CampagnePubblicità di Balenciaga con bambini e peluche bondage: teorie del complotto o c’è davvero un problema di fondo?

Pubblicità di Balenciaga con bambini e peluche bondage: teorie del complotto o c'è davvero un problema di fondo?

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Copyright Inside Marketing. Fonte: Balenciaga

Dopo gli scatti con bambini e presunti oggetti BDSM, c'è chi accusa Balenciaga di promuovere la pedopornografia: un po' di chiarezza sul tema e una riflessione sul vero problema dietro questa scelta comunicativa.

Negli ultimi giorni si è parlato molto di una campagna lanciata da Balenciaga nella quale alcuni bambini posavano con peluche presuntamene ispirati a delle pratiche BDSM (sigla usata per riferirsi a delle pratiche erotiche collegate a bondage, dominazione, sottomissione, sadismo e masochismo).

Pochi giorni dopo sono iniziate a circolare in Rete anche delle foto relative a un’altra collezione Balenciaga per la primavera 2023, dove su un tavolo appare una pagina di una sentenza del 2008 della Corte Suprema degli Stati Uniti sulla pedopornografia.

Con il lancio di queste due campagne si è accesa la polemica: molti utenti hanno accusato la multinazionale di voler promuovere delle pratiche di abuso sui minori, mentre celebrità come Kim Kardashian hanno amplificato la discussione schierandosi contro la scelta comunicativa del brand .

Ecco cosa si sa, al momento, sulla faccenda e cosa racconta, in particolare sul tema della sessualizzazione dei bambini, la comunicazione pubblicitaria.

Bambini e peluche bondage: cos’altro c’era nelle foto condivise da Balenciaga?

La crisi è scoppiata il 16 novembre con il lancio della “Balenciaga Gift Shop“, una campagna che – secondo quanto riportato in un comunicato stampa (successivamente cancellato da Balenciaga) – voleva essere un’«esplorazione di ciò che le persone accumulano e ricevono come regali».

Sui social però, le foto della campagna, scattate dal fotogiornalista italiano Gabriele Galimberti, sono state interpretate in modo ben diverso da moltissimi utenti che hanno identificato, nel set, dei chiari riferimenti a degli oggetti fetish, condannando la bizzarra scelta di unire il mondo dei bambini all’immaginario relativo alle pratiche erotiche sopracitate.

Campagna di Balenciaga con bambini e peluche

Fonte: Balenciaga

Analizzando una delle foto nel dettaglio, è possibile vedere una bambina che posa con una borsa a forma di orsacchiotto: il peluche in questione, come altri di questa collezione, indossa un accessorio molto simile alle cinture usate per le pratiche di bondage.
Il resto del set è costituito da una serie di giocattoli (mattoncini da costruzione, un puzzle, un cane di peluche) sparsi a terra, di lato.
Al centro dell’inquadratura, invece, un tavolo dove si vedono diversi oggetti della collezione di Balenciaga, tra cui delle collane a catena (anche queste ultime facilmente ricollegabili alle pratiche BDSM) e dei bicchieri da spumante e da birra.

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Foto modificata da Inside Marketing (da fonte: Balenciaga).

Come fatto notare però, la questione si è aggravata quando Balenciaga ha condiviso, il 21 novembre, la campagna di lancio della Garde-Robe Spring 2023, ossia, la collezione di primavera dell’anno prossimo.

Ad accendere gli animi è stato un dettaglio presente su una delle foto di questa campagna, ambientata in un ufficio: facendo zoom su uno dei fogli sparsi sulla scrivania, è possibile identificare un estratto di una sentenza della Corte Suprema nordamericana sul rapporto tra libertà di parola e pedopornografia.

Fonte: Balenciaga

Le accuse di promozione della pedopornografia a Balenciaga hanno un qualche fondamento?

Occorre notare che la campagna Garde-Robe Spring 2023 è stata realizzata diversi mesi prima del lancio della campagna “Balenciaga Gift Shop”: le foto delle modelle Nicole Kidman, Isabelle Huppert e Bella Hadid per la collezione primavera 2023 sono state infatti scattate a luglio mentre i relativi capi sono stati presentati ancora prima, a maggio 2022.

Nonostante ciò, molti sono stati gli utenti che hanno condiviso delle immagini delle due campagne, presentandole erroneamente come dei contenuti collegati anche temporalmente tra loro, fomentando in questo modo le accuse rivolte a Balenciaga sulla presunta intenzione di promuovere la pornografia infantile.

Screen da social: Twitter

Fonte profilo Twitter: del brand/persona

Il 28 novembre sull’account Instagram della marca è finalmente arrivata la risposta di Balenciaga che ha ammesso di aver commesso dei «gravi errori», dichiarando di prendersi la responsabilità per la mancata verifica dei contenuti delle due campagne sopracitate.

Il brand ha inoltre ribadito la propria posizione, schierandosi contro ogni forma di abuso sui bambini.

Nella dichiarazione, Balenciaga ha menzionato gli orsacchiotti, «che alcuni hanno ritenuto fossero ispirati a degli accessori BDSM», ammettendo che essi, insieme agli altri prodotti della collezione, non avrebbero dovuto essere presentati insieme a dei bambini.

Il brand ha anche avviato una causa contro North Six, responsabile per la realizzazione della campagna primavera 2023, accusando la casa di produzione di aver incluso degli oggetti mai approvati dal brand di moda nelle foto scattate, facendo riferimento soprattutto ai fogli sparsi sulla scrivania che si sono rivelati essere dei veri documenti legali.

Screen da social: Instagram

Fonte profilo Instagram: del brand/persona

North Six ha invece aggiunto che i fogli in questione provenivano da una serie di scatole prese in prestito dal set di una serie TV e che avrebbero dovuto rappresentare semplicemente dei finti documenti, come riporta Il Post[1].

Molti non credono, però, che si tratti soltanto di una coincidenza ed è così che si è presto diffuso l’ hashtag #BurnBalenciaga insieme a una serie di video dove i consumatori bruciano dei pezzi di abbigliamento e degli accessori di questa marca.

@sanabria1244

#balenciaga

♬ original sound – Elias Sanabria

Il dibattito si è acceso ancora di più quando la testimonial di Balenciaga Kim Kardashian ha espresso la propria posizione riguardo i contenuti diventati virali, dichiarando di dover «rivalutare la relazione con il brand».

Screen da social: Twitter

Fonte profilo Twitter: Kim Kardashian

In un altro tweet, Kim Kardashian ha inoltre espresso il proprio stupore nei confronti delle «immagini inquietanti» condivise da Balenciaga e ha ricordato che «ogni tentativo di normalizzare qualsiasi forma di abuso sui minori non può essere accettata nella nostra società»: un simile commento, da parte di un’ influencer di portata globale come Kim Kardashian, non poteva che spingere ancora più utenti a prendere parte alla discussione, riprendendo il tema dell’abuso minorile e, per associazione, della pedopornografia.

Una scelta (fin troppo) ingenua da parte di Balenciaga o una provocazione sfuggita di mano?

La verità è che, finora, Balenciaga non ha ammesso di aver creato dei peluche volutamente ispirati alla pratiche BDSM e, a questo proposito, anche il fotografo Galimberti ha dichiarato che, pur trovandoli «brutti», non li riteneva degli oggetti punk né tantomeno bondage, come riportato dalla testata Rolling Stone[2].

È possibile dunque che una simile polemica sia stata soltanto frutto di una scelta (troppo) ingenua da parte del brand che non avrebbe previsto un possibile collegamento da parte del pubblico tra gli oggetti della suddetta collezione e quelli fetish?

L’altra ipotesi, forse più comprensibile se si tiene conto dello storico di questo brand, riguarda l’intenzione di lanciare una campagna dal tono provocatorio, una strategia che da molto accompagna le campagne di questa marca specialmente da quando Demna Gvasalia ne è diventato, nel 2015, il direttore artistico.
Si pensi, per esempio, a quando Balenciaga ha messo in vendita una borsa blu, molto simile alla borsa della spesa IKEA, al costo di 2.145 dollari.

Nel caso specifico delle due campagne del 2022, però, sembrerebbe che l’azienda non abbia valutato al meglio le possibili ripercussioni di una simile strategia, tanto che la questione potrebbe avere delle conseguenze notevoli per Balenciaga, soprattutto nel mercato statunitense, come riportato in un articolo del New York Times.

Da un lato occorre ricordare che, in situazioni di crisi come questa, si innescano spesso sui social delle dinamiche che portano a una visione distorta e poco accurata dei fatti da parte dell’opinione pubblica. Ma è vero anche che Balenciaga avrebbe dovuto anticipare le possibili reazioni a una campagna provocatoria dove vengono coinvolti dei bambini: con un atteggiamento alquanto superficiale, il brand sembra infatti aver sminuito l’importanza di un tema così delicato come quello della tutela dei minori.

Le conseguenze più immediate sono già evidenti e hanno coinvolto non solo questo brand di lusso ma anche Gabriele Galimberti: a tal proposito, il fotografo ha dichiarato di aver ricevuto «circa 2500 minacce di morte» arrivate tramite social in un solo giorno e di aver ricevuto diverse «telefonate durante la notte» da persone che attribuivano a lui la responsabilità per la creazione della campagna in questione, secondo un’intervista rilasciata a La Repubblica il 30 novembre[3].

Il post condiviso sul suo account Instagram ricorda invece che, come spesso accade nella sessioni fotografiche pubblicitarie, la «conduzione della campagna e la scelta degli oggetti da presentare non è nelle mani del fotografo», dettaglio importante che non sembra essere stato tenuto in considerazione dai moltissimi utenti che, negli ultimi giorni, si sono schierati contro questo professionista.

Screen da social: Instagram

Fonte profilo Instagram: Gabriele Galimberti

A tal proposito, la richiesta di scusa di Demna Gvasalia per la «scelta artistica sbagliata» è arrivata diversi giorni dopo. Il 3 novembre, con un post condiviso sul proprio account Instagram, il direttore artistico “si è preso la responsabilità” per quanto accaduto, dichiarando:

anche se a volte mi piace usare il mio lavoro a scopo di provocazione, non ho mai avuto l’intenzione di farlo con un argomento così terribile come l’abuso contro i bambini che io condanno.

Screen da social: Instagram

Fonte profilo Instagram: Demna Gvasalia

Sessualizzazione dei bambini: qual è il vero problema dietro alla campagna di Balenciaga?

Indipendentemente dalle motivazioni che hanno dato vita a questa campagna, non è certo la prima volta che polemiche simili, legate a delle scelte comunicative controverse da parte di multinazionali importanti, contribuiscono a richiamare l’attenzione su tematiche di notevole rilievo sociale, e non solo.

Inoltre, in questo caso, il coinvolgimento di una celebrità come Kim Kardashian ha permesso di accendere ulteriormente il dibattito sul problema della sessualizzazione dei bambini anche se, come fatto notare, spesso la discussione sul Web assume dei contorni poco costruttivi.

Se nelle foto condivise da Balenciaga questo problema era decisamente più evidente (per la scelta degli accessori sopracitati), ci sarebbero invece delle pratiche meno esplicite e più diffuse nelle pubblicità che sono da ritenere in contrasto col Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, in vigore in Italia.
Secondo quanto specificato nella “guida alla tutela dei minori nella comunicazione commerciale“, pubblicata sul sito dello IAP, infatti, sono da considerare, nel nostro Paese, inaccettabili, le campagne pubblicitarie che presentino, per esempio:

«bambini e bambine visibilmente truccati, con indosso abiti, ad esempio calze a rete e tacchi a spillo, impropri per la loro età, con piercing e tatuaggi in atteggiamenti da “macho” e “preda” in un contesto di degrado industriale».

Inoltre, in questa guida, a proposito di «sessualizzazione dei bambini e suggestioni a contenuto erotico» vengono segnalati non solo quei contenuti che ricorrono a immagini o a claim espliciti, ma anche a quelli meramente allusivi, vale a dire a quelli con un riferimento meno chiaro e diretto (come potrebbero essere le foto della “Gift Shop Collection” di Balenciaga).

Quando una polemica come quella in cui si è ritrovata Balenciaga prende piede sul Web, nascono rapidamente delle conversazioni che vanno oltre i fatti accaduti: proliferano spesso, per esempio, post e commenti che incitano all’odio e alla violenza anche quando l’intenzione iniziale dovrebbe avere tutt’altra natura (nel caso specifico della polemica circa questo brand l’intenzione, infatti, avrebbe dovuto essere tutelare i minori).

Occorre, perciò, in queste situazioni, cercare di distinguere quelle che sono supposizioni e ipotesi da fatti veramente accaduti per evitare di non distogliere l’attenzione dalle problematiche reali che andrebbero affrontate.

Non è possibile, infatti, affermare con certezza che la collezione di Balenciaga fosse intenzionalmente ispirata a delle pratiche BDSM, né tantomeno che l’azienda cercasse di promuovere la pedopornografia.
Sicuramente, però, la vicenda potrebbe rappresentare l’occasione per riflettere sul problema della sessualizzazione dei minori nella pubblicità andando a rivedere anche quelle scelte comunicative contenenti dei riferimenti sottili ma comunque allusivi che, volendo citare la guida sopracitata, potrebbero suscitare nei più piccoli «un’attenzione verso la tematica sessuale prematura» e/o indure loro «a imitare comportamenti innaturali» per la loro età e «inopportuni sul piano educativo».

Se da un lato alcune delle accuse rivolte a Balenciaga possono sembrare esagerate o addirittura complottistiche, dunque, dall’altro risulta comunque poco chiara la motivazione che ha portato un brand di portata globale a fare una simile scelta comunicativa, nella quale è difficile non vedere un’associazione (più o meno diretta) tra bambini e pratiche di bondage.

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