Sabato 17 Novembre 2018
MacroambienteCome riconoscere i bot utili e quelli dannosi? Alcuni esempi

Come riconoscere i bot utili e quelli dannosi? Alcuni esempi

È importante sapere come riconoscere i bot, distinguendo quelli utili da quelli potenzialmente dannosi tra i tanti esempi online.


Giuseppe Petrellese
A cura di: Giuseppe Petrellese Autore Inside Marketing
Come riconoscere i bot utili e quelli dannosi? Alcuni esempi

Le insidie durante una navigazione web sono molteplici: malware, trojan, ransomware e altri pericoli simili sono all’ordine del giorno e quotidianamente ne nascono di nuovi. Non vanno trascurati, poi, i tanti nuovi software buoni difficili da distinguere da quelli dannosi. Il ragionamento può essere applicato anche ai bot: quali sono quelli utili e quali i dannosi? Ad oggi esistono diversi modi per distinguerli e catalogarli e per fortuna non è necessario essere esperti: è necessario soltanto riuscire ad apprendere le informazioni giuste. Hubspot ha rilasciato una breve guida incentrata proprio su come riconoscere i bot distinguendo quelli buoni da quelli cattivi.

Fonte: HubSpot

COME RICONOSCERE I BOT? ECCO QUELLI BUONI

Tra i più utilizzati dalle aziende figura il bot addetto alla verifica dei contenuti, per la precisione nel contesto del copyright. Attribuzioni illecite, lavori copiati o utilizzo improprio di contenuti registrati vengono scovati in breve tempo da questa tipologia di bot. Uno dei più famosi è il Content ID utilizzato da YouTube. 

I data bot, invece, si occupano invece di fornire informazioni sempre aggiornate su novità, meteo e notizie. Secondo questa definizione, assistenti digitali vocali come Siri, Google Now e Alexa sono catalogabili come data bot. Botler, un’azienda che si occupa della progettazione di chatbot e bot, definisce però i data bot come un nuovo sistema per memorizzare velocemente ed accedere alle informazioni: una tecnologia, quindi, ideata principalmente per il settore accademico ed incentrata sulla condivisione delle informazioni tra studenti e docenti.

I bot detective, poi, sono utilizzati dai motori di ricerca per verificare la validità di un sito e dei contenuti al suo interno. Oggi l’utilizzo degli spider, comunque, non è limitato ai soli motori di ricerca. Il settore che si occupa di robotica della Siemens ha progettato dei veri e propri ragni, costruiti con le stampanti 3D, che combinano l’abilità che hanno nel compiere azioni fisiche con quella nella scansione e memorizzazione delle informazioni. Come? Attraverso le telecamere di cui sono dotati. 

L’ultima tipologia di bot considerata utile è probabilmente quella preferito dalla maggioranza degli utenti in Rete: si tratta dei cosiddetti trader bot, cioè quelli che scansionano i differenti prezzi di un determinato articolo per poi riportare quello più conveniente.

I BOT CATTIVI

Durante la navigazione può capitare di cliccare involontariamente su un annuncio pubblicitario; a tal proposito non è difficile immaginare un bot che clicca volontariamente sugli ads al solo scopo di creare problemi. Un click bot, appunto, può falsare i dati che serviranno in futuro all’inserzionista per creare la campagna oppure può far perdere del denaro a chi adotta servizi di PPC per le proprie inserzioni online. 

Se i click bot generano un danno pressoché minimo, gli imposter bot creano invece danni molto più gravi se paragonati ad un conteggio delle visite falsato. Il loro principale scopo è quello di superare le misure di sicurezza. Pur trattandosi di bot molto pericolosi – nel 2016 l’84% dei bot cattivi era di questo genere – non se ne parla molto. Gli ultimi attacchi DDoS, tra cui quello a Twitter del 2016, sono tutti riconducibili a loro.

Il web scraping è un’operazione informatica che punta all’estrazione dei dati da un sito web attraverso software specifici che simulano la navigazione umana. Gli scraper bot, quindi, hanno l’obiettivo opposto dei copyright bot: non proteggono contenuti, bensì li rubano e li ripubblicano altrove all’insaputa del proprietario.

Quando parliamo di spam bot, invece, si fa riferimento sostanzialmente a quelli presenti sui social media. È ormai nota la presenza di questi bot sulle più importanti piattaforme come Instagram, Facebook e Twitter. Nonostante gli innumerevoli sforzi delle aziende per eliminare questi account falsi, gli utenti non sembravano inizialmente d’accordo dopo aver visto il calo dei like ai loro post. 

Gli spy bot si occupano invece di data mining: cercano infatti di raccogliere informazioni su individui o imprese per poi venderle a terzi.

Gli zombie bot sono simili agli imposter bot, ma si differenziano da essi per il modo in cui operano, cioè in background e per scopi finanziari. Una volta superato il sistema di sicurezza, ottenendo l’accesso essi riescono a trasmettere virus e malware. Solitamente l’attacco parte da una macchina per poi creare un gregge di zombie che riceve comandi da un unico individuo.

Naturalmente esistono diversi modi per evitare di entrare in contatto con questo tipo di bot. Prima di tutto però è necessario comprendere come riconoscere i bot ed acquisire un certo grado di consapevolezza: evitando certe attività si evita anche di entrare in contatto con essi. È sicuramente fondamentale tenere aggiornati costantemente smartphone, pc e software antivirus.

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