we will be donating to @naacp. Together we can make change happen. ❤

Un post condiviso da Maybelline New York (@maybelline) in data:

adidas, reebok e amazon tra i brand che comunicano che senza la black community non esisterebbero

«Il successo di Adidas sarebbe nullo senza gli atleti neri, gli artisti neri, gli impiegati neri e i consumatori neri» ha dichiarato Adidas sui propri profili.

 

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This is our commitment to the Black community, and the world. We can change, and we will. This is just the start.

Un post condiviso da adidas (@adidas) in data:

E lo stesso ha fatto Reebok, con un accurato lavoro di copywriting :
«Senza la Black community Reebok non esisterebbe. L’America non esisterebbe. Non ti stiamo chiedendo di comprare le nostre scarpe. Ti stiamo chiedendo di provare a metterti in quelle degli altri. Per essere solidali. Per trovare il nostro comune terreno di umanità».

 

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To the black community: We see you. We stand in solidarity with you. This can no longer be the status quo.

Un post condiviso da Reebok (@reebok) in data:

Non è questo il solo messaggio condiviso da Reebok che, tra le altre cose, ha comunicato con precisione tutte le iniziative intraprese per aiutare concretamente la comunità dei neri, non soltanto con delle donazioni.

Sono comunque molti i brand che hanno sottolineato l’importanza di supportare la comunità nella quale vivono i propri dipendenti, i propri partner e i propri consumatori, nella maggior parte con donazioni a varie associazioni, organizzazioni e movimenti che lottano per i diritti di uguaglianza sociale. Tra i tanti anche Amazon.

 

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Un post condiviso da Amazon (@amazon) in data:

Tanti, poi, i brand che sui propri profili social hanno pubblicato post con messaggi brevi ma chiari, condivisi con l’ hashtag #BlackLivesMatter, come ha fatto ad esempio il brand di cosmetici Milk Makeup.

Altri, invece, non hanno utilizzato direttamente l’hashtag del movimento, ma hanno dato il loro chiaro contributo nella lotta contro le ingiustizie razziali e sociali con messaggi specifici diffusi sui social o nelle attività pubblicitarie, nonché con donazioni. È questo, ad esempio, che ha fatto Calvin Klein, che per una campagna realizzata in occasione del Pride Month 2020 ha coinvolto, tra i nove attivisti scelti, anche la modella afroamericana Jari Jones.

Mentre sui social, come messaggio più specifico e diretto contro il razzismo, ha condiviso una semplice grafica con poche parole su sfondo nero con un lungo copy in cui è esplicitata la donazione a diverse organizzazioni (come la NAACP Legal Defense & Education Fund).
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀

 

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The events of the last weeks, including the murders of George Floyd, Ahmaud Arbery and Breonna Taylor and the subsequent protests have served as a painful reminder of the racism and structural inequity that exists in America. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀ We have more and important work to do when it comes to championing a louder voice on human rights issues that affect our associates, our customers and our communities. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Our commitment is to ensure an organization where we support each other in open and honest dialogue, provide resources for further education on issues affecting our teams, practice radical empathy, and use our voice to stand up for what is right. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Calvin Klein will be making a donation to causes that support the fight against racial and social injustice, including the NAACP Legal Defense & Education Fund and the ACLU – a small step in recognizing that inequity is unacceptable and action is required. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀ With the input of our community, we will continue to explore how we can fight systemic racism and injustice and stand in solidarity with the black community.

Un post condiviso da CALVIN KLEIN (@calvinklein) in data:

I profili degli account ufficiali dei social network si colorano di nero, lanciano messaggi di solidarietà o intraprendono altre iniziative (come quella di snapchat per il profilo di trump)

A prendere posizione sono stati anche Facebook, YouTube, Instagram, Twitter, LinkedIn, TikTok, Pinterest e Snapchat, che non solo hanno – quasi tutti – colorato di nero le immagini dei profili social, ma hanno anche condiviso dei post in cui viene esplicitato un atteggiamento di supporto (spesso anche economico) contro il razzismo.

Twitter, come si vede dallo screenshot, ha rilanciato anche l’hashtag #BlackLivesMatter proprio nella didascalia del profilo e ha inoltre retwittato l’account TwitterTogether che ha creato liste e immagini ah hoc per raccogliere e diffondere messaggi di solidarietà alla comunità dei neri.

Instagram, oltre a colorare l’immagine profilo di nero, ha anche lanciato l’iniziativa #ShareBlackStories, chiedendo di condividere storie che possano amplificare il più possibile le proprie voci e avere così maggiore impatto.

LinkedIn non ha cambiato le immagini dei profili social, ma ha manifestato di essere con la Black community, e dalla parte di chi lotta contro il razzismo ogni giorno, con un post sulla piattaforma, rilanciato anche su Twitter.

Anche TikTok, social che non ha dimostrato di essere particolarmente aperto alla totale libertà di espressione – si pensi ai profili bloccati da Tik Tok perché usati per parlare di campi di detenzione per musulmani in Cina e non solo –, ha pubblicato una dichiarazione che è a tutti gli effetti a favore della lotta dei neri contro le violenze subite in America, dichiarandosi orgogliosi di avere una piattaforma in cui sono stati creati tantissimi contenuti relativi a #BlackLivesMatter e #GeorgeFloyd.

Ancora più incisiva l’iniziativa di Snapchat che, oltre a condividere un post in cui condanna il razzismo, riportando, come fatto anche da Pinterest, alcune parole del CEO, ha anche deciso di nascondere l’account del presidente Trump da Discover, proprio a causa dei commenti pubblicati contro la protesta #BlackLivesMatter, cosa che ovviamente ne riduce la copertura.

Non si può ignorare però come alcuni brand, come North Face e Patagonia, abbiano preso posizione anche contro alcune piattaforme di social networking, fermando gli investimenti pubblicitari con la campagna “Stop Hate for Profits“, che chiede un maggiore impegno nell’individuare e proibire messaggi razzisti.

Dichiarazioni in formato grafico e il “black out tuesday”

Altri brand, proprio come fatto da TikTok e non solo, hanno pubblicato delle dichiarazioni in formato grafico, non troppo elaborato – parole su uno sfondo nero o colorato uniformemente o al massimo con piccoli inserti iconografici –, per manifestare vicinanza alla comunità nera americana, esprimendo il proprio supporto. Lo hanno fatto, tra gli altri, HubSpot, Sony Music e Universal Music Group.

Tra le tante dichiarazioni in formato grafico ci sono anche quelle relative al lancio di una iniziativa lanciata per il 2 giugno 2020, chiamata “Black out Tuesday” e identificata principalmente con l’hashtag #TheShowMustBePaused.

Iniziativa alla quale ha aderito, tra gli altri, anche la casa di produzione musicale Capitol Records.

Capital Record, inoltre, ha utilizzato l’hahstag del movimento Black Lives Matter in un formato grafico in cui la parola “lives” viene di volta in volta sostituita ad altre per evidenziare che ogni cosa della vita dei neri conta, esattamente come quella di qualunque altro individuo.

Le condivisioni di personaggi noti e influencer, tra polemiche e capacità di smuovere gli animi

Non solo brand, comunque, ma anche personaggi del mondo dello spettacolo, della moda, dello sport, della politica, ecc. hanno condiviso post sui social dopo la morte di George Floyd, non sempre però positivi o interpretati dagli utenti come appropriati.
Twitter, ad esempio, pochi giorni dopo aver segnalato per la prima volta un tweet del presidente americano Trump ne ha parzialmente oscurato un altro in cui commentava proprio i disordini di Minneapolis.

Kourtney Kardashian, invece, si è trovata costretta a cancellare il tweet in partnership con il brand del settore fashion Pretty Little Thing – che pure ha dovuto rimuovere il contenuto – perché gli utenti neri che usano la piattaforma si sono sentiti offesi per il modo in cui quella che avrebbe dovuto rappresentare la loro mano era stata resa nel colore e nella forma.

Fonte immagine: independent.co.uk

Il brand, però, ha provato a far comprendere al proprio pubblico le buone intenzioni dietro quella rappresentazione di due mani, una bianca e una nera, che si stringono – immagine che riportava sotto la scritta «stand together», tagliata invece nella foto sopra – con ulteriori tweet, dichiarando la propria vicinanza alle famiglie di diverse vittime delle forze dell’ordine americane, con l’invito a fare una donazione per sostenerle.

Quello di Kourtney Kardashian è un singolo caso però, perché infatti altri influencer hanno creato contenuti di supporto – anche concreto, chiedendo di fare donazioni per le famiglie delle vittime di violenze razziali –, senza essere bersaglio di polemiche.
Solo per citarne una, Kylie Jenner, imprenditrice e personaggio della televisione statunitense, attraverso delle Stories su Instagram ha dato indicazioni relative a eventuali donazioni.

Una tra le influencer italiane più note, invece, ovvero Chiara Ferragni, in supporto al Black Lives Matter ha postato sui propri profili social una foto della partecipazione alla manifestazione organizzata a Milano.

 

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Milano, June 7th 2020 ❤️ Black lives matter

Un post condiviso da Chiara Ferragni ✨ (@chiaraferragni) in data:

Per riportare alcune altre dichiarazioni a sostegno della comunità dei neri e contro il razzismo pubblicate da altri personaggi noti, ecco quelle di Mark Zuckerberg, Barack Obama e Lewis Hamilton, le cui condivisioni hanno avuto un numero considerevole di interazioni.

Quella delle discriminazioni razziali è ovviamente una storia lunga e complessa, che non si risolverà certo grazie a interventi e campagne di comunicazione e sensibilizzazione da parte di brand o personaggi famosi, ma la loro è una voce in più che si unisce al coro di protesta, che cerca di non farsi zittire – come già si è provato a fare con quella dell’informazione giornalistica, con una troupe della CNN arrestata durante una diretta da Minneapolis –, amplificando il più possibile messaggi di unione e uguaglianza.
In questo ha molta forza comunicativa soprattutto unificare i messaggi diffusi attraverso un hashtag di riferimento, che sta a simboleggiare un far parte di quello che è un vero e proprio movimento, ovvero #BlackLivesMatter.

Non si può affermare con certezza se dietro ad alcune delle iniziative intraprese soprattutto da alcuni brand ci possa essere anche un voler cercare visibilità o, in alcuni casi, un voler fare woke washing o brand activism come strategia più che altro di marketing per conquistare i consumatori o provare a redimersi da accuse più o meno vecchie da loro mosse (è il caso, ad esempio, di L’Oréal che ha annunciato che rimuoverà termini come “sbiancante” dalle etichette dei propri prodotti, mentre altri stanno addirittura pensando ad un rebranding ). Resta il dubbio che in alcuni casi il discorso inclusivo possa limitarsi a un livello più che altro mediatico, ma non si può ignorare la forza di ciò che sta avvenendo nelle strade di svariate città e che si sta amplificando attraverso le più diverse vie comunicative.
La sporadica condivisione di post sui social, portata avanti dai brand così come da personaggi noti o persone comuni, nel ricordare letteralmente che “black lives matter”, non può non avere però alcun risvolto concreto – come del resto ogni azione di brand activism, se si guarda alle aziende – senza un impegno di lunga durata e una coerenza non soltanto comunicativa quanto anche nelle azioni quotidiane.

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