Domenica 24 Giugno 2018
ComunicazioneFiducia in Facebook degli italiani: com’è cambiata dopo lo scandalo Cambridge Analytica

Fiducia in Facebook degli italiani: com’è cambiata dopo lo scandalo Cambridge Analytica

L’uso malevolo di informazioni e dati personali degli iscritti a Facebook e la questione Cabridge Analytica potrebbero avere più conseguenze del previsto.


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Fiducia in Facebook degli italiani: com’è cambiata dopo lo scandalo Cambridge Analytica

Secondo le stime più recenti sarebbero almeno 2.7 milioni i cittadini europei coinvolti nello scandalo di Cambridge Analytica, di cui oltre 214mila italiani. Proprio nei giorni cui il Congresso americano ha sentito la versione di Zuckerberg su quello che promette di essere il più grande scandalo su privacy e dati personali di sempre, così, da Ipsos hanno provato a indagare come, e se, questo abbia inciso sulla fiducia in Facebook degli italiani o ne abbia cambiato le abitudini digitali.

utenti europei colpiti dallo scandalo Cambridge Analytica

Una stima di Politico del numero di utenti europei, paese per paese, affetti dallo scandalo Cambridge Analytica.

I risultati sono interessanti sotto diversi punti di vista. Mostrano, per esempio, che c’è un gap molto forte tra chi utilizza il social costantemente, più volte al giorno, e chi ne fa invece un uso più sporadico, quasi nullo. In media, infatti, il 57% degli italiani ha detto di non fidarsi per niente di Facebook dopo la questione Cambridge Analytica o di farlo poco. È una percentuale che oscilla, però, tra l’appena il 49% degli heavy user e il 70% di chi invece già non la usava spesso e ora si dice ancora più sfiduciato nei confronti della creatura di Zuckerberg.

Serve regolamentare? Le opinioni degli italiani sul caso Cambridge Analytica e non solo

Non solo sulla fiducia in Facebook degli Italiani però, l’indagine sembra essersi concentrata anche su come la possibilità di essere stati vittime di un uso malevolo e ai limiti del lecito dei propri dati personali e sensibili abbia reso gli utenti nostrani più propensi — o meno — a un intervento regolamentatore in materia, intervento verso cui ci si dovrebbe muovere già con la sempre più prossima entrata in vigore del GDPR. Ancora una volta gli italiani si dividono tra il liberismo di chi è d’accordo che le aziende utilizzino liberamente dati e informazioni che l’utente decide, altrettanto liberamente, di pubblicare su Facebook e gli altri social network (in totale il 32%) o di chi più semplicemente non si fa problemi riguardo all’uso finale che viene fatto di quegli stessi dati e informazioni se il contraltare sono dei benefici concreti (il 38%) e un certo protezionismo invece di chi vorrebbe leggi più severe che regolino l’accesso e l’utilizzo dei dati personali da parte di social network e soggetti terzi (l’89% del campione Ipsos). In mezzo una fetta (abbondante, copre l’83% degli intervistati) di rassegnati: ogni sforzo regolamentatore o normativo è vano, i social network troveranno sempre il modo di raccogliere i dati che interessano loro.

fiducia in Facebook degli italiani dopo Cambridge Analytica

Alcuni insight di Ipsos sulla fiducia in Facebook degli italiani dopo lil “caso” Cambridge Analytica.

Cambridge Analytica: perdita di fiducia e altre reazioni all’italiana 

Come tutelarsi, allora, di fronte a rischi per la propria sicurezza online come quelli che vengono da scandali come questi? Già dai primissimi giorni dopo lo scoppio della bolla Cambridge Analytica, il team di Zuckerberg sembra essersi impegnato per esempio nel mostrare ai suoi iscritti come utilizzare al meglio gli strumenti per la privacy di Facebook, oltre a mostrare agli utenti che con più probabilità ne sono stati vittima una notifica con l’elenco delle app che continuano a raccogliere dati in maniera attiva (il roll out di quest’ultima feature dovrebbe avvenire in maniera progressiva dal 9 aprile 2018, ndr). Dal canto loro? Solo il 28% degli utenti italiani dice di aver fatto qualcosa – come controllare le impostazioni del proprio profilo o le app collegate – per tutelarsi in maniera migliore. Il 23% dice di avere intenzione di farlo nell’immediato futuro, ma c’è soprattutto un 43% che non ci ha ancora completamente pensato. A dimostrazione del fatto che non è tanto la fiducia in Facebook degli italiani quanto l’uso consapevole di questo e di tutti gli altri strumenti digitali a disposizione, è quello di cui forse mancano di più gli internauti nostrani, nonostante ci sarebbe almeno un 72% di intervistati che si dice addirittura pronto a rinunciare a Facebook o a qualsiasi altro social network che non tuteli adeguatamente i suoi dati personali.

Sulla scia di quest’ultimo dato, ce n’è un altro interessante nella ricerca di Ipsos. Un 63% degli italiani si sarebbe lasciato sfiorare almeno una volta dall’idea che sarebbe meglio tornare a un mondo senza smartphone e senza social network. Estremisti del digital detox? Non sembrerebbe, nonostante abbiano avuto anche in Italia una certa eco gli appelli a boicottare Facebook, almeno fino a che da Menlo Park non mostrino i segni di un impegno più chiaro e strutturato per la tutela della privacy e della sicurezza dei dati personali degli utenti. È stato fissato addirittura un #BoycottFacebookDay (l’11 aprile 2018, ndr) durante il quale spegnere Facebook, Instagram, WhatsApp e tutto ciò che gira intorno all’universo Zuckerberg è parsa una buona rivendicazione contro i tanti casi Cambridge Analytica mai venuti agli onori della cronaca. Del resto non è mancato neanche l’esempio di big e i personaggi noti, da Elon Musk a Steve Wozniak, che hanno deciso di chiudere tutti i loro profili e le loro pagine Facebook: una vera protesta? O più una – efficace, considerato il buzz generato da notizie simili – trovata di marketing? Difficile dirlo.

Meno fiducia in Facebook dopo Cambridge Analytica: è un problema solo italiano?

La fiducia in Facebook degli italiani, comunque, non è stata la sola ad aver subito uno scacco. Anche negli altri Paesi, l’attenzione — mediatica e non — di cui è stato oggetto ha inciso profondamente sulla percezione, il coinvolgimento, la stickiness stessa del social. Simile a quella di Ipsos è stata, così,  l’indagine che Reuters ha fatto in riferimento al mercato statunitense: solo il 41% degli americani crede che Facebook abbia sempre obbedito alle leggi in materia di protezione dei dati personali. Una percentuale bassa se confrontata con quella degli altri big del digitale (il valore più alto è il 66% di Amazon, segue il 62% di Alphabet/Google e il 60% di Microsoft, ndr) e che potrebbe essere indice, appunto, di una sfiducia generalizzata nel modo in cui Facebook ha connesso le persone in questi anni.

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