MarketingCNF2015: un’analisi degli scenari futuri della conoscenza

CNF2015: un’analisi degli scenari futuri della conoscenza

Gli interventi di Daniele Pitteri e Valerio Pellegrini al Congresso Nazionale di Futurologia, fra pensiero divergente e Big Data e neuromarketing

CNF2015: un’analisi degli scenari futuri della conoscenza

Le trasformazioni sociali frutto della rivoluzione digitale sono state argomento di dibattito e grande interesse della due giorni dedicata al Congresso Nazionale di Futurologia 2015, organizzato dall’Italian Institute for the Future e ospitato dall’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Fin dalle prime battute, l’evento si è configurato come un’analisi degli scenari futuri che ha come filo conduttore l’impatto della generazione di nativi digitali sulla società di domani, una società che ci pone davanti a sfide sempre più numerose e impegnative.

Una di queste è ad esempio quella della revisione del modo di porsi davanti alla conoscenza. La questione è frutto di una riflessione intorno a due interrogativi: come facciamo a formare dei ragazzi che si devono inserire in economie così mutevoli come le nostre provando a mantenere un senso di identità e un legame con la comunità? Qual è il futuro del marketing e della pubblicità?

La risposta alla prima domanda, secondo Daniele Pitteri, consiste nell’introduzione del pensiero divergente all’interno del sistema formativo al fine di permettere il passaggio da un’esperienza anestetica ad un’esperienza estetica che si allontana dall’idea di scuola organizzata come linea di produzione di fabbrica. “Il nostro cervello è naturalmente portato a pensare in maniera divergente. Il web è analogico perché sviluppa un linguaggio neo-primitivo basato sulle potenzialità divergenti del nostro pensiero

Ma cos’è il pensiero divergente? “Il pensiero divergente non è creatività. La creatività è un processo che genera idee originali che hanno un valore, assembla in maniera originale idee già note creando un valore. Il pensiero divergente ha invece a che fare con l’abilità, molteplici risposte alla stessa domanda, attivazione di categorie di pensiero e concretizzazione delle soluzioni innovative che si sono pensate.

Al secondo interrogativo risponde invece Valerio Pellegrini ponendoci davanti alla questione della gestione dell’enorme quantità di dati da parte delle aziende. Cosa desidera la gente?Non stiamo semplicemente registrando e raccogliendo i dati ma stiamo preparando il terreno per entrare all’interno dei pensieri dando vita ad un Panopticon Digitale in cui tutto è pubblico e trasparente. I Big Data, meraviglia della comunicazione digitale, sono il bicchiere mezzo pieno che ha in mano solo una cerchia ristretta di persone. Se si potesse leggere nel pensiero, le aziende produrrebbero ciò che la gente vuole e nella quantità richiesta monitorando gli sprechi. Il neuromarketing sta cercando di cavalcare l’onda di queste scoperte e lo fa attraverso l’accumulo dei dati da encefalogramma e da eyetracking, ma non è da sottovalutare anche il campionamento attraverso il monitoraggio delle campagne di crowdfunding”.


Angela Rita Laganà
A cura di: Angela Rita Laganà Autore Inside Marketing
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