Mercoledì 08 Luglio 2020
MarketingComprare visualizzazioni su YouTube e altre forme di black social media marketing: perché (e a cosa) fare attenzione

Comprare visualizzazioni su YouTube e altre forme di black social media marketing: perché (e a cosa) fare attenzione

Si possono comprare visualizzazioni su YouTube (o like su Facebook, commenti su Instagram, ecc.) senza incappare in problemi? Ecco cosa sapere.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Comprare visualizzazioni su YouTube e altre forme di black social media marketing: perché (e a cosa) fare attenzione

Comprare visualizzazioni su YouTube, like su Facebook, follower su Instagram non sono pratiche da albori del web 2.0 quando agli utenti non era ben chiaro ancora come far crescere organicamente le proprie community e le piattaforme, dal canto loro, non avevano ancora sviluppato strumenti efficaci nell’individuare utenti fake e bot. L’industria del click farming si è evoluta nel tempo – tanto che sarebbe persino più corretto parlare ormai di like farming – e il business della compravendita di like, fan e interazioni sui social vale ancora svariati milioni di euro.

Il mercato nero della compravendita di like e interazioni sui social: uno studio

A confermarlo è stato, ultimo in ordine di tempo, uno studio dello Strategic Communication Centre of Excellence della NATO incentrato proprio sul mercato nero dell’engagement sui social. L’esperimento è consistito nel comprare traffico da provider diversi e verificare la natura di questi soggetti, il budget necessario per ottenere un certo numero di visualizzazioni o di interazioni, ecc. e, in un secondo momento, nel testare la reattività delle diverse piattaforme di fronte ad attività sospette di questo tipo. I risultati sono interessanti sotto diversi punti di vista.

Dei sedici provider a cui la NATO si è rivolta, undici sono russi e cinque europei, di cui uno solo avente base in un paese ancora considerato in via di sviluppo come la Polonia: al contrario di quanto si potrebbe immaginare, insomma, le “fabbriche del consenso” esistono ovunque e non fanno più affidamento, come un tempo, su un esercito di lavoratori sottopagati e basati nei developing countries; con ogni probabilità si tratta di una conseguenza del sospetto che in passato avevano generato orde di fan indiani, filippini, bangladesi che improvvisamente cominciavano a seguire pagine italiane e via di questo passo. Ci sono provider più affidabili di altri e, quasi sempre, la discriminante ha a che vedere con il tipo di interazioni che permettono di comprare: per chi intende acquistare visualizzazioni per YouTube, per esempio, la scelta è tra le cosiddette cheap views, dalla provenienza non verificata e non di rado dubbia, e quality views, che hanno invece come caratteristica principale la provenienza da fonti certe e affidabili.

Non è detto, tra l’altro, che l’affidabilità del provider incida in maniera significativa sul costo per il cliente finale: quello che lo studio della Nato ha dimostrato, infatti, è che tecniche di black hat marketing come queste sono anche relativamente economiche. Chiunque si chieda quanto costa comprare visualizzazioni su YouTube o like alle pagine Facebook e cuori e commenti su Instagram dovrebbe sapere, insomma, che con appena dieci euro si portano a casa quasi 4mila follower in più su Instagram, poco più di 3mila visualizzazioni su YouTube, oltre 11mila visualizzazioni su Facebook e più di 2mila apprezzamenti su Twitter.

comprare visualizzazioni gratis su youtube

Fonte: StratComCoe

Certamente ci sono piattaforme più costose di altre. YouTube lo è, mentre Instagram è al contrario la piattaforma su cui costa meno comprare like, interazioni, visualizzazioni, ecc.: con ogni probabilità c’entra più che il numero di utenti che ricorre a pratiche controverse come queste – che si può pensare essere alto tanto su YouTube quanto su Instagram – la capacità delle piattaforme di mettere in atto misure per scoraggiarle. Come si accennava, infatti, lo studio ha provato a indagare anche questo aspetto e quello che ne è venuto fuori è che YouTube è una delle piattaforme più in grado di rimuovere like e commenti ai video da parte di account sospetti e di annullare visualizzazioni e altre attività compiute da questi; il primato nella lotta ad account fake e bot è di Twitter e, più in generale, la situazione è poco rassicurante se si guarda a quanto tempo le piattaforme impiegano per riconoscere come fake utenti e attività sospette e provvedere di conseguenza.

misure contro compravendita interazioni sui social

Fonte: StratComCoe

Comprare visualizzazioni su Youtube: serve? e a chi?

Nonostante l’impegno a parole preso ripetutamente dai big del digitale per rendere «di qualità» il tempo che gli iscritti trascorrono sui social, insomma, oggi è ancora possibile spendere poche centinaia di euro per gonfiare considerevolmente numeri e statistiche dei propri account: ancora secondo la Nato, con appena 300 euro si possono ottenere oltre 25mila Mi Piace su Facebook, 20mila visualizzazioni e migliaia di follower in più.

Perché farlo? Il mercato della compravendita di interazioni sui social ha avuto un exploit significativo in concomitanza con il successo dell’influencer marketing e, di certo, non si tratta di una casualità. Già prima della possibilità di chiudere collaborazioni remunerative con i brand , essere famosi in Rete faceva gola, tanto che molti erano disposti appunto persino a spendere soldi (veri) per una manciata di like (finti) in più ai propri post. Per gli aspiranti influencer , però, non si tratta solo di narcisismo da social. Si è a lungo creduto che vanity metrics come la dimensione della fanbase, il numero di visualizzazioni, l’audience raggiunta fossero le uniche – o le principali almeno – prese in considerazione dai brand nello scegliere l’influencer giusto. Prestissimo, però, aziende e marketer che intendessero attivare campagne di influencer marketing hanno cominciato a prendere in considerazione indicatori decisamente più robusti riguardo all’ engagement reale della community. Questo falso mito ha così di fatto creato un mercato di fake influencer che è ancora duro a morire.

Anche chi non intenda sfruttare follower in più o più visualizzazioni per aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti delle aziende, comunque, potrebbe voler sfruttare la compravendita di interazioni social per creare buzz intorno a una propria idea o per far diventare virale un proprio contenuto: per molti youtuber di successo, per esempio, è importante che un nuovo video raccolga subito un discreto numero di visualizzazioni, solo così infatti si riescono a sfruttare quei meccanismi d’imitazione che spingono l’utente a voler guardare un video che ha già milioni di visualizzazioni e a ignorarne un altro, magari sullo stesso argomento, che di visualizzazioni ne ha ancora poche decine.

Comprare like e visualizzazioni: è legale?

È legale tutto questo? Ossia si possono comprare visualizzazioni su YouTube, like alla pagina Facebook, ecc. senza incappare in problemi legali? Come per molte altre questioni che riguardano gli ambienti digitali, esiste in una sorta di “area grigia”. Va da sé, infatti, che in Italia non esistono (ancora) norme che configurino reati o illeciti ad hoc; al più dovrebbero essere fatte valere – ma solo qualora ce ne siano i presupposti – previsioni come quelle che riguardano la truffa per esempio e, in questo caso, la responsabilità sarebbe addossata comunque a chi vende servizi di black marketing e non tanto al cliente finale. In America un precedente importante (dell’ottobre 2019) è rappresentato dalla prima condanna da parte della Federal Trade Commission a un’azienda e al suo CEO che vendevano «indicatori fake rilevanti per la social media influence».

Le piattaforme dal canto loro – al di là delle periodiche pulizie di bot e profili fake, di cui gli utenti si accorgono spesso solo perché vedono improvvisamente dimezzato il numero di follower o il volume delle interazioni – sembrano aver fatto poco, come già si accennava, per scoraggiare davvero la compravendita di like e simili, spesso liquidando la questione come violazione di policy e standard della community. Si pensi per esempio al fatto che da Mountain View non la si vieta esplicitamente, perché un’azione come comprare visualizzazioni su YouTube può declinarsi in differenti modi. Ci si può affidare, per esempio, a una web agency in grado di gestire campagne Google Ads e di YouTube advertsing per l’acquisizione di nuovi iscritti al proprio canale o di visualizzazioni anche in entrata da canali diversi ed è questa, con ogni probabilità, l’unica “compravendita di visualizzazioni” che da YouTube si considera lecita. Decisamente più al limite è la pratica, comunque piuttosto diffusa, di rivolgersi ad agenzie che vendano human views quanto più possibile pertinenti al contenuto in questione, che garantiscano cioè che le visualizzazioni in più per cui si è pagato siano di utenti reali e in linea con il target del canale e non di utenti facilmente riconoscibili dall’algoritmo come fake. Sebbene apparentemente remunerative nel breve o brevissimo termine, infatti, operazioni come queste rischiano di penalizzare i propri contenuti nel medio o lungo periodo, come non avviene invece se si fa crescere il proprio engagement in maniera organica.

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