Domenica 07 Marzo 2021
ComunicazioneLo strumento della voce al centro di un social network: cos’è e come funziona Clubhouse?

Lo strumento della voce al centro di un social network: cos'è e come funziona Clubhouse?

Dalla sua nascita, nel 2020, Clubhouse continua far parlare di sé. Il suo punto forte? Essere un social network basato unicamente sullo scambio istantaneo di messaggi audio.

Clubhouse

Un social network basato unicamente sul potere della voce che taglia fuori dalla scena immagini e video può avere successo? La risposta sembra essere affermativa. A meno di un anno dalla sua nascita, infatti, Clubhouse – un vero e proprio social network definito da molti anche come social audio e social network vocale – continua a crescere. Come nasce questo nuovo progetto e quali sono le sue caratteristiche?

Cos’è clubhouse e come è nato a marzo 2020

Dal blog ufficiale di Clubhouse si apprendono importanti notizie sulla storia di questo social network «voice-only»: a marzo 2020, l’imprenditore Paul Davison e l’ex ingegnere Google Rohan Seth hanno iniziato a lanciare la versione beta, ancora in fase embrionale e – com’è stata definita proprio dai suoi creatori – «approssimativa», di quello che è diventato, nei mesi seguenti, un vero e proprio fenomeno social. È iniziato così il percorso di Clubhouse: «un nuovo tipo di network basato sulla voce». Da cosa hanno tratto ispirazione Davison e Seth nel creare questa inedita applicazione?

«Pensiamo che la voce sia un mezzo molto speciale» hanno affermato i due soci fondatori. «Senza la fotocamera accesa non devi preoccuparti del contatto visivo, di cosa indossi o di dove ti trovi – hanno proseguito – […] l’intonazione, l’inflessione e l’emozione trasmesse attraverso la voce ti consentono di cogliere sfumature e formare in maniera unica delle connessioni umane con gli altri […] la voce spesso permette di costruire più empatia. Questo è ciò che ci ha portato al medium».

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Come iscriversi a clubhouse

A questo punto è lecito chiedersi come scaricare Clubhouse app? Quest’ultima per il momento – al 4 febbraio 2021 – è disponibile esclusivamente per i possessori di iPhone, pertanto è possibile effettuare il download dall’App Store.

Screen apple store

Anteprima dell’App Store, dal quale possibile scaricare l’app Clubhouse, che ritrae Bomani X: il chitarrista e cantautore americano è stato scelto da Clubhouse come icona per il social.

Inoltre, al contrario di altre applicazioni, Clubhouse non è ancora aperta al pubblico ed è necessario un invito per potervi accedere. Dov’è possibile, quindi, reperire questo invito? Iscrivendosi semplicemente in lista di attesa sul blog ufficiale della chat audio. Tuttavia, in merito a questo argomento i soci fondatori hanno annunciato imminenti cambiamenti: «stiamo costruendo Clubhouse per tutti e stiamo lavorando per renderlo disponibile al mondo il più rapidamente possibile. Non è nato per essere esclusivo».

il sito di Clubhouse

Home page del sito ufficiale Clubhouse.

La scelta di Davison e Seth di non aprire le porte del social al pubblico – seppur momentanea, come si è già detto – è stata ben ponderata e si basa su due fattori principali: il primo è quello legato a una lenta crescita della community, visionando così il servizio durante le fasi di crescita; il secondo è legato a una scelta pratica in quanto – come hanno affermato i soci stessi –

siamo un piccolo team e non abbiamo ancora finito di costruire le funzionalità che ci consentiranno di gestire più persone. In questo momento noi due siamo gli unici dipendenti a tempo pieno.

I due soci fondatori di Clubhouse app in effetti già a luglio avevano programmato di iniziare a lavorare a una versione più ampia del social agendo su specifici punti focali quali “Linee guida della comunità più dettagliate”, “Funzionalità di sicurezza in-app” e “Strumenti per incoraggiare l’inclusione”.

Come funzona clubhouse

Come usare, nella pratica, questa piattaforma? Una volta che si riesce ad accedere al mondo Clubhouse si è subito catapultati in diverse “stanze tematiche“, dove gli utenti possono discutere e stringere nuovi legami. Le singole stanze sono aperte al pubblico e si può agevolmente switchare dall’una all’altra per iniziare una conversazione fatta di audio creati e inviati in tempo reale.

Come si ottiene quindi la parola? Basta semplicemente alzare la mano e i moderatori della stanza valutano se accettare o meno. Si può, quindi, chiacchierare all’interno di una stanza preesistenze, o creare, ex novo, una propria stanza.

Le stanze di Clubhouse

Room Clubhouse app. Fonte: apple.com

Se si volesse chiedere agli utenti di cosa si parla sul social bisognerebbe rispondere con un lungo elenco; in realtà, è ancora difficile individuare quali potrebbero essere le tematiche preferite dal pubblico di Clubhouse.

Dal blog, però, si apprende dell’eterogeneità degli argomenti trattati negli ultimi mesi sul social dagli utenti: «negli ultimi tre mesi su Clubhouse, le persone hanno condiviso la loro gioia e il loro sgomento per le decisioni della Corte Suprema […] le loro lotte per affrontare le sfide della casa e del lavoro durante COVID-19 […] abbiamo visto persone ospitare club del libro, chat davanti al caminetto, dibattiti appassionati e spettacoli comici».

Si legge ancora: «ogni notte nella Clubhouse ora ci sono […] persone che ospitano spettacoli di giochi, ricapitolando partite NBA, cantando opere liriche, discutendo di filosofia, incontrando altri musicisti, condividendo consigli di viaggio, gestendo gruppi di supporto e meditando insieme. Ospitano talk show quotidiani […] tengono conferenze di storia».

Clubhouse: veicolo (anche) di importanti cause sociali

Spesso si tende a pensare che strumenti di comunicazione di massa quali i social, applicazioni di messaggistica istantanea e, in questo caso, chat audio, siano destinati al futile svago e a null’altro ma non è così. I soci fondatori di Clubhouse, infatti, hanno manifestato il loro interesse nel far sì che la community possa confrontarsi su temi eterogenei tra i quali anche importanti cause sociali, come quella che ha riguardato direttamente uno dei due:

nell’autunno del 2019, ci siamo ricollegati per un po’ di lavoro che Rohan stava facendo per aiutare sua figlia Lydia, che era nata con una malattia genetica rara, e alla fine quella riconnessione ci ha portato finalmente a collaborare per lavorare insieme.

Proprio quella che era stata la spinta propulsiva per la rinascita del legame personale e professionale dei due soci si è rivelata oggi, con loro grande stupore ed entusiasmo, una realtà di aiuto concreto per chi si trovi in una situazione simile: «ogni settimana, i genitori di bambini con malattie genetiche si riuniscono nella Clubhouse per discutere gli sviluppi della medicina con medici, ricercatori e altri genitori, parlando, dibattendo e imparando».

In sintesi, il ruolo che può assumere Clubhouse, nella mente dei consumatori del servizio – alla luce di questi sviluppi –, non è più quello di un mezzo di comunicazione volto alla mera socializzazione ma anche un luogo dove potersi confrontare, “voce a voce”, su argomenti importanti quali la medicina e la salute.

Come il social evita hate speech e comportamenti inappropiati

La Rete è vasta ed eterogenea e diversi sono anche gli user che ne fanno parte: c’è chi cerca semplicemente un luogo per esprimere le proprie emozioni e chi invece usa questi spazi in modo inappropriato dando origine a hate speech . Anche Clubhouse non è riuscita a sottrarsi, infatti, a episodi incresciosi: «La scorsa settimana, le persone su Clubhouse hanno ospitato numerose conversazioni intense su argomenti di identità, etnia, genere, razzismo e religione. Queste conversazioni hanno portato a una serie di gravi segnalazioni di incidenti e abbiamo ricevuto domande […] su come intendiamo aumentare la sicurezza e la moderazione su Clubhouse».

Questi imprevisti hanno portato il team aziendale ad avviare alcune procedure per prevenire ed eventualmente punire, tramite la rimozione e la sospensione dell’account social, i comportamenti che violino i termini di servizio e linee guida della community. Inoltre, lasciano spazio a una riflessione sul vero significato di community, come spiegato anche dai due soci:

il nostro obiettivo era costruire un’esperienza sociale che sembrasse più umana, dove invece di postare, potevi riunirti con altre persone e parlare. La nostra stella polare era creare un qualcosa che permettesse di chiudere l’app alla fine della sessione, sentendosi meglio rispetto a quando l’hai aperta, perché hai stretto amicizie, incontrato nuove persone e imparato.

Al via i moderni forum?

Soprattutto in questo periodo storico, fatto di distanziamenti sociali, di scarso contatto fisico e, per alcuni, anche di solitudine, Clubhouse sembra proporsi come una valida soluzione alla noia o all’isolamento, come una moderna versione dei luoghi fisici di aggregazione quali potrebbero essere bar, circoli e club del libro, con la scelta di affidarsi al potere dell’empatia e, perché no, a quello caldo e amichevole della voce come mezzo di comunicazione.

Tra i tanti interrogativi e altrettanti spunti di riflessione che hanno visto in questi mesi protagonista Clubhouse non si può non menzionare comunque l’ipotesi secondo la quale, grazie al nuovo social, ci sia un ritorno ai vecchi forum, seppur in chiave moderna, ossia agli anni in cui ci si scambiava opinioni (in formato testuale) su appositi forum dedicati agli argomenti più vari.

Il concetto di base utilizzato dai soci fondatori di Clubhouse sembrerebbe proprio questo: creare delle stanze virtuali dove poter chiacchierare e scambiarsi opinioni su qualsiasi argomento. Rispetto al passato, tuttavia, gioca un ruolo fondamentale la diversa modalità comunicativa scelta: gli audio istantanei nei quali è protagonista la voce umana, insieme al suo relativo potere di accorciare le distanze.

In sintesi, la nuova applicazione sembrerebbe essere un connubio tra passato e futuro. La voce, infatti, potrebbe acquisire sempre più importanza in diversi settori (tra cui anche quello del marketing): dalla ricerche su Google alla domotica, passando per l’utilizzo degli assistenti vocali ormai sempre più diffusi. Proprio la voce, quindi, sembra essere la carta vincente del social e della sua futura crescita (sia in termini di community che di quotazione di mercato).

Obiettivi di davison e seth per il social voice-only nel 2021

«Il nostro obiettivo ora è aprire Clubhouse a tutto il mondo»: proprio con questa frase si apre una sezione del blog dedicata agli obiettivi che il nuovo social vocale si prefigge di raggiungere a partire dal 2021. Tra questi, vi sono interessanti novità racchiuse in alcuni punti chiave quali: “Accogliere persone sempre più straordinarie”, “Mantenere attivi i server”, “Garantire supporto rapido”, “Migliorare il ranking e la scoperta”, “Investire nei creatori”.

Per quanto concerne i primi punti chiave è importante sottolineare che ben presto verrà creata l’applicazione Clubhouse Android e che sono previsti finanziamenti per supportare le funzioni eseguite dai server in modo da rendere la user experience su Clubhouse priva di errori e a prova d’utente. In merito al terzo punto i soci fondatori hanno così commentato:

la sicurezza degli utenti è sempre stata una priorità assoluta per noi e, poiché accogliamo più persone, rimarrà tale. Ciò significa espandere i nostri team di fiducia, sicurezza e supporto man mano che cresciamo, continuando a investire in strumenti avanzati per rilevare e prevenire gli abusi e aumentare le funzionalità e le risorse di formazione disponibili per i moderatori.

Il quarto obiettivo prefissato dal team di Clubhouse riguarda invece la possibilità di creare un’esperienza personalizzata, mostrando a tutti gli user stanze e persone in linea con i propri interessi.

Infine, l’ultimo tassello mancante nel puzzle degli obiettivi da raggiungere è quello di riconoscere a tutti i creatori di contenuti i propri meriti. In che modo? Lanciando dei test per provare alcune tipologie di pagamento come mance, biglietti o abbonamenti.

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