MacroambienteCINA: IL DRAGONE DELL’ECONOMIA, prima parte

CINA: IL DRAGONE DELL'ECONOMIA, prima parte

Un viaggio nella terra del dragone: la Cina, dove l'economia nonostante un rallentamento continua a crescere.

CINA: IL DRAGONE DELL'ECONOMIA, prima parte

Sebbene non cresca vertiginosamente come negli anni passati, la Cina resta sempre un paese in costante crescita, con il PIL che segna nel 2011 + 9.5 % e nel 2012 un + 7.5 %. Il rallentamento della crescita è dovuto ad un calo della domanda esterna rispetto agli anni passati e un risentire della crisi mondiale, che ha reso più difficile ottenere prestiti per lo svolgimento delle attività economiche da parte delle piccole e medie imprese. Nell’ultimo quadrimestre del 2012 si è assistito comunque ad un’accelerazione della produzione con il PIL salito a +7.9%, grazie alla ritrovata fiducia nei consumi, e un aumento dell’export verso USA e resto dell’Asia, mentre ancora in contrazione verso i paesi europei, le cui imprese preferiscono produrre oppure importare prodotti dall’Est Europa, con minori costi di trasporto e logistica, rispetto al più lontano paese asiatico.

Volendo analizzare le diverse voci che compongono la domanda aggregata, lo sguardo ricade sulle esportazioni e sulle importazioni del paese asiatico. Parlando di esportazioni, i principali destinatari delle produzioni made in China sono gli USA, Hong Kong e Giappone. L’Italia si trova al 12° posto. Le esportazioni tra il 2010 e il 2011 contano un aumento di prodotti agricoli e alimentari, mentre si è assistito ad una riduzione marcata del vestiario, sceso da 218 a 160.000 mln di euro, dovuto per lo più all’apertura di nuove fabbriche in altri paesi. Il dato interessante è invece dato dall’aumento delle esportazioni dei prodotti tessili come il cotone che viene ad essere nella maggior parte dei casi rilavorato altrove (Pakistan, Vietnam, Bangladesh).

Altri prodotti per i quali si è conosciuto un aumento delle esportazioni sono rappresentati da prodotti metallurgici, chimici, apparecchiature elettriche (queste ultime passate da 515 a 620.000 mln di euro), hardware e macchinari industriali.

Dal lato delle importazioni, i paesi con i quali la Cina intrattiene i maggiori rapporti commerciali sono Giappone e Corea del Sud, attraverso cui la Cina cerca di colmare il gap tecnologico esistente con i paesi tecnologicamente più avanzati. Inoltre per far fronte all’aumento del fabbisogno di prodotti derivanti la raffinazione del petrolio, tra il 2010 e il 2011 si è stimato un aumento consistente delle importazioni, per il quale si prevede un ulteriore aumento stimato per i prossimi anni, così come le importazioni di prodotti minerari proveniente dal continente australiano.

Dall’analisi socioculturale si nota l’aumento della popolazione, che ha raggiunto 1/5 della popolazione mondiale con oltre 1 miliardo di persone, che però, colpevole la legge del figlio unico cinese,  ha conosciuto un invecchiamento,  con il target 50-65 anni che supera quello dei 20-30, con una netta prevalenza di uomini sulla popolazione femminile (rapporto 119/100). Tale’invecchiamento della popolazione porta all’esaurimento dell’effetto “dividendo demografico”, con un aumento dei salari e dei costi del lavoro. Inoltre nasce la necessità di rivedere il sistema pensionistico, per far fronte all’emergenza riscontrata.

Dal lato della politica fiscale, la Cina ha adoperato un regime di politica fiscale leggermente espansiva, che porta ad un controllo del gettito fiscale, che sembra fungere da stimolo all’investimento nel paese asiatico.

In generale potendo analizzare la Cina con il modello della SWOT analysis si evidenziano le seguenti caratteristiche:

SWOT ANALYSIS cina

Analizzando il modello si evidenzia tra i punti di forza la vastità del territorio cinese, data la sua conformazione geografica, con una morfologia variabile che porta alla coesistenza all’interno del territorio di zone montuose, unite a zone marittime, imprescindibili per il commercio, con città come Shanghai, Hong Kong, Shenzhen, Tsingtao, Tientsin, Canton, Xiamen, Ningbo, Dalian che fanno parte del circuito dei primi 50 containers-ports del mondo, dove ogni anno transitano più di 100 milioni di tonnellate di merci. Proprio per la vastità del territorio è molto importante lo sviluppo dei trasporti che nel corso degli anni ha visto la costruzione di strade urbane e suburbane per il transito dei veicoli e del trasporto aereo e ferroviario, di numerosi aeroporti e ferrovie che consentono di collegare le diverse aree del paese. In generale si può affermare che per la vastità del suo territorio la Cina offre prospettive molto importanti in diversi settori dell’economia, compreso anche l’agricoltura, dove però per motivi geografici solo il 15% del suo territorio è coltivabile. Le principali colture sono rappresentate dal riso, te, cotone, patate, mais, soia e orzo. Il boom negli ultimi anni è rappresentato dallo sviluppo dell’agricoltura biologica, dove nelle periferie delle grandi città stanno sorgendo city farm dove produrre ortaggi e frutta destinate al consumo delle famiglie.

Ovviamente il settore più sviluppato dell’economia cinese è rappresentato dal manifatturiero dove tantissime imprese sorgono all’ombra di distretti industriali, con l’obiettivo di produrre merci destinate al consumo della popolazione cinese e mondiale. Si stima che il settore industriale e dell’edilizia contribuiscano per il 46% dell’intero PIL nazionale.

Come ogni paese anche la Cina ha aree industrialmente più sviluppate e altre meno. Nel settore dei software, l’area di Pechino è tradizionalmente quella con una maggiore concentrazione di imprese, come le province di Guangdong, Jiangsung, Dalian, le quali attraggono un gran numero di imprese.

Il settore dei semiconduttori, anch’esso molto presente in Cina, è costituito nelle regioni del delta del fiume Giallo e delle Perle, dove operano i maggiori brand domestici e internazionali. Chiongquing e Xi’an sono altre aree in cui le imprese che operano nel settore hanno deciso di investire per la produzione.

L’industria degli apparecchi medicali è concentrata nella capitale e nelle zone di Shanghai e Tianjin.

Il settore delle telecomunicazioni invece prevede che le aziende del settore siano localizzate nelle zone più sviluppate da un punto di vista economico, come le zone costiere e nelle regioni dell’Est, mentre l’Ovest, meno sviluppato, conosce una localizzazione delle imprese meno numerosa.

Il settore delle energie rinnovabili ha conosciuto nel territorio cinese uno sviluppo nelle zone di Shangdong e in Mongolia per ciò che concerne l’energia solare ed eolica.

Per ciò che riguarda l’ industria dell’auto, questa è localizzata principalmente in 6 principali aree:

  • L’area del nord-est di Changchun: è la base tradizionale di tale industria, dove è previsto un progetto finalizzato alla produzione di circa 4 milioni di veicoli, con un aumento del 50% della produzione di componentistica  per l’auto. In generale le aree più sviluppate sono la ricerca e sviluppo, produzione di componentistica e logistica;
  • La zona di Shanghai, dove per l’aumento della domanda è prevista una produzione che nel 2015 toccherà quota 6 milioni di automobili;
  • Wuhan, dove brand come Peugeout-Citroen e Honda hanno deciso di investire;
  • Pechino, nella cui zona insieme a Tiajin, sono previsti investimenti per l’aumento della presenza industriale nella produzione dell’auto;
  • Guangdong, con una produzione di 4.5 milioni di veicoli;
  • Changqing, dove risiedono i maggiori investimenti per la produzione di auto ibride.

Per ciò che concerne invece l’industria tessile, la China è il paese con la quota più alta di produzione ed esportazione di indumenti e accessori moda, oltre che di tessuti grezzi, dove milioni di capi ogni anno sono destinati ai mercati occidentali, anche se aumenta la quota di produzione destinata al consumo interno.

Ovviamente con l’aumento del benessere da parte dei cittadini cinesi, aumenta il rischio di un aumento dei costi d’impresa, che chi opera in questi settori deve affrontare. Infatti, sempre più imprese stanno decidendo di spostare la propria produzione in paesi come il Bangladesh, che possono contare su costi ancora minori. E questo rappresenta un minaccia che il governo sta cercando di arginare concedendo per esempio sgravi fiscali per evitare che altri paesi possano attrarre i capitali occidentali.

Un’altra minaccia è il tasso di cambio molto instabile con la valuta nazionale Yuan.  La Cina continuerà ad ampliare la gamma di fluttuazione ammessa per lo scambio di yuan, come  prossimo passo per approfondire la riforma monetaria. Lo scorso aprile, la banca centrale ha permesso lo yuan di fluttuare dell’1 per cento da un punto medio giornaliero, raddoppiando il precedente 0,5 per cento. E ‘stata la prima volta dal maggio 2007, che la banda di oscillazione è stata ampliata. In poco tempo il tasso di cambio dollaro-yuan ha conosciuto una fluttuazione molto elevata, con un cambio di 6,1 yuan per dollaro. Questo potrebbe aumentare la domanda di yuan, che si è indebolita nei mesi recenti sulla scia di un rallentamento dell’economia cinese. Una maggiore, anche se relativa, volatilità “è una buona base di partenza per scommettere sui prodotti denominati in yuan, perché questo farà salire i rendimenti degli asset”, ha detto Rebecca Patterson, analista di JpMorgan Asset Management. La mossa di Pechino dimostra che la Cina è sempre più convinta che la valutazione dello yuan sia adeguata, nonostante le accuse internazionali e degli Stati Uniti in particolare: l’argomento usato a sostegno della tesi è sostanzialmente uno, ovvero il calo del surplus commerciale cinese. L’aumento del tasso di cambio dollaro-yuan ha comportato un aumento del 24% nell’utilizzo di yuan per le transazioni e i pagamenti internazionali in pochi mesi, mentre dal 2012 al 2013 ha conosciuto un aumento del 171 %.

Seconda parte del report sull’economia della Cina!

 


A firma di: Francesco Corvino Contributor
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