Lunedì 19 Ottobre 2020
MarketingLe candele di McDonald’s al profumo di panino e altri esempi improbabili di merchandising creato dai brand

Le candele di McDonald's al profumo di panino e altri esempi improbabili di merchandising creato dai brand

Dalle scarpe per ordinare la pizza alle candele di McDonald's: alcuni esempi bizzarri di merchandising nel mondo del food (e non solo).


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Le candele di McDonald's al profumo di panino e altri esempi improbabili di merchandising creato dai brand

Il gigante americano del fast food ha deciso di lanciare un prodotto alquanto improbabile per un brand del settore alimentare: si tratta delle candele di McDonald’s, lanciate a febbraio, che certamente “fanno notizia” ma che in realtà non rappresentano una novità nel mondo del food.

Le candele di mcdonald’s e altre trovate simili nel mondo del fast food (e non solo)

Ne esistono sei diverse, ognuna con un profumo differente: carne fresca, formaggio, cipolla, cetriolini sottacetoketchup e al pane ai semi di sesamo. Un kit di sei candele, pfereibilmente «da accendere insieme per ottenere il massimo della “delizia”», come consiglia il brand sul packaging del nuovo prodotto firmato McDonald’s, in vendita sul sito aziendale Golden Arches Unlimited e già sold out.

Fonte: Katsfm

Si tratta chiaramente non di una semplice strategia di brand extension , ma di una delle tante trovate di marketing del brand, volta innanzitutto a promuovere la visibilità della marca e a invogliare all’acquisto dei prodotti alimentari attraverso la stimolazione sensoriale. Questo perché la mera creazione di una candela di McDonald’s al profumo del panino dell’azienda di per sé non può che generare conversazione attorno al brand, come è successo anche in altri precedenti casi di lancio di prodotti particolarmente bizzarri come la candela all’odore di vagina, creata dall’attrice Gwyneth Paltrow ed esaurita in 24 ore.

Fonte: Heretic Parfum

Bisogna dire, comunque, che McDonald’s ha tenuto conto di quel che sembra ormai essere una tendenza nel mondo del fast food, ovvero dare la possibilità ai consumatori (ma, probabilmente, in modo particolare ai brand lover) di sentire l’odore dei prodotti alimentari più amati in qualsiasi momento e di riempire anche la propria casa di questo profumo.

In effetti, se le candele di McDonald’s possono sembrare una strana trovata, i consumatori più attenti avranno sicuramente sentito parlare di simili iniziative messe in atto da altri brand. L’idea stessa di una candela al profumo di “cheeseburger” era già stata sviluppata da Grey Lines che ha creato anche prodotti simili con odori come “chicken nugget” per esempio.

Fonte: Grey Lines

Anche KFC aveva realizzato nel 2016 una candela al profumo di pollo fritto: come descritto in un post di Instagram, i consumatori potevano partecipare a un concorso per vincerne una, inviando dei suggerimenti per altri esempi di merchandising innovativo che avrebbero voluto fosse creato dall’azienda.

Fonte: KFC.

Anche Pizza Hut ha lanciato nel 2012 il profumo alla pizza, mentre il diretto competitor di McDonald’s, Burger King (Giappone), ha creato nel 2015 un profumo all’odore di hamburger alla griglia.

Candele di mcdonald's. burger king

Fonte: Dawn

La stessa azienda ha persino creato i “Dogpper“: «il Whooper per cani», ossia dei biscotti in edizione limitata, pensati per gli animali domestici.

E se l’ultima (audace) trovata pubblicitaria di Burger King presentava un Whooper ammuffito, usando un’immagine che di solito ha una connotazione negativa per vantarsi della qualità dei propri prodotti, privi di conservanti, ancora una volta si può notare il netto contrasto tra la strategia di marketing delle due aziende: con le candele di McDonald’s il brand sceglie ancora di puntare su associazioni e ricordi positivi collegati allo storico marchio (in questo caso, proponendo un odore familiare e appetibile per molti consumatori in tutto il mondo).

Altri esempi improbabili (e bizzarri) di merchandising

Restando ancora nel settore del fast food, che sembra essere particolarmente propenso a queste forme di merchandising, impossibile non nominare le Pie Top, le scarpe lanciate da Pizza Hut nel 2017 che consentivano di ordinare la pizza se connesse al cellulare tramite Bluetooth e un’apposita app e premendo un pulsante posizionato sulla parte frontale delle sneakers. Anche se l’idea può sembrare strana per alcuni consumatori, sembra che le sneakers siano piaciute ai fan di Pizza Hut (che le hanno definite un «fenomeno culturale»), tanto che nel 2018 l’azienda ha lanciato una versione migliorata dei questo modello: oltre a ordinare i prodotti del brand, le Pie Tops II permettevano anche di mettere la TV in pausa.

Fonte: Pizza Hut

KFC invece ha deciso di andare ancora oltre creando il KFC Innovations Lab, un laboratorio pensato per lo sviluppo di idee “innovative” ma anche particolarmente bizzarre, come una cravatta con geolocalizzatore, un tavolo da picnic in cartone, un bastone che serve anche per controllare da remoto la TV e persino una vasca idromassaggio a forma dell’iconico secchio di KFC. In uno spot il brand presenta ai consumatori queste idee, invitandoli a partecipare a una campagna di crowdfunding , contribuendo così a rendere ognuno di questi progetti realtà.

Pepsi invece offre ai consumatori, fino al 6 marzo 2020, la possibilità di vincere un anello di fidanzamento, del valore di 3mila dollari, in platino e con un diamante di 1.53 carati, prodotto in laboratorio utilizzando dei cristalli di Pepsi.

I casi menzionati rappresentano dei concept alquanto improbabili e lontani dal core business e dalla categoria di appartenenza dell’azienda. Simili brand extension finiscono per diventare, proprio per questa ragione, un modo per attrarre, inevitabilmente, l’attenzione verso il brand, associandolo a un’iniziativa dal tono umoristico e alimentando anche il senso di appartenenza dei brand lover e in molti casi anche una certa passione – come testimoniano il successo e i diversi sold out riscontrati – verso le più strane forme di merchandising.

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