Centro sviluppo iOS a Napoli: ancora nessuna data né sede

Con la notizia della futura apertura di un centro sviluppo iOS a Napoli, non è mancata la cattiva fede, mentre ancora da scegliere ci sono data e location

Centro sviluppo iOS a Napoli: ancora nessuna data né sede

Qualche settimana fa era giunta la notizia, proprio da un comunicato stampa dell’azienda di Cupertino, dell’apertura di un centro per sviluppatori di app iOS a Napoli. In realtà, ad oggi, non è stata dichiarata alcuna data né una location scelta per ospitare la struttura. «Apple sta ancora cercando» dichiara Paolo Barberis, Consigliere per l’Innovazione del Presidente del Consiglio, in un’intervista a EconomyUp «e noi come governo stiamo dando un aiuto per individuare il luogo. Dovrà trattarsi di una scelta razionale e funzionale, ma alla fine sarà l’azienda californiana a decidere». Antonio Prigiobbo, designer dell’innovazione, ideatore e cofondatore di NaStartup, ipotizza che «ci vorranno circa sei mesi per avere una location certa», considerando anche che «a maggio ci saranno le elezioni amministrative e Apple potrebbe aver deciso di prendere tempo per non subire pressione dai vari canditati».

Le ipotesi più accreditate sembrano essere l’ex polo Olivetti a Pozzuoli, l’area di Bagnoli, dove è in corso la bonifica dell’ex area Italsider o, sempre in zona, Città della Scienza o ancora l’ex base Nato. A San Giovanni a Teduccio l’Università Federico II, invece, dispone di capannoni della ex Cirio già in funzione con una trentina di laboratori. Nel particolare, in quest’ultima zona, Prigiobbo rivela che è già in trattativa un accordo con la Microsoft per la creazione di uno specifico polo per lo sviluppo di startup. L’annuncio di Apple è giunto quasi in contemporanea con quello di Cisco, Amazon, Google, EBay e la già citata Microsoft, che stanno mostrando particolare interesse per la penisola. Nonostante ciò, la cattiva fede non manca mai: ricordando che il colosso co-fondato da Steve Jobs doveva al Fisco italiano circa 880 milioni di euro a causa della vendita di prodotti in Italia, ma con fatturazione in Irlanda, qualcuno ha pensato a un accordo della multinazionale con il governo italiano. Il pagamento che era previsto, infatti, in breve tempo è sceso a soli 318 milioni, uno sconto assai generoso, pensato probabilmente in virtù di uno scambio con un investimento. Prigiobbo e Barberis intanto prendono le distanze da una simile ipotesi, puntando sulla scelta strategica: «Cook sa che in una realtà difficile come quella partenopea si può lavorare di più, fare meglio ed essere notati. A Napoli c’è un numero crescente di startup innovative, ma mancano gli strumenti e le condizioni per crescere». A questo punto, allora, non resta che aspettare.


Francesca Paola Esposito
A cura di: Francesca Paola Esposito Autore Inside Marketing
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