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MacroambienteLa cannabis legale come risorsa sostenibile

La cannabis legale come risorsa sostenibile

marijuana legale

La cannabis legale può rappresentare una risorsa in diversi ambiti (energetico ed edilizio, per esempio) ma anche per l'ambiente: ecco perché e in che modo può risultare utile in alcuni contesti.

L’entrata in vigore della legge n. 242 del 2016 (“Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”) ha permesso lo sviluppo di un nuovo segmento di mercato, quello della cannabis legale, caratterizzato da una crescita rapida e costante: nel 2021, infatti, sono oltre 4mila gli ettari dedicati a questo tipo di coltivazione.

L’espansione di questo peculiare settore produttivo è favorita dalle disposizioni contenute nella legge citata che consente di coltivare, senza necessità di richiedere alcuna autorizzazione, la canapa sativa L., definendo in dettaglio quali sono le modalità di lavorazione e trasformazione di tale varietà (l’unica della specie iscritta nel catalogo delle varietà agricole ammesse alla coltivazione nell’Unione europea). L’aggiornamento normativo ha difatti sdoganato anche nel nostro Paese la marijuana legale o “light” (per via delle concentrazioni di THC prossime allo zero), facilmente reperibile nei negozi specializzati in-shop e in quelli online come Prodotti-Cannabis. Al contempo, ha favorito lo sviluppo di una filiera piuttosto variegata in grado di fornire risorse sostenibili a svariati settori economici e commerciali.

La cannabis light per la bonifica ambientale

La legge n. 242/2016 prevede all’articolo 2 (“liceità di coltivazione”) che dalla cannabis sativa L. sia possibile ricavare «materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia», nonché «materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati».

La canapa, infatti, è una pianta dalle spiccate proprietà benefiche per l’ambiente circostante, in quanto è in grado di assolvere una funzione simile a quella di un filtro, poiché assorbe le sostanze nocive come il mercurio (o altri metalli) e trattiene il carbonio, rilasciando, al contempo, ossigeno. Trattandosi di una varietà resistente e rigogliosa ha un limitato fabbisogno di acqua (inferiore al cotone, per esempio) e non necessita di essere trattata con agenti chimici – come i fertilizzanti di sintesi – e, di conseguenza, non contribuisce all’inquinamento del suolo e delle falde acquifere. In aggiunta, grazie allo sviluppo in profondità dell’apparato radicale, la canapa costituisce un’ottima soluzione per il contrasto all’erosione del suolo.

La canapa come alternativa al cotone e nuova risorsa energetica

Tra i semilavorati che, per legge, è possibile ottenere dalla trasformazione della cannabis sativa ci sono anche le fibre. I tessuti ricavati dalla canapa, infatti, rappresentano un’ottima alternativa al cotone e al lino, in quanto sono più resistenti e traspiranti. In aggiunta, le coltivazioni hanno un minore fabbisogno di acqua e offrono una resa maggiore, ragion per cui, in termini di sostenibilità, sarebbe auspicabile convertire, anche solo in parte, la produzione di cotone con quella di canapa.

Un altro comparto che potrebbe beneficiare di un più vasto impiego dei derivati della canapa è quello energetico. All’articolo 2 della legge 242/2016 si legge che la cannabis sativa L. può essere utilizzata anche per ottenere «oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico». A supporto di questo tipo di utilizzo ci sono alcuni studi recenti che dimostrano come dalla cannabis light sia possibile ottenere un combustibile biodiesel che produce una modesta quantità di emissioni a fronte di un tasso di conversione particolarmente elevato.

Infine, la canapa si presta a svariati impieghi in ambito edilizio; in particolare, la fibra di cannabis può essere utilizzata come isolante per le tubature o materiale per la coibentazione termoacustica. I vantaggi della riconversione del settore sarebbero numerosi: da una parte produttori e clienti potrebbero beneficiare di un abbattimento dei costi, senza pregiudicare la qualità del risultato complessivo, e dall’altra ridurre l’impatto ambientale di un settore particolarmente “inquinante” come quello edilizio.

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