Cloud: lo stato dell'arte in Italia tra protezione dati e prospettive

In occasione di Smau Napoli 2016, abbiamo parlato con Stefano Sordi, Direttore Marketing di Aruba, dello scenario del mercato del cloud.

Cloud: lo stato dell'arte in Italia tra protezione dati e prospettive

Lo scenario che Cisco, azienda leader del settore IT, prospetta attraverso il “Global Cloud Index“, report presentato a novembre 2016 e relativo all’analisi degli Application Workloads, vede per il prossimo quinquennio un’inarrestabile migrazione verso le architetture cloud sia nel settore privato che in quello pubblico. Numeri alla mano, si parla di un passaggio dai 3,9 zettabyte (ZB) all’anno del 2015 ai 14,1 ZB all’anno del 2020, determinato dalla capacità di queste architetture di supportare più workload rispetto ai data center tradizionali.
Di questo nuovo mercato e delle strategie di marketing attuate dai provider di servizi cloud ne abbiamo parlato con Stefano Sordi, Direttore Marketing di Aruba, analizzando diverse sfumature di questo scenario di innovazione.

LO SCENARIO ITALIANO

«In Italia chi aveva infrastrutture dedicate si sta preparando, attraverso la digital transformation, a poter integrare in modo fluido processi flessibili e automatici alla base del cloud computing. Inoltre – afferma Stefano Sordi – si sta lavorando alla definizione della cosiddetta “cloud enabling infrastructure”, ossia quell’insieme di processi e componenti che interessano l’ambito infrastrutturale, applicativo e di interazione degli utenti aziendali con le piattaforme IT», ha spiegato l’esperto ai nostri microfoni.

Si delineano, così, tra consulenti IT, blogger, eCommerce, startup, molti siti aziendali e tanti privati che hanno attivato il dominio .cloud, due grandi fasce di clienti. Una prima fascia riguarda la clientela più esigente che ha avviato un processo di migrazione verso il cloud privato consapevole che impegna maggiormente, ma che offre estrema flessibilità e profilazione di performance; la seconda fascia è più dinamica e ricerca il cloud pubblico che, con diverse declinazioni dell’offerta, permette al cliente di avere a disposizione risorse da poter aumentare e diminuire rapidamente con un impegno ridotto.

«In entrambi i casi – ha aggiunto Stefano Sordi – sia che la scelta ricada sul privato, sia che ricada sul pubblico, la soluzione viene integrata con l’architettura IT esistente che è quasi sempre fisica, generando di fatto un sistema ibrido di cloud privato-fisico o pubblico-fisico. Questo ci vede spesso al fianco dei nostri clienti, progettando insieme ai loro tecnici soluzioni personalizzate ibride che ritengo siano la maggior parte delle soluzioni cloud che sono oggi in essere nelle imprese di dimensioni medio-grandi».

Stefano Sordi

Stefano Sordi, Direttore Marketing Aruba

PRIVACY E CLOUD: IL CODICE DI CONDOTTA CISPE

Sulla base dei dati pubblicati dal Registro (.Cloud Registry), a un anno dalla disponibilità del nuovo dominio .cloud, sono quasi 100.000 le registrazioni che sono state effettuate in tutto il mondo e l’Italia si posiziona al secondo posto – con il 13% sul totale – dopo gli USA per il maggior numero di richieste.

Parallelamente ad un così ampio interesse nei confronti del cloud nasce l’esigenza di uno strumento di conformità che aiuti i provider di servizi di infrastrutture di questo tipo a mantenere i massimi livelli di protezione dati e l’aderenza alle pratiche allineate con i principi dell’Unione Europea. A tal proposito il Codice di Condotta CISPE (acronimo di Cloud Infrastructure Services Providers in Europe, ndr)  ha come obiettivo quello di «garantire ai cittadini il controllo dei propri dati personali, semplificare identificazione a dei cloud infrastructure provider che processano e salvano i dati esclusivamente nel territorio della UE e offrire un framework di regole e operazioni conformi al GDPR (General Data Protection Regulation) che entrerà in vigore prossimamente. La partecipazione al CISPE è aperta a qualsiasi provider di infrastrutture cloud i cui servizi soddisfino i requisiti del Codice di Condotta; inoltre, tutti i membri della coalizione condividono l’impegno della Commissione Europea nel migliorare l’accesso ai beni e servizi digitali e nel creare un ambiente dove questi stessi possano svilupparsi nel migliore dei modi», ha spiegato l’esperto.

2016: L’ANNO DEL CLOUD IBRIDO

Secondo un sondaggio condotto da IDC su 6000 aziende, il 2016 è stato l’anno del cloud ibrido, cioè un servizio in grado di sfruttare sia infrastrutture private che infrastrutture pubbliche per svolgere funzioni distinte all’interno della stessa organizzazione.

«Sicuramente il cloud ibrido può essere considerato come un facilitatore per l‘ingresso delle aziende nel cloud in quanto aiuta a vincere la diffidenza verso questo tipo di passaggio: l’ibrido, infatti, consente di entrare in maniera graduale in questo mondo. Proprio per questo motivo – conclude Sordi – l’accettazione è positiva, poiché permette di fare un’integrazione passo per passo, spostando un po’ di servizi e workload per volta. Per quanto riguarda la nostra strategia posso dire che, trattandosi di un servizio relativamente recente a livello di concetto, la cosa migliore è offrire al cliente potenziale la possibilità di provare la piattaforma utilizzando risorse vere da mettere in produzione a tutti gli effetti. È per questo che in termini di comunicazione puntiamo sulla possibilità di richiedere un voucher gratuito, con il quale si dispone di un credito cloud, che il cliente può utilizzare entrando nel pannello di controllo ed operando a tutti gli effetti con tutte le funzioni a disposizione. Questo è anche il modo migliore per toccare con mano la qualità di prestazioni dei nostri sistemi, la facilità d’uso della piattaforma e la prontezza e la preparazione del nostro servizio di assistenza».


Angela Rita Laganà
A cura di: Angela Rita Laganà Autore Inside Marketing
© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Corsi Formazione

Tutti i corsi
Le vostre Opinioni
MacroambienteCloud: lo stato dell’arte in Italia tra protezione dati e prospettive