Domenica 21 Luglio 2019
ComunicazioneNiente più food porn, è tempo di cibo brutto su Instagram

Niente più food porn, è tempo di cibo brutto su Instagram

Dopo il food porn, il trend sembra essere condividere cibo brutto su Instagram. Qualche riflessione sulle possibili ragioni del fenomeno.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Niente più food porn, è tempo di cibo brutto su Instagram

Basta con Budda Bowl colorate e salutari, panini gourmet, colazioni fatte in casa ma degne della migliore bakery della città, rivisitazioni soprattutto estetiche dei piatti della tradizione: è tempo di postare cibo brutto su Instagram e il trend sembra essere l’esatto opposto del food porn.

Dal food porn alla riscoperta del cibo brutto su Instagram: perché?

Fin qui i più affezionati di Instagram sembrano essersi sfidati, infatti, a postare il piatto più bello, più esteticamente riuscito, da mangiare prima di tutto con gli occhi. Ed è così che anche la ristorazione si è adeguata a menu Instagram friendly, pieni di frappé unicorno e torte in pasta di zucchero colorati, fotogenici, a prova di like, in una sola parola instagrammabili.

Tutto questo food porn, tutta questa food photografy corrispondono a una reale passione per la cucina e il buon cibo? Forse: i veri foodies, i foodies per professione, infatti, non hanno fatto che trasportare in Rete il loro amore per i fornelli. Non mancano, certo, le accuse di sprechi mosse a food blogger e food influencer, spesso sospettati di buttare una grande quantità di cibo dopo prove e riprove alla ricerca dello scatto perfetto. La domanda più interessante, però, ha a che vedere col perché tanta gente comune non possa fare a meno di fotografare e condividere sui social quello che sta per mangiare e, più di recente, di postare cibo brutto su Instagram. Ci sarebbe, nel primo caso, una forte componente di narcisismo, del resto insita nella maggior parte delle attività che chiunque fa in Rete ogni giorno. Grazie al food porn, infatti, si ha l’opportunità di far credere agli altri di essere proprio quel tipo di persona che si sveglia prima la mattina per preparare una colazione sana, colorata, nutriente e ha il tempo, la sera, di realizzare schiscette per il pranzo che non siano solo buone ma anche belle da vedere… e da fotografare. In una prospettiva come questa, il cibo brutto su Instagram è una potente dichiarazione d’intenti: la vita reale, la vita di tutti giorni, fuori da Instagram, è fatta di cene improvvisate con quel poco che è rimasto in frigorifero, pranzi al lavoro che dopo essere passati al microonde non sono né belli da vedere né particolarmente buoni da mangiare e, ancora, di pizze d’asporto mangiate il weekend davanti alla televisione. Una campagna di sensibilizzazione per una maggiore autenticità sui social, insomma, o quasi.

Non sorprende, così, il successo di account come @zerosbattiincucina in cui a essere protagonisti sono insalate in busta, surgelati, tonno in scatola, classici salvacena soprattutto per i fuori sede e per chi vuole risparmiare un po’ sul budget per la spesa.

@schiscettebrutte è un catalogo ironico e divertente dei peggiori pranzi – a guardarli, almeno – che si possano portare da casa a lavoro o a scuola: pasta scotta e un po’ scondita, affettati ancora nelle confezioni, abbinamenti a tratti azzardati.


Dove non arriva la propria (scarsa) abilità in cucina, però, arrivano le mense aziendali: anche @pranzo_mensa è infatti un trionfo di cibo brutto su Instagram, quello di cui è fatta ogni giorno la pausa pranzo di tante persone, magari le stesse che mentre lottano per aggiudicarsi l’omelette meno bruciata mettono cuoricini a foto di sushi perfetti, chicken salad disposte in perfetta geometria, avocado toast e coloratissimi frullati di frutta.

 

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#pranzo #mensa

Un post condiviso da emanuele bonati (@pranzo_mensa) in data: Lug 12, 2018 at 4:08 PDT

Estetica e filosofia dell’ugly food sui social

Lo spopolare di cibo brutto su Instagram, però, non è soltanto una celebrazione della normalità. C’è, come spiega il New York Times, una precisa estetica – e, ancora prima, una precisa filosofia – dietro all’ugly food condiviso in Rete. La cucina, infatti, non è mai stata bella per forza o visivamente perfetta. Tutte le tradizioni culinarie hanno i loro piatti brutti, qualche volta persino esteticamente ripugnanti ma non per questo poco gradevoli al gusto: dai brutti ma buoni tipici della pasticceria toscana al panino con la milza, re dello street food palermitano, solo per restare alla cucina italiana, l’elenco di pietanze poco instagrammabili ma a cui nessuno riesce davvero a dire di no potrebbe essere molto lungo. Più che limitarsi a postare cibo brutto su Instagram, insomma, la sfida è riscoprire il gusto di sperimentare anche gli accoppiamenti più azzardati e impensabili e ridare senso a una creatività in cucina, che, a dirla tutta, non può limitarsi a consistere nel cercare la composizione migliore o la migliore luce per fotografare i piatti.

cibo brutto su Instagram #darkcuisine

Cercando l’hashtag #darkcuisine su Instagram ci si ritrova davanti a una galleria di cibi ripugnanti alla vista, ma che spesso fanno parte della tradizione culinaria o sono frutto di estrema creatività in cucina.

Scavando più a fondo, comunque, ci si accorge che il cibo brutto su Instagram è una chiara dichiarazione d’intenti anche in almeno un altro senso. Seguire un’alimentazione sana ed equilibrata è indispensabile infatti, ma è altrettanto sbagliato demonizzare ogni singolo strappo alla regola. Sono tempi, insomma, in cui le aziende sembrano costrette a inventare versioni light, senza zuccheri, biologiche di ogni prodotto e più per ragioni di marketing, tra l’altro, che in virtù di una effettiva differenza a livello nutrizionale con i prodotti tradizionali e, ancora, sono tempi in cui l’ortoressia a tutti i costi sembra essere più importante del vero mangiar sano.

Postare la propria cena takeaway o quel junk food che sporadicamente diventa merenda è, così, una trasgressione e, allo stesso tempo, un atto di profonda spontaneità in mezzo a feed che abbondano di super food e piatti fit. C’è persino chi, a metà tra provocazione e sfida creativa, prova a dar vita a dei piatti gourmet a base di alimenti industriali e cibo spazzatura: quella di @chefjacqueslamerde, per esempio, è una galleria di pietanze che si direbbero stellate se non ci si accorgesse, da piccoli dettagli o dalle didascalie, che hanno tra gli ingredienti principali merendine, patatine in busta, salse preconfezionate.

C’è un account infine che, più che foto di cibo brutto, su Instagram posta immagini di frutta e verdura strane nella forma. Lo si trova facilmente cercando @uglyfruitandveg ed è una galleria di carote antropomorfe, frutta bitorzoluta e qualunque altro ortaggio che non si vedrà mai nei reparti ortofrutta dei supermercati, nonostante il sapore sia perfettamente identico a quello di esemplari più gradevoli alla vista.

 

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‪The Heart Of Veg! Pic by @stuffsisters_sloane via @whitney.in.kc ‬

Un post condiviso da The”Ugly” Fruit & Veg Campaign (@uglyfruitandveg) in data: Ott 21, 2018 at 2:20 PDT

Nella maggior parte dei supermercati, infatti, arriva solo la prima scelta e secondo alcuni dati in America verrebbe gettato ogni anno il 40% della produzione agricola proprio perché non soddisfa i criteri, per lo più estetici, delle forniture nella GDO. Con un hashtag apposito (#WhatTheFork) e la sua attività quotidiana, l’account insomma prova a sensibilizzare contro lo spreco di risorse alimentari e verso la scelta di prodotti di seconda categoria, buoni da mangiare esattamente come quelli di prima e che altrimenti sarebbero destinati al macero.

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