Domenica 12 Luglio 2020
MacroambienteI giovanissimi preferiscono chattare sui videogiochi? Cosa questa abitudine racconta di una nuova socialità

I giovanissimi preferiscono chattare sui videogiochi? Cosa questa abitudine racconta di una nuova socialità

Chattare sui videogiochi è il futuro del social networking? Forse no, ma l'abitudine diffusa tra i ragazzi dice molto su una nuova idea di socialità.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
I giovanissimi preferiscono chattare sui videogiochi? Cosa questa abitudine racconta di una nuova socialità

È la prima volta che tra le app di messaggistica preferite dagli italiani compaiono anche app ibride, nell’uso delle quali parlare con amici e conoscenti è solo una delle, tante, possibili funzioni. Gli italiani iscritti Twitch – sempre di più, soprattutto tra i giovanissimi di generazione z e generazione alpha – chattano con gli altri, ma lo fanno mentre guardano la finale di un campionato virtuale di polo o seguono una sessione di gioco (la piattaforma, di proprietà di Amazon, nasce appositamente per lo streaming di videogiochi ed eSport). Qualcosa di simile succede in sparatutto e simulatori, su multiplayer o ambienti di second life e per tutti i giochi che danno la possibilità ai giocatori di chattare o videochattare tra loro durante la partita. Tanto che qualcuno si è chiesto, e non a sproposito, se il futuro della messaggistica istantanea non fosse nei videogiochi e se questa abitudine a chattare sui videogiochi non avesse già trasformato gli stessi in qualcosa di fatto molto simile ai social network. In altre parole: riprendere la partita su Fortnite o occuparsi del proprio giardino su Animal Crossing sono un modo come un altro per vivere momenti di socialità con amici e conoscenti?

Perché per molti giovanissimi chattare sui videogiochi è (quasi) come incontrare un amico al bar

Chi ha studiato più da vicino le generazioni di nativi digitali sa bene che virtuale e reale sono per loro categorie anacronistiche: trascorrono la propria esistenza onlife , comprano in negozio un cosmetico etico che hanno scoperto su social perché consigliato da un virtual influencer e non c’è ragione, così, per cui non possano considerare chattare sui videogiochi una buona occasione per ritrovare amici che non vedono da un po’ o per passare più tempo con i compagni di scuola. Di fatto, ci sono diverse attività, dal leggere al fare attività sportiva, passando per l’andare al centro commerciale, che i gamer più incalliti ammettono di non fare più o di fare meno proprio per via del tempo dedicato al gioco.

i videogiochi tolgono tempo ad altre attività

Giocare in altro modo, guardare la TV e leggere libri sono tra le attività che chi gioca a “Fortnite” ammette di aver sacrificato di più da quando ha scoperto il videogioco. Fonte: Reach 3

Si tratta di una preoccupante dipendenza da videogiochi (che, sì, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva inserito tra le malattie mentali, prima di riabilitare il gaming come attività utile a superare ansia e stress da quarantena, ndr)? O più semplicemente per i più giovani non fa più differenza, o quasi, incontrare i propri amici e trascorrere con loro del tempo nello spazio fisico di un giardinetto pubblico o in quello digitale e binario di un videogioco a capitoli?

L’ipotesi di molti studi è che la stickiness di un ambiente di gioco, ossia la sua capacità di tenere incollati i giocatori, dipenda anche dalla probabilità che lo stesso si trasformi in luogo, in occasione di incontro con amici, conoscenti, altri gamer appassionati. E la dimostrazione forse più empirica a questa ipotesi è nella corsa degli sviluppatori a fornire stanze parallele o impostazioni ad hoc tramite cui i giocatori possano chattare sui videogiochi, a partita in corso e non solo. Già da qualche tempo, per esempio, Fortnite ha rilasciato Party Hub, una feature pensata appositamente per il mobile che permette a chi ha scaricato l’app di iniziare conversazioni audio con amici e contatti anche se in quel momento non si trovano impegnati in una sessione di gioco. Con addirittura un servizio di messaggistica istantanea proprietario, Fortnite di fatto non ha più molto di diverso da un social network tradizionale.

chattare sui videogiochi party hub fortnite

Party Hub è la funzione di “Fortnite” che permette di iniziare delle conversazioni audio con i propri amici, anche al di fuori delle sessioni di gioco. Fonte: The Verge

Anche il modo in cui molti utenti hanno usato i videogiochi durante la quarantena sembra suggerire che questi ultimi non sono più – ammesso che lo siano mai stati – un semplice passatempo. Animal Crossing, che proprio durante l’emergenza coronavirus si è guadagnato il titolo di «miglior gioco del momento» secondo The New Tork Times, è servito per esempio a un gruppo di recupero per persone dipendenti da droghe e alcol a portare avanti gli incontri nonostante le misure e gli obblighi di distanziamento sociale. C’è addirittura chi su Animal Crossing si è sposato, non potendolo più fare momentaneamente dal vivo, e chi racconta come fare l’orto insieme o prendersi cura insieme degli animali della propria fattoria virtuale mentre si discuteva d’altro sulla chat del gioco sia stato l’unico modo per mantenere in vita la relazione con il partner durante il lockdown.

chattare su animal crossing

Per molti simulatori e ambienti per la second life, come il videogioco del momento “Animal Crossing”, la funzione chat è essenziale alle stesse finalità del gioco.

Una ricerca citata da Psychology Today già qualche anno fa evidenziava del resto che quando si ritrovano a chattare sui videogiochi quasi mai i gamer parlano della partita in corso, di tattica di gioco, di trucchi per superare i diversi livelli, ecc. e nella maggior parte dei casi si scambiano, invece, messaggi che la ricerca stessa definisce «socio-emozionali». Sono messaggi che servono a chiedersi come va, a incitarsi a vicenda o congratularsi con l’altro e che in più di un caso su due hanno, insomma, un mood positivo.

chi chatta sui videogiochi non vuole competere con l'avversario

Quando giocano, i GenZer sembrano meno competitivi dei millennials e più propensi a considerare la partita ai videogiochi come un pretesto per restare in contatto con gli amici o per socializzare con utenti che conoscono poco. Fonte: Whistle

Un segno, da un lato, che al contrario dei propri cugini Millennials i giovanissimi di Gen Z e Gen Alpha non vivono il gioco soltanto come un momento per mettersi in competizione o per sfidare gli altri e, dall’altro, di come i videogiochi siano molto più simili ai social network di quanto si immagini per funzione socializzante.

Le chat sui videogiochi (e i videogiochi sulle chat) come segno di una nuova socialità

Chi frequenta Twitch, chi gioca a Fortnite, chi si costruisce una seconda idilliaca vita su Animal Crossing sente innanzitutto di far parte di una community: lo dimostra, soprattutto nel secondo caso, una grammatica piuttosto rigorosa di gesti e rituali che permette di riconoscere immediatamente un gamer da un non-gamer e persino una dicotomia netta come questa si riempie di senso se si considera che il 68% dei maschi della Gen Z parla del gaming come di un tratto della propria personalità.

chattare sui videogiochi per socializzare

Molti giovanissimi riconoscono nell’essere gamer un tratto della propria identità personale. Fonte: Whistle

In molti casi chattare sui videogiochi, come utilizzare le piattaforme digitali per interagire con gli altri, può rappresentare tra l’altro una sorta di zona di comfort per chi ha difficoltà interpersonali o a gestire la pressione di una conversazione dal vivo: un’altra ricerca, condotta dal Pew Research Center, mostra per esempio come le chat dei videogiochi siano lo strumento che i maschi adolescenti e preadolescenti usano di più per parlare e confidarsi con i propri amici e, soprattutto, quello in grado di farli sentire più a proprio agio e rilassati nel farlo.

chattare sui videogiochi importanza

Soprattutto per gli adolescenti maschi, le chat dei videogiochi sono anche un ottimo modo per confidarsi con i propri amici. Fonte: Pew Research Center

Non mancano persino approcci che sfruttano il gaming come terapia associata per forme di autismo, disturbi d’ansia, ecc. Anche senza guardare a casi sui generis come questi ultimi, però, gaming e pratiche a esso collegato – oltre al chattare sui videogiochi, anche il condividere su forum o gruppi Facebook tematici i buoni risultati raggiunti per esempio o l’effettuare acquisti in-app di vite e bonus necessari per continuare la partita o di accessori e outfit virtuali per i propri avatar – fanno parte e contribuiscono a definire la quotidianità di tanti giovanissimi. Qualcuno tra loro organizza la propria routine in modo da riservare momenti specifici della giornata a una partita su Resident Evil proprio come farebbe per una visita al centro commerciale con gli amici e c’è, invece, chi intende il gioco, esattamente come lo stare sui social network, come un’attività di fondo che accompagni tutte le altre della giornata. Proprio in quest’ultima prospettiva, non sorprendono così trovate come quelle degli Instant Game di Facebook con cui, chiudendo il cerchio dei videogiochi che diventano app per chattare e delle app per chattare che si trasformano in videogiochi, i big del social networking sembrano puntare proprio sul gaming per aumentare ancora di più il tempo che gli utenti spendono su app e piattaforme.

Libri di approfondimento

  • Fenomenologia dei social network. Presenza, relazioni e consumi mediali degli italiani online
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