ComunicazioneCi sarà anche Jack Dorsey a capo di Bluesky, prototipo di un social network decentralizzato che ora cerca soprattutto vie profittabili

Ci sarà anche Jack Dorsey a capo di Bluesky, prototipo di un social network decentralizzato che ora cerca soprattutto vie profittabili

bluesky social network

Nato all'interno della stessa Twitter, ha cercato per anni modelli efficaci e soprattutto profittabili e remunerativi per decentralizzare il social networking: ora Bluesky ci prova (anche) chiamando nel board Jack Dorsey.

Dopo le dimissioni da CEO di Twitter, Jack Dorsey entrerà a far parte della direzione di Bluesky, social network decentralizzato la cui avventura era iniziata qualche anno fa, nel 2019, proprio all’interno della compagnia dei cinguettii di cui era una sorta di “spin-off”.

Ora, come è stato annunciato su Twitter e sul blog aziendale, Bluesky diventa un’organizzazione a sé[1] e avrà un board d’eccezione di cui faranno parte, appunto, il co-fondatore ed ex patron di Twitter ma anche altri volti noti nel mondo del social networking, come Jeremie Miller[2] che molti considerano l’“inventore” della tecnologia sulla base della quale funziona oggi la maggior parte delle app di messaggistica istantanea.

Che cos’è e come funziona Bluesky, social network e standard per degli ecosistemi web decentralizzati

Non è la sola novità annunciata in queste ore: secondo quanto confermato dal CEO, Jay Graber, sarebbe finalmente in arrivo un prototipo capace di illustrare il funzionamento della piattaforma.

Fin qui il progetto di Bluesky, social network decentralizzato o, meglio, piattaforma capace di fornire uno standard comune sulla base del quale le diverse social media company possano lavorare perché i propri servizi risultino a valle interoperabili, era rimasto piuttosto vago.

A inizio dello scorso anno, come racconta tra gli altri The Verge, il team di Bluesky aveva rilasciato una sorta di revisione sistematica[3] dei principali ecosistemi decentralizzati già esistenti e in qualche modo funzionanti sul web. Dentro c’erano “casi di studio” come quello di ActivityPub e la piattaforma di microblogging Mastodon, del progetto Solid che ha tra gli ideatori il papà del web, Tim Berners-Lee, ma anche dello standard XMPP su cui è basata oggi la maggior parte delle app di messaggistica istantanea.

Lo studio aveva un intento perlopiù descrittivo e indagava come potessero funzionare in un sistema decentralizzato attività “chiave” per il social networking come la moderazione dei contenuti o il controllo della privacy degli utenti. Un aspetto critico emergeva con evidenza dalla revisione di progetti simili a Bluesky: social network o altre tipologie di ecosistemi decentralizzati avevano tutti più di qualche difficoltà a risultare profittabili, dal momento che facevano affidamento soprattutto sull’attività di volontari e sulle donazioni.

La difficoltà a monetizzare parve un limite già allora e di certo lo sembra ancora di più oggi che tutto suggerisce come il futuro dei social media sia negli abbonamenti (lo stesso Twitter ha da poco lanciato una versione a pagamento, Twitter Blue), nelle membership e nella creator economy. Quello studio di revisione servì, comunque, a rendere chiaro ai commentatori chi fosse dietro al progetto Bluesky: molti volti noti delle big tech.

Perché l’entrata di Jack Dorsey nell’organo direttivo potrebbe essere un punto di svolta per Bluesky

L’annuncio ufficiale dell’entrata di Jack Dorsey nel board di Bluesky potrebbe suggerire anche la volontà della piattaforma di avvicinarsi e trovare possibili sbocchi sostenibili nel mondo delle criptovalute.

Tra le ragioni che avrebbero portato alle dimissioni da Twitter c’era stato, del resto, il noto interesse di Dorsey per il mondo delle valute virtuali e si fece forte in quei giorni l’ipotesi che lasciasse la compagnia proprio per seguire più da vicino progetti che avevano a che vedere con le cryptocurrency. Anche in passato e mentre era ancora a capo di Twitter Dorsey si era comunque mostrato interessato e fiducioso per le sorti di Bluesky che già nel 2019 definiva come una sorta di «standard» del futuro «per il layer del discorso pubblico in Rete»[4].

Costruire un protocollo decentralizzato efficace e sicuro – e soprattutto remunerativo – appare essenziale oggi per come è capace di permettere agli sviluppatori di creare con più facilità app e servizi che funzionino bene sui diversi sistemi e che più velocemente permettano lo switch tra un sistema e l’altro. Il tutto in un momento storico in cui la spinta è, sempre più forte, a trasferire potere e possibilità di svolgere compiti e operazioni critiche da un’autorità centrale, che sia essa quella di una compagnia o di tipo governativo, alla rete decentralizzata di utenti.

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