Lunedì 26 Ottobre 2020
MacroambienteArriva il centro informazioni di Facebook per combattere il cambiamento climatico ma anche la disinformazione sull’argomento

Arriva il centro informazioni di Facebook per combattere il cambiamento climatico ma anche la disinformazione sull'argomento

Grazie alle partnership con diverse organizzazioni di fact-checking e alle diverse risorse messe a disposizione da enti come l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, la nuova iniziativa di Facebook per combattere il cambiamento climatico promuoverà la diffusione di contenuti scientificamente fondati su questo tema.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Arriva il centro informazioni di Facebook per combattere il cambiamento climatico ma anche la disinformazione sull'argomento

«Il cambiamento climatico è reale»: è così che l’azienda di Mark Zuckerberg introduce il Climate Science Information Center, cioè il nuovo centro informazioni di Facebook per combattere il cambiamento climatico attraverso la diffusione di contenuti attendibili, scientificamente dimostrati, sull’argomento, attorno al quale non mancano teorie complottiste e antiscientifiche.

In cosa consiste il climate science information center?

Similmente a quello lanciato per il coronavirus (che ha raggiunto 2 miliardi di utenti ed è stato usato da 600 milioni di persone), il nuovo centro informazioni per la scienza del clima è uno spazio creato su Facebook per combattere il cambiamento climatico, connettendo «le persone con informazioni scientificamente fondate». Così, la piattaforma social proporrà agli utenti delle risorse provenienti da organizzazioni che si dedicano a questa causa e delle azioni che ogni persona può intraprendere per dare un contributo a questa sfida. Tra i dati presenti in questo spazio ci saranno delle informazioni rilasciate da enti come il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) e relativi partner, tra cui il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO).

Come si può evincere dal comunicato, le informazioni sul centro informazioni non saranno per ora disponibili in lingua italiana, poiché al momento il centro verrà lanciato solo in Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, con una previsione di lancio in altri paesi a breve giro. Tuttavia, Facebook ha anche anticipato di aver avviato «partnership con oltre 70 organizzazioni indipendenti di fact-checking a livello globale, coprendo oltre 60 lingue» per lavorare all’analisi dei contenuti relativi alla scienza del clima: l’obiettivo sarebbe quello di disincentivare la diffusione dei post ritenuti dai fact-checker come “non veritieri” e segnalarli, con un’etichetta di avviso sul post, come contenuti poco affidabili, valutati come falsi.

L’impegno di facebook per combattere il cambiamento climatico

Oltre alla creazione del centro informazioni di Facebook per combattere il cambiamento climatico, l’azienda ha anche annunciato diverse azioni volte a ridurre il proprio impatto ambientale sul pianeta.

Today we're launching the Climate Science Information Center — a dedicated space that we'll be highlighting at the top…

Pubblicato da Mark Zuckerberg su Lunedì 14 settembre 2020

Come ha dichiarato l’amministratore delegato Mark Zuckerberg attraverso il post di presentazione del centro informazioni, «per rispettare l’Accordo di Parigi limitando l’aumento delle temperature a 1,5°C, le emissioni globali nette dovranno essere pari a zero entro il 2050. Per aiutare a raggiungere questo obiettivo, le operazioni mondiali di Facebook raggiungeranno le zero emissioni entro il 2020 e prevediamo di arrivare alle zero emissioni in tutta la nostra filiera nel 2030».

Il giorno precedente Google aveva invece annunciato il suo obiettivo di diventare la «prima grande azienda che si impegna a utilizzare esclusivamente energia carbon-free, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno in tutti i nostri data center e nei nostri campus nel mondo» entro il 2030.

Entrambi gli annunci seguono iniziative simili di altre big: a gennaio Microsoft aveva dichiarato l’intenzione di diventare carbon neutral entro il 2030 (ossia rimuovendo dall’atmosfera più gas serra di quanti ne vengono emessi) e di eliminare tutte le emissioni pregresse entro il 2050; a luglio invece Apple ha annunciato l’obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2030, cosa che, nel caso di quest’azienda, riguarderà non solo l’intera filiera di approvvigionamento ma anche il ciclo di vita dei prodotti, compresa l’elettricità necessaria per ricaricare ogni dispositivo (le cui emissioni di carbonio associate potranno essere compensate con la piantagione di foreste, per esempio).

Teorie del complotto, antiscientifiche e negazioniste: qual È il ruolo dei giganti tech?

Una ricerca pubblicata su Frontiers in Communication ha messo in evidenza il problema della disinformazione nell’ambito del riscaldamento globale e della crisi climatica: nell’ambito dello studio esplorativo condotto su YouTube, usando per la ricerca di video delle parole chiave relative a questi argomenti, nella maggior parte dei casi ci si è trovati di fronte a visioni contrastanti con le verità accertate scientificamente. La facilità con cui gli utenti accedono e condividono queste informazioni sulle piattaforme rende la sfida davvero importante, ma accresce anche la responsabilità dei giganti del settore nel trovare una risposta a questo problema di tipo informativo. Anche perché, quando si parla di temi di rilievo per la società, negazionismo e teorie del complotto non mancano mai: basti pensare alle manifestazioni, svoltesi anche in Italia, basate sul negare l’esistenza del coronavirus e a episodi come quello avvenuto il 17 settembre 2020 quando un gruppo di persone in Florida è entrato in un supermercato invitando tutti i presenti a togliersi le mascherine in segno di ribellione e di menefreghismo nei confronti delle norme previste per il contenimento dei contagi.

Negli ultimi anni sono cresciuti anche movimenti come quello dei terrapiattisti e dei no-vax, i quali negano la veridicità di informazioni con una solida base scientifica, contribuendo così a diffondere contenuti no  veritieri che non hanno fondamento scientifico. Lo stesso problema si verifica per il cambiamento climatico e, non a caso, a gennaio 2020 il Congresso degli Stati Uniti ha indirizzato una lettera al CEO di Google Sundar Pichai (in particolare a farlo è stata Kathy Castor, chair della Climate Committee), richiedendo l’impegno della multinazionale nel combattere la disinformazione sul tema all’interno di YouTube.

Nonostante tutti gli sforzi dei giganti tech nel rendere le proprie filiere sempre più sostenibili, come fatto notare anche da Facebook nel comunicato menzionato, «sistemare la propria casa è solo l’inizio». Questo vale specialmente per un’azienda che conta oltre 3 milliardi di persone ogni mese sulle proprie piattaforme. Tali piattaforme possono essere contemporaneamente sia un canale di diffusione che di lotta alle fake news : infatti, diventare un’organizzazione responsabile a livello ambientale significa anche (e, forse, nel caso dei social ancora di più) educare i consumatori, spingendoli a essere parte attiva in questa causa.

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