Lunedi 17 Dicembre 2018
MarketingCome promuovere un libro nell’era digitale senza dimenticare l’offline

Come promuovere un libro nell'era digitale senza dimenticare l'offline

Walter Lazzarin con il suo racconto spiega come promuovere un libro nell'era digitale senza tralasciare l'aspetto più artigianale e analogico


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
Come promuovere un libro nell'era digitale senza dimenticare l'offline

Se vivete a Roma o ci siete passati di recente potreste averlo visto mentre, seduto sui sampietrini del centro con la sua Lettera 32 sulle ginocchia, scriveva tautogrammi da regalare ai passanti. Quella di Walter Lazzarin, meglio conosciuto come lo “Scrittore per strada”, del resto è una formula fortunata che, a guardarla bene, gira tutto intorno a promozione, comunità, artigianato. L’autore, infatti, attraverso la sua esperienza ha spiegato come promuovere un libro nell’era digitale, senza dimenticare l’offline.

Come promuovere un libro nell’era digitale…

Dall’ottobre 2015, infatti, Walter (33 anni, nato a Rovigo e con lauree in Filosofia ed Economia alle spalle) gira le piazze di Roma – a cui si sono aggiunte, poi, quelle nel resto d’Italia con tappe a Milano, Palermo, Napoli – per promuovere il suo terzo romanzo, Il drago non si droga (edizione RedFox) che narra la storia di un bambino che, arrabbiato con la mamma, scappa di casa in compagnia del suo fido drago di peluche. Un romanzo di formazione che forse, se non si imponesse come fa sulla strada, farebbe fatica a essere trovato da potenziali lettori. «Forse – ha detto Walter ai nostri microfoni – a trovare il Drago sarebbe soltanto chi sta già cercando altri romanzi di formazione. Uno dei difetti del digitale, infatti, è che non ti dà la possibilità di ampliare davvero i tuoi orizzonti: lo stesso meccanismo dei cookies tende a proporti cose che ti piacciono, rimbalzandoti tra discussioni autoreferenziali, tanto per la politica quanto per i gusti musicali, letterari, ecc. Quello che mi ha sorpreso di più, comunque, è stato riuscire a vendere il libro a gente che mi ha confessato di non leggere più o di non entrare da anni in libreria: lettori che quasi sicuramente non avrebbero comprato online, su Amazon e simili».

Certo, anche l’attenzione dei media e il buzz sui social media hanno fatto tanto e persino Walter ha ammesso che «dieci anni fa, quando ancora in Italia Facebook era pressoché sconosciuto, non so come avrei fatto. Probabilmente senza i social non avrei ottenuto gli stessi risultati e in così poco tempo e, senza dubbio, non mi sarebbero arrivate una serie di proposte per la presentazione del libro in scuole e biblioteche, in giro per l’Italia, per esempio». Ma lo “scrittore per strada” su un punto sembra non avere dubbi: «tutto quello che l’ambiente digitale ha fatto per la visibilità del mio progetto lo ha fatto a posteriori. Prima viene la strada, la gente, i lettori, i giornalisti, i semplici curiosi che lì mi hanno incontrato». 

…senza tralasciare l’artigianalità

Questa è, infatti, la core idea di “Scrittore per strada”. Qualcosa, del resto, mai sperimentato prima. «Di ‘Scrittore per strada’ ci sono io e basta» ha detto Walter ai nostri microfoni mentre prova per la prima volta la sua ‘postazione’ a Piazza Bologna, lontana da quel quartiere Monti che, nel frattempo, è diventato una sorta di personalissimo ‘ufficio’ sui generis. «Forse all’estero c’è qualcuno che fa qualcosa di simile, che in strada con la sua macchina da scrivere compone poesie e storie da regalare o vendere sul posto – ha proseguito –, ma in quel caso manca l’anima della promozione che è, invece, il motivo per cui io ho cominciato». 

Senza “Il drago non si droga” da promuovere, insomma, probabilmente “Scrittore per strada” non sarebbe mai nato. Se poi provaste a chiedergli se non ha paura del rischio insuccesso, Walter Lazzarin potrebbe rispondervi che «sì, i primi giorni avevo molta paura di mettermi in strada. Forse perché, nell’immaginario, sono sempre e solo i barboni a farlo. Poi ho visto il pubblico rispondere anche meglio di quello che mi aspettassi e ho capito di non aver avuto, forse, un’idea così sbagliata». Di ‘artigianale’, comunque, nell’avventura di “Scrittore per strada” c’è anche una gestione della propria presenza online e offline che non è affidata a professionisti del marketing. Il che significa che non c’è nessun social media manager a curare i profili di “Scrittore per strada”: «giusto la casa editrice del Drago mi dà una mano a gestire gli eventi su Facebook quando organizziamo le presentazioni», ha spiegato Walter nell’intervista ai nostri microfoni in cui racconta come promuovere un libro nell’era digitale, prestando attenzione soprattutto al mondo offline.

Il concetto fondamentale di comunità

In barba alle più rosee previsioni del più abile dei community manager, però, la ‘comunità’ nata intorno al Drago è cresciuta tantissimo in pochi mesi. Ma la vera fortuna per Walter «è che proprio incontrando personalmente la gente, chi mette il like sulla pagina o mi chiede l’amicizia su Facebook tende a considerarmi come un amico, un conoscente. Me ne sono reso conto, per esempio, quando ho avuto problemi con la mia Lettera 32. Già prima che l’Olivetti si offrisse per l’assistenza, sia su Facebook che dal vivo in molti si erano detti disposti a prestarmi la loro macchina da scrivere. Chissà che se fossi stato uno scrittore più famoso non sarebbe passato solo come uno scherzo o una forma di autopromozione. Ormai, insomma, la gente, chi mi segue, mi vede quasi come “quell’amico scrittore. Quando sono ritornato a piazza Testaccio, per esempio, delle persone che avevo già  conosciuto si sono fermate, si sono messe a parlare, mi hanno portato un caffè. È chiaro che una promozione solo digitale non può darti questo, al limite una visibilità soltanto apparentemente più ampia. In questi ambienti, in teoria, sono migliaia le persone che possono vederti, ma poi quanti davvero cliccano per aprire il link? O quanti dei 50 che hanno messo ‘Parteciperò’ al tuo evento su Facebook verranno realmente? Forse 10, se va bene. E perché? Perché sui social rischi di restare solo uno fra i tanti. Cosa che non avviene nella vita reale, con gli incontri che fai faccia a faccia», ha spiegato.

E sì che di incontri, anche particolari, in questi mesi in giro per le piazze di Roma Walter ne ha fatti tanti. Tra i più amati da chi segue il Drago e le sue avventure, per esempio, c’è quello di un dentista di Monti che invece di comprare il libro lo ha barattato con una seduta di pulizia dei denti. È l’esempio più lampante di come la pagina di “Scrittore per strada” abbia cominciato nel tempo a raccogliere altre storie, quella dei lettori-passanti che hanno incontrato, fosse anche per pochi minuti, Walter e il suo Drago: «mi sono accorto che era un modo per farli sentire più partecipi alle mie avventure. Raccontando la storia delle persone che incontro, succede qualcosa di unico per cui non solo i diretti interessati si sentono davvero partecipi del progetto, ne seguono i destini fino alla fine, ma in generale aumenta il coinvolgimento di chi mi segue». 

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