Martedi 13 Novembre 2018
OpportunityCampagna #emojiquake: il concorso per creare l’emoji del terremoto

Campagna #emojiquake: il concorso per creare l'emoji del terremoto

La campagna #emojiquake è un concorso per la creazione dell'emoji relativa al terremoto, che potrebbe risultare utile in situazioni di emergenza.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore Inside Marketing
Campagna #emojiquake: il concorso per creare l'emoji del terremoto

Una lunga lista di emoji è presente nelle tastiere dei nostri smartphone ed è diventata parte integrante della comunicazione di tutti i giorni, poiché arricchisce i messaggi di colore e di emozioni. È possibile ipotizzare, però, il loro utilizzo per salvare una vita in una situazione di emergenza, per esempio? Proprio partendo da questo concetto è stata lanciata la campagna #emojiquake, un’iniziativa che prevede un concorso per la creazione dell’emoji del terremoto: secondo un gruppo di scienziati, infatti, questo strumento potrebbe essere indispensabile in un momento di crisi.

Emoji in situazioni di emergenza: possono davvero salvare vite?

Secondo i dati della Commissione Europea, un terzo della popolazione mondiale è soggetta a rischio sismico, motivo per cui qualunque iniziativa che possa in qualche modo aiutare chi si trova a fronteggiare un pericolo del genere è accolta con successo. La possibilità di comunicare rapidamente una situazione di pericolo, di scappare facilmente o di trovare un luogo in cui essere al sicuro è fondamentale in questi casi: nel caso di calamità naturali, infatti, anche un solo secondo può fare la differenza. Proprio per questo motivo, un gruppo internazionale di scienziati ha proposto al Consorzio Unicode (organizzazione non-profit che promuove la standardizzazione dei caratteri tra diversi dispositivi e piattaforme) l’aggiunta di un’emoji apposita. Il sismologo Stephen Hicks, ideatore e promotore della campagna #emojiquake, ha spiegato che l’obiettivo è quello di riuscire a comunicare in maniera efficace con tutte le regioni che possono essere colpite da queste calamità.

Grazie ai social network e ai diversi sistemi di allerta oggi disponibili, emoji come quella del terremoto consentirebbero di segnalare una situazione di emergenza a un gran numero di persone contemporaneamente, in maniera veloce, concisa e comprensibile, grazie appunto all’utilizzo di un linguaggio “universale”, come quello delle faccine. Simboli come quello del tornado, del vulcano o dello tsunami sono già stati aggiunti e a questo proposito Sarah McBride, ricercatrice in Scienze Sociali presso lo United States Geological Survey, si è interrogata sul perché non esista ancora un simbolo per i terremoti. L’esperta, che si occupa di comunicazione in situazioni di emergenza, sostiene la campagna #emojiquake e ha spiegato tramite u  tweet che «non tutte le persone hanno tempi di lettura o di comprensione delle parole veloci. Le immagini, però, come le emoji, risultano più facili da comprendere, specialmente per persone turbate da una situazione come quella del terremoto».

Trattandosi di un linguaggio ancora molto recente, l’utilità delle emoji in situazioni di emergenza non è stata ancora studiata in maniera approfondita; tuttavia, come fatto notare dal sito della BBC, le immagini e la segnaletica in generale vengono da tempo ormai utilizzate per facilitare la comunicazione di messaggi che devono essere compresi velocemente da chiunque: si pensi, per esempio, alle indicazioni presenti in aereo relative ai comportamenti da adottare in caso di emergenza. Come sottolineato da Stephen Hicks, «i tweet possono essere geotaggati e spesso possiamo intercettare un terremoto più velocemente con i social network che attraverso le onde sismiche» e questo consentirebbe, come ha spiegato il sismologo alla BBC, di inviare rapidamente delle equipe di aiuto locali.

Campagna #emojiquake e concorso: come partecipare

Il concorso per la creazione della miglior emoji del terremoto è aperto a tutti, quindi non bisogna essere un sismologo o un graphic designer per poter partecipare, come spiegato sul sito dell’iniziativa.

Quali sono, però, i criteri di selezione? Per prima cosa le emoji create devono evocare un terremoto e, dunque, rappresentare una situazione in cui “trema la terra” (un esempio potrebbe essere quello di un palazzo che crolla). Il design dovrà essere semplice, in modo da rendere l’emoji facilmente riconoscibile all’interno di tutti i dispositivi in cui verrà introdotta, chiaramente in un formato molto piccolo. Un’altra caratteristica fondamentale è quella dell’universalità: dovrà essere facilmente comprensibile, indipendentemente da culture e lingue e, ovviamente, dovrà distinguersi dalle altre emoji presenti nella lista Unicode.

I concorrenti potranno presentare i propri progetti entro il 14 luglio 2018. La valutazione verrà fatta da un comitato che selezionerà le quattro migliori emoji; le finaliste, poi, verranno sottoposte a una votazione su Twitter, attraverso l’hashtag #emojiquake, e il vincitore verrà annunciato poco dopo.

Le emoji dovranno essere inviate all’indirizzo: emojiquake@gmail.com ed è necessario che queste rispettino alcune linee guida: il formato dovrà essere PNG, le dimensioni 72×72 pixel, la parte che contorna l’immagine principale dovrà essere trasparente e le scale di grigio non saranno accettate. Ulteriori indicazioni per la creazione dell’emoji, comunque, sono presenti sul sito ufficiale della campagna #emojiquake, dove è possibile trovare una lista di alcune delle emoji del terremoto inviate dai partecipanti.

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