Corporate social responsibility: è davvero importante per i consumatori?

I consumatori sono realmente interessati alla corporate social responsibility? Una ricerca di Digimind analizza le conversazione in Rete.

Corporate social responsibility: è davvero importante per i consumatori?

La sostenibilità aziendale è diventata una componente chiave nella strategia di gran parte delle imprese, specialmente quelle più note, che spesso sviluppano i propri piani di comunicazione intorno a progetti di responsabilità sociale e di sensibilizzazione sui più svariati argomenti. Quanto contano, però, realmente per i consumatori queste iniziative? Digimind – azienda che si occupa della creazione e dello sviluppo di attività di social monitoring e competitive intelligence, attraverso l’utilizzo di software specifici – ha provato a rispondere a questo quesito, presentando un’interessante indagine durante l’evento “La sostenibilità delle aziende e la sensibilità della Rete: gli effetti delle politiche aziendali sul valore d’impresa“, promosso da Ferrarelle SpA e tenutosi il 16 Novembre 2016 a Napoli, presso il palazzo Du Mesnil.

La ricerca ha avuto come obiettivo quello di analizzare l’interesse dei consumatori verso le iniziative di corporate social responsibility condotte da diversi brand, tematica non nuova a Digimind, difatti già trattata in un altro studio sulla GDO italiana.

Nel periodo compreso tra il 24 ottobre del 2015 e il 7 novembre 2016, comunque, l’azienda ha monitorato sul web un campione di dati statisticamente rilevante, corrispondente a 188.000 menzioni e conversazioni in tema CSR.CSR è davvero importante per i consumatori

L’indagine ha permesso di individuare i settori che hanno generato più conversazioni rilevando, quindi, su quale tipo di prodotti o servizi i consumatori si aspettano un maggior impegno da parte delle aziende circa progetti di responsabilità sociale e sostenibilità.

Al primo posto vi è il food & beverage, come attestano le 56.000 interazioni raccolte che riguardano prodotti e brand appartenenti a questo settore; segue, poi, l’industria del fashion, con un volume di 18.000 dati, mentre al terzo posto si posiziona l’industria del beauty.

La ricerca di Digimind ha rilevato una maggiore attenzione dei consumatori verso tematiche a loro “più vicine”, come ad esempio l’alimentazione. Il settore del food & beverage, infatti, comprende trend come il vegan/vegetariano, argomento particolarmente discusso in Rete (28%), oppure lo slow food (4%).

È possibile affermare, quindi, che i consumatori dimostrano di preoccuparsi maggiormente per prodotti o servizi che influiscono sulla loro vita quotidiana, sulle loro abitudini giornaliere e che in qualche maniera possono avere un impatto diretto sulla qualità della loro vita, come ad esempio avviene con alimenti o cosmetici.

CSR importa davvero per i consumatori

L’azienda di social monitoring ha rilevato una grande mole di conversazioni anche sul Made In Italy (26%), nello specifico sull’alterazione alimentare di prodotti di origine italiana. Ampiamente discussa, poi, anche la tematica dell’ecocompatibilità (22%), con particolare riferimento allo sviluppo della green economy in Italia.

È possibile notare, invece, un minor interesse nei confronti delle problematiche ambientaliGiovanni Boccia Artieri, professore di Sociologia dei media digitali e Internet Studies presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e relatore dell’evento, ha fornito un’interessante spiegazione a riguardo: «Non è che non siamo più interessati all’impatto ambientale, ma le nostre battaglie personali le conduciamo più nei micro consumi e nei micro spazi quotidiani, per cui il packaging di un prodotto che mi indica se questo contiene o meno olio di palma è un impegno concreto», cui l’azienda può contribuire andando incontro a bisogni, dubbi e paure dei consumatori.

Il sociologo ha spiegato, inoltre, che «oggi l’autorevolezza dell’impresa passa per la sua autenticità», quindi dalla capacità di «costruire una narrazione autentica». Il riferimento è, dunque, ad «una impresa che non fa solamente marketing ma si occupa anche dei problemi sociali» e che abbia un impatto forte sui consumatori e sulla città in cui opera. «Il consumatore – ha proseguito – è disposto a spendere anche di più nel momento in cui riconosce che l’azienda si impegna in un tipo di lotta sociale in cui il consumatore stesso si riconosce». 

Le aziende, infatti, sempre più cambiano le proprie strategie di comunicazione ma anche i propri prodotti, in seguito all’ascolto dei consumatori la cui opinione conta tanto. Non a caso, brand come Mulino Bianco e Plasmon hanno deciso di modificare le ricette originarie per adeguarsi alle esigenze di un consumatore oggi apertamente contro l’uso dell’olio di palma nei biscotti. Proprio a questo proposito, analizzando le conversazioni con sentiment negativo, viene confermata la preoccupazione verso prodotti alimentari, con una predominanza di conversazioni su questioni come quella legata all’olio di palma e al suo potenziale impatto negativo.

Quando durante l’evento a Giovanni Boccia Artieri è stato chiesto dove si informano oggi i consumatori su queste tematiche, egli ha risposto che «uno dei luoghi principali è rappresentato dalle conversazioni che sviluppiamo nei nostri smartphone» e sul web, aggiungiamo. 

Per questo motivo, indagini sulle conversazioni degli utenti/consumatori in Rete diventano strumenti sempre più utili per comprendere i loro reali bisogni, aspettative e preoccupazioni, perché prodotte in maniera spontanea. È possibile, così, individuare trend sulle aspettative degli individui in diversi ambiti sociali, economici ed ambientali.

csr-importa-davvero-per-i-consumatori-1I risultati della ricerca hanno dimostrato che i social restano il mezzo più utilizzato per lo scambio di informazioni tra gli utenti in materia di sostenibilità, con il 60% di esse proveniente da Twitter.

Sempre più aziende, infatti, investono in tali strumenti, per conoscere anche la propria reputazione online.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore Inside Marketing
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