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Giovedi 13 Dicembre 2018
ComunicazioneUna community contro le fake news nell’era dell’informazione digitale

Una community contro le fake news nell'era dell’informazione digitale

Smentire le fake news è una issue fondamentale per chi si occupa di informazione digitale. Con questa missione è nata la First Draft Coalition


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
Una community contro le fake news nell'era dell’informazione digitale

Smentire le fake news: è diventata questa una delle priorità nell’era dell’informazione digitale. Non è solo la velocità con cui le notizie, anche non verificate, si diffondono all’interno degli ambienti digitali, né la moltiplicazione dei soggetti che, in un modo o nell’altro, “fanno” informazione: sono alcuni bias del giornalismo online (la lotta all’ultimo like, la spettacolarizzazione delle notizie, tra i tanti), infatti, a mettere in crisi la credibilità dell’informazione digitale.

Quando le operazioni di debunking isolate non bastano ed è ancora presto per sperare in un giornalismo esplicativo che riscopra la vocazione di servizio pubblico, allora, è necessario l’impegno collettivo di chi opera nell’ecosistema dell’informazione digitale. Così è successo, per esempio, con la First Draft Coalition, una rete di oltre 30 soggetti – tra cui media agency e società che si occupano di tecnologia –, nata con il supporto del Google News Lab, che ha come obiettivo quello di promuovere un codice di condotta anti-fake news e di alfabetizzare gli utenti perché possano riconoscere da soli una notizia certa e verificata, oltre a creare una piattaforma che aiuti i professionisti del settore a verificare le notizie dalla dubbia provenienza.

Il progetto nasce dall’idea che «la verità e la fiducia sono issue essenziali per tutte le newsroom», come scrive la Managing Director. Non a caso dentro la First Draft Coalition ci sono oggi giganti del giornalismo anglofono (dal New York Time, al Washington Post, passando per la CNN e BuzzFeed) e alcune istituzioni che da anni operano nel mondo dell’informazione digitale e non (come l’European Journalism Centre o l’American Press Institute).

La vera novità è rappresentata, però, dal coinvolgimento di alcuni big dei social network. Da qualche tempo, infatti, anche Facebook e Twitter sembrano aver sposato la mission della First Draft Coalition. I social, del resto, sono oggi le più grandi casse di risonanza dell’informazione, specie nei contesti d’emergenza. Solo per fare un esempio, le prime immagini di una breaking news sono spesso quelle provenienti dagli account di chi è presente sul luogo e sono le immagini che, quasi sempre, sono destinate a rimanere di più nell’immaginario collettivo. Se a ciò si aggiunge che, in alcuni casi, le fake news e quelle non verificate sono pubblicate volontariamente e in maniera strategica (per aumentare visualizzazioni, audience, etc.), è facile intuire perché quando si parla di bufale che corrono sui social c’è in gioco la credibilità e la vivibilità di questi stessi ambienti. Dovrebbe essere nell’interesse di chi rappresenta le maggiori piattaforme di social networking, allora, creare connessioni con i giornalisti, sviluppare percorsi e buone pratiche per i processi di verifica delle informazione, puntare ad aumentare l’alfabetizzazione degli utenti.

Quello della credibilità dell’informazione, del resto, è un problema collettivo e la sua soluzione non può essere delegata ai singoli. Dei social, così, la stessa First Draft Coalition imita la dimensione di comunità: attorno al progetto gravita, infatti, una community internazionale di specialisti che, grazie ad anni di esperienza, hanno sviluppato skill indispensabili per il newsgathering e la verifica delle notizie. Si tratta di giornalisti, accademici, figure specializzate nei diritti umani, responsabili dei social network e altri importanti soggetti mediatici, tutti convinti che «non si può risolvere il problema in una sola notte, ma non lo si può certo fare neanche continuando ad agire da singoli», come sostengono membri della First Draft.

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