Lunedì 26 Ottobre 2020
MacroambientePerché la Cina vuole vietare il mukbang, i video e le dirette online di persone che mangiano

Perché la Cina vuole vietare il mukbang, i video e le dirette online di persone che mangiano

In questi anni registrarsi o andare in diretta social mentre si mangia è diventato un trend nel Paese, ora però la Cina vuole vietare il mukbang e c'entrano le politiche contro lo spreco e per la sicurezza alimentare.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Perché la Cina vuole vietare il mukbang, i video e le dirette online di persone che mangiano

La Cina vuole vietare il mukbang, video condivisi sui social o dirette streaming di persone che mangiano diventati un fenomeno virale nel Paese e, per non pochi creator, una vera e propria fonte di reddito. La campagna di cui la decisione farebbe parte è di più ampio respiro, spiega la BBC: si chiama “Clean Plate” (ossia “piatto pulito”) ed è ufficialmente una campagna nazionale contro lo spreco, per la sicurezza e a favore di una migliore salute alimentare. Certo, le recenti alluvioni nel Paese e i rapporti tesi del governo di Pechino con gli Stati Uniti possono aver giocato un ruolo non indifferente nel tempismo della stessa: qualcuno ai vertici sembra preoccupato dell’approvvigionamento alimentare. Anche l’emergenza sanitaria sembrerebbe, però, tra le concause per cui la Cina vuole vietare il mukbang: «il coronavirus ha suonato un allarme sullo spreco alimentare» avrebbe commentato, ancora secondo la BBC, il presidente Xi Jinping.

Che cos’è, perché è diventato virale e perché ora la cina vuole vietare il mukbang

Tra le bufale sul coronavirus circolate più velocemente anche in Occidente, del resto, c’è proprio un video di una ragazza che mangia un pipistrello vivo, spesso usato come prova dell’avvenuto spillover prima che debunker di molti paesi lo segnalassero come risalente in realtà al 2016. È probabile che chi non conosca abbastanza il fenomeno mukbang e ne senta parlare per la prima volta pensi immediatamente proprio a questo: a sfide ad assaggiare le pietanze più sui generis, i piatti più strani delle tradizioni culinarie di paesi esotici o il junk food più estremo, filmando il momento dell’assaggio per poi condividerlo sui social, vantarsene con i propri follower , sfidarli a fare lo stesso e via di questo passo. Non è questa, però, la vera filosofia dei mukbanger e lo spiega bene, tra gli altri, Il Post.

Registrarsi mentre si mangia, o possibilmente mangiare in diretta video mentre i propri follower commentano o esprimono apprezzamento, è una moda originariamente coreana: la parola stessa “mukbang” è un composto dei termini sudcoreani “muk-ja” e “bang-song” che possono essere tradotti rispettivamente come “mangiare” e “registrare”. Il fenomeno nacque per permettere a un numero sempre crescente di persone che vivevano da sole di non rinunciare del tutto al momento conviviale dei pasti. All’origine così i mukbanger si davano appuntamento e davano appuntamento a chi volesse guardarli mentre mangiavano ogni giorno alla stessa ora, sui propri profili social o su piattaforme ad hoc. Le pietanze erano naturalmente quelle che si avevano pronte per i propri pasti e anche lo stile dei video mukbang era piuttosto vario: c’era chi semplicemente restava in silenzio mentre mangiava e le uniche cose che si riuscivano a sentire erano, così, i rumori della preparazione della pietanza e quelli della masticazione e chi, invece, discuteva animatamente con le proprie community o rispondeva a dubbi e curiosità dei propri fan.
Solo quando i mukbanger divennero una sorta di celebrità online e all’interno di nicchie ben definite cominciarono a impostare i loro pasti in diretta proprio come degli show, provando ad andare incontro a gusti e aspettative dei propri seguaci. Ci fu, così, chi cominciò a mangiare piatti strani o disgustosi; chi cominciò a restare in silenzio amplificando di proposito i rumori della masticazione o della prima digestione, imparando addirittura le tecniche di ASMR e sfruttandole nei propri video o intervenendo in postproduzione proprio allo scopo di lasciare che fossero i soli rumori udibili; chi aumentò considerevolmente la quantità di cibo ingurgitata in video. Questi ultimi due aspetti parlano più di quanto potrebbe sembrare della cultura asiatica e, l’ultimo soprattutto, del perché la Cina vuole vietare il mukbang. Fare rumore mentre si mangia è infatti per molti orientali segno di apprezzamento per il cibo e per chi lo ha cucinato. Allo stesso modo, in una cultura come quella sudcoreana in cui c’è un’attenzione spropositata per la sana alimentazione, ai limiti dell’ortoressia, guardare qualcuno abbuffarsi in diretta video è quasi una sorta di piacere vicario.

La campagna “piatto pulito” e perché video e dirette mentre si mangia sono accusati di incoraggiare lo spreco alimentare

Ad accusare i mukbanger di sprecare cibo, per di più guadagnandoci (soprattutto dalle donazioni degli spettatori affezionati a questo tipo di video e, ora che il fenomeno ha una certa risonanza a livello globale, dalle partnership con e dalle sponsorizzazioni di aziende dell’alimentare), sono state questa volta, come riporta ancora la BBC, soprattutto le reti della CCTV. La tesi più consistente è che, in virtù della loro popolarità e proprio come ogni altro personaggio pubblico, i mukbanger possano essere considerati dei modelli da parte di chi li segue: non trasmettono un messaggio positivo se per ogni video che realizzano buttano via grandi quantità di cibo.

Qualcuno di loro ha provato a ribattere così che se la Cina vuole vietare il mukbang sbaglia bersaglio: non sempre i video e le dirette di questo tipo sono video e dirette che mostrano o, peggio, incitano al binge eating. Anche alcuni utenti, tra chi almeno una volta ha seguito uno spettacolo di mukbang, si sono detti sorpresi della volontà di vietare una pratica che è per molti «così rilassante». L’atteggiamento più diffuso, però, è stato quello di allineamento all’indirizzo del governo e agli obiettivi di diminuire lo spreco alimentare. Molte piattaforme, come Kuaishou o Douyin, scrive ancora la BBC, stanno mandando messaggi e notifiche pop-up a chiunque cerchi termini ed espressioni come “eating show” o “eating livestream” che ricordano, appunto, l’importanza di non sprecare cibo e di mantenere uno stile alimentare corretto ed equilibrato. Servizi come questi, del resto, sono da sempre «piuttosto preoccupati di non avere al loro interno contenuti contrari a quelli che lo Stato definisce comportamenti buoni, morali». Anche molti creator diventati famosi grazie ai video mukbang sono corsi a cancellarli manualmente dai propri canali, nel timore che lo facessero in automatico le piattaforme, magari penalizzandoli nelle visualizzazioni anche di altri contenuti e comunque preoccupati dello stigma sociale di cui potrebbero essere vittime se davvero questo tipo di contenuti fosse bannato in Cina.

Al momento, invece, le branche estere di servizi e piattaforme made in China – TikTok in primis – non sembrano allarmate allo stesso modo: il veto ai video di persone che mangiano riprendendosi e alle dirette dello stesso tipo non dovrebbe riguardarle e la categoria food dovrebbe poter continuare a essere una delle più popolate di contenuti e delle più apprezzate dagli utenti, anche per nella sua sezione #mukbang.

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