Venerdì 30 Ottobre 2020
MacroambienteCodacons denuncia Chiara Ferragni per blasfemia, ma il suo volto nell’immagine della Vergine era un omaggio artistico alla determinazione delle italiane

Codacons denuncia Chiara Ferragni per blasfemia, ma il suo volto nell'immagine della Vergine era un omaggio artistico alla determinazione delle italiane

Su "Vanity Fair" appare un'immagine che la rappresenta nelle vesti di una Madonna. Così, tra le polemiche, Codacons denuncia Chiara Ferragni per blasfemia.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Codacons denuncia Chiara Ferragni per blasfemia, ma il suo volto nell'immagine della Vergine era un omaggio artistico alla determinazione delle italiane

L’ influencer non è certo nuova alle polemiche e ad aver puntati gli occhi addosso per qualunque cosa faccia fuori e dentro la Rete. Ora addirittura, però, il Codacons denuncia Chiara Ferragni per blasfemia, uso illecito di immagini artistiche, offesa al sentimento religioso.

Codacons denuncia chiara ferragni per blasfemia: il caso

Sono queste le accuse rivolte dall’associazione consumatori alla Ferragni; accuse che, come si accennava e come ribadito in un comunicato stampa ufficiale del Codacons sulla vicenda, sono finite in un esposto alla Procura della Repubblica, al ministro della cultura Dario Franceschini e, per conoscenza, «perché si pronunci contro tale squallida e inutile provocazione», anche a Papa Francesco. Casus belli, la ragione per cui Codacons denuncia Chiara Ferragni per blasfemia, è infatti la rivisitazione di un dipinto di Giovanni Battista Salvi, noto ai più come la Madonna col Bambino del Sassoferrato, in cui il volto della (ex) blogger di The Blonde Salad compare al posto di quello della Vergine. Più che una provocazione, stando alle parole del Codacons, «una grave mancanza di rispetto per i cristiani, per l’intero mondo religioso e per l’arte in genere», capace di generare «indignazione e raccapriccio nell’opinione pubblica e sul web», tanto più che – continua l’esposto dell’associazione consumatori – sarebbe evidente «lo scopo commerciale» dell’operazione, «essendo noto come la Ferragni sia una vera e propria “macchina da soldi” finalizzata a vendere prodotti, sponsorizzare marchi commerciali e indurre i suoi follower all’acquisto di questo o quel bene».

Chiara ferragni è in vesti sacre su vanity fair per celebrare le donne italiane (ed è in buona compagnia)

Peccato che, in questo caso, l’attività di influencer e di imprenditrice con all’attivo svariate collezioni moda e numerosi altri progetti digitali c’entri davvero poco. L’immagine della Madonna rivisitata col volto di Chiara Ferragni è stata condivisa, sì, sul suo feed Instagram, ma fa parte di un progetto visuale-editoriale più vasto: un numero speciale di Vanity Fair (quello in edicola tra il 23 e il 30 settembre 2020), sotto la direzione artistica di Francesco Vezzoli, che intende celebrare le donne italiane come «esempi di cultura progressista […] che si oppone allo schema patriarcale per estirpare gli stereotipi di genere», si leggerebbe nell’editoriale della settimana. Il Codacons denuncia Chiara Ferragni per blasfemia, insomma, ma lo fa senza tenere conto che nello stesso numero c’è una ministra Lamorgese nei panni di Giovanna D’arco o un’Emma Bonino in quelli addirittura del Mahatma Ghandi.

Anche l’evidente intento commerciale ravvisato dal Codacons non è poi tanto evidente se si considera che l’immagine «blasfema» della Madonna col volto di Chiara Ferragni accompagna un’intervista di Simone Marchetti – dal titolo, che forse potrebbe suonare agli occhi dell’associazione consumatori persino più provocatorio e offensivo dell’apparato grafico, “Chiara Ferragni: madre, figlio e spirito social” – lunga, e per certi versi anche piuttosto intimista, in cui la fashion influencer affronta temi come la crescita professionale e la difficoltà di conciliarla con la maternità, la solitudine e la paura ma, anche, la determinazione e la consapevolezza di sé indispensabili per affermarsi in Italia, soprattutto quando si è donne. Da questa stessa intervista quell’affermazione sul «doppio, forse il triplo della fatica» a cui sono destinate le donne nella nostra società, tanto rimbalzata sui giornali prima ancora della polemica riguardo all’esposto per blasfemia del Codancons e che aveva incoronato l’influencer tra le paladine di un certo nuovo femminismo. Da qualche tempo, del resto, Chiara Ferragni sembra far parte di quella schiera di influencer che sentono di avere una sorta di responsabilità sociale nei confronti soprattutto delle proprie community e di potersi – o, meglio, di doversi – proporre loro come role model, anche quando si tratta di questioni che prescindono dal proprio campo, dal proprio business di riferimento, che si tratti l’uccisione di un ragazzino nero o la salute mentale poco cambia in questo senso.

Non stupisce così che, più dell’indignazione dei credenti di cui parla il Codacons nella denuncia a Chiara Ferragni per blasfemia, sia cresciuta in Rete, in queste ore, l’indignazione nei confronti della stessa iniziativa. Un gran numero di meme sono stati creati e condivisi a proposito. Qualcuno ha fatto notare che le avanguardie, da sempre, hanno fatto proprio dell’appropriazione dissacrante delle immagini di culto la propria forza artistica, e paragonato quindi un po’ prevedibilmente la Madonna con il volto della Ferragni alla Monnalisa di Duchamp. I più hanno criticato come inutile e superflua la polemica dell’associazione consumatori, invitandola a occuparsi di questioni concretamente più rilevanti per i consumatori.

Dal canto suo l’influencer non sembra aver fatto esternazioni pubbliche sull’argomento; solo il marito Fedez ha twittato un “Mi mancavano” piuttosto polemico, di certo riferito alla querelle tra i Ferragnez e lo stesso Codacons di qualche mese fa sulla raccolta fondi a favore del San Raffaele di Milano durante l’emergenza coronavirus.

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