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ComunicazioneLa nuova campagna Valentino omaggia la fluidità di genere (e scatena l’odio in Rete)

La nuova campagna Valentino omaggia la fluidità di genere (e scatena l'odio in Rete)

A divenire manifesto della nuova campagna della maison Valentino è lo scatto di un uomo nudo che regge una borsa. L'autoritratto del modello e fotografo Michael Bailey Gates, che omaggia la fluidità di genere, ha scatenato un'ondata di odio sugli account ufficiali della casa di moda.

La nuova collezione di Valentino, firmata Pierpaolo Piccioli, divenuta poi manifesto della fluidità di genere, ha scatenato un vortice di odio e disprezzo sui social. A indignare la Rete è la foto, pubblicata sull’account Instagram della maison per la campagna promozionale, di un modello nudo che regge l’iconica bag Roman Stud.

A spaventare è il nudo di Gates o la fluidità di genere?

L’immagine del modello e fotografo newyorkese Michael Bailey Gates, immortalato tra antiche colonne, ha dato il via a una staffetta di commenti omotransfobici. Lo scatto, come ha sostenuto il direttore creativo Piccioli, non voleva essere provocatorio. La collezione di Valentino si inserisce in un concept molto più ampio che comprende la volontà di stravolgere i codici d’abbigliamento maschile e omaggiare la fluidità di genere. Insomma, l’obiettivo è riflettere i cambiamenti della società contemporanea e portare avanti l’idea – già affermata – di una moda genderless.

I commenti di persone corse a supportare il modello e il messaggio che la campagna intende ancora veicolare non sono mancati, ma hanno fallito nell’oscurare l’ondata di bigottismo e moralismo che ha fatto seguito alla pubblicazione.

Classificatosi come il post della maison che nelle ultime settimane ha ricevuto il maggior numero di interazioni, dalla sezione commenti si leva un coro di emoji disgustate e profili scandalizzati. C’è chi si domanda quale sia il “sesso” del modello, ponendo in evidenza un binarismo di genere ancora dilagante in Italia e nel mondo. Molti ritengono che una campagna pubblicitaria simile sia pura propaganda LGBTQI+, finalizzata ad avvelenare i «nostri bambini». I capelli lunghi di Gates, le sue forme sinuose e il petto coperto di folti peli rappresenterebbero, ai più, una profanazione della femminilità. «È la fine del mondo questa […] manca poco, anche la pedofilia diventerà qualcosa di normale», si legge in Rete.

Valentino fluidità di genere

Replica di parte dei follower di Valentino nella sezione commenti del post Instagram che ritrae Gates e omaggia la fluidità di genere.

Le reazioni della maison: i commenti del direttore creativo che invitano al cambiamento

La spirale di omofobia e transfobia ha spinto il protagonista dello scatto, Michael Bailey Gates, a rendere, per qualche ora, il proprio account Instagram privato. Gli insulti hanno inoltre scosso Pierpaolo Piccioli che, sul social network, ha così commentato: «Dopo aver pubblicato questo scatto su Maison Valentino, molte persone hanno reagito con commenti d’odio e aggressivi. Il mio lavoro è fornire la mia visione di bellezza secondo i tempi in cui viviamo, e la bellezza e chi riteniamo sia bello riflette i nostri stessi valori».

Un designer che sceglie uno stile genderfluid non si limita a confezionare un messaggio di inclusività, una strategia di marketing che mira a monopolizzare l’attenzione delle persone non binarie e non si mostra al mondo solo come osservatore scrupoloso del dibattito pubblico. Un designer di questo tipo si fa portavoce di una “estetica universale” che influisce sui mercati e in maniera più generale sulla società e sulla cultura. Svincolarsi da stereotipi e costrutti sociali è perciò sicuramente fondamentale nel settore dell’alta moda, ma non solo, perché dovrebbe essere prerogativa di tutti.

Piccioli, a tal proposito, ha così proseguito su Instagram: «Stiamo assistendo a un grande, enorme cambiamento del genere umano, i movimenti di autocoscienza sono tutti guidati dalla stessa idea: l’evoluzione è possibile se l’uguaglianza è possibile, se l’inclusività è possibile, se i diritti umani sono difesi e la libertà di espressione è protetta e nutrita. L’odio non è un’espressione, l’odio è una reazione alla paura e la paura può facilmente trasformarsi in violenza, che può essere un commento o un’aggressione a due ragazzi che si baciano in una metropolitana».

Non è necessario essere politici, personaggi pubblici o attivisti per divenire promotori del cambiamento: «Dobbiamo condannare ogni forma di violenza, odio, discriminazione e razzismo e sono felice di poter utilizzare la mia voce e il mio lavoro per farlo, ora e per sempre. Questa fotografia è un autoritratto di un giovane uomo e il male è negli occhi di chi guarda, non nel suo corpo nudo. Il cambiamento è possibile, nessuno ha mai detto fosse facile ma sono pronto ad affrontare le difficoltà, nel nome della libertà, dell’amore, della tolleranza e della crescita personale».

Quello di Piccioli è dunque un invito all’accettazione e alla tutela della libertà di espressione, oltre che naturalmente al cambiamento di mentalità soprattutto. Il direttore creativo spera che il suo invito possa trovare un riscontro pratico ed efficace nella vita di tutti i giorni.

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