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MacroambienteIn Russia spunta uno spot realizzato con un deepfake dell’attore Bruce Willis

In Russia spunta uno spot realizzato con un deepfake dell'attore Bruce Willis

Con il consenso della celebrità, che ha dovuto solo firmare una liberatoria, è stato realizzato uno spot molto realistico che è difficile distinguere da un video originale di Bruce Willis.

Locandina della campagna creata da megafon che ha commissionato uno spot con un deepfake di bruce willis

È stata Deepcake, azienda specializzata in questa tecnologia, a creare il primo spot con un deepfake di Bruce Willis. Il contenuto in questione è stato commissionato dall’azienda russa di telecomunicazioni MegaFon e le immagini verranno utilizzate per la realizzazione di quindici pubblicità, da trasmettere nel Paese.

Bruce Willis presta il volto a un’azienda russa, ma non è facile notare che si tratta di un deepfake

Per i diversi spot promozionali MegaFon ha deciso di riprendere il volto (letteralmente solo il volto) del noto attore americano, chiedendo inoltre il contributo del comico e showman Azamat Musagaliyev il quale, a differenza di Bruce Willis, ha partecipato di persona alle riprese.

Immagine delle riprese dello spot con un deepfake di bruce willis con l'attore originale

Fonte: MegaFon

Per creare il deepfake di Bruce Willis Deepcake ha sfruttato delle reti neurali artificiali attraverso le quali sovrapporre il volto della star americana a quello di un altro attore. Bruce Willis, dunque, non si è recato in Russia e si è limitato a fornire il consenso alla pubblicazione delle immagini create.

Nello spot già mandato in onda e pubblicato sul canale YouTube dell’azienda, il “finto” Bruce e il comico russo interpretano il ruolo di due agenti segreti in pericolo che però riescono a impedire l’esplosione di una bomba, in parte grazie all’arrivo di una telefonata. Nei 15 episodi, ideati dal regista Ilya Naishuller, i due personaggi superano differenti ostacoli grazie ai servizi di telecomunicazioni dell’azienda.

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Stando a quanto riportato da Russia Beyond, esperti del mercato pubblicitario in Russia hanno stimato che, pur non avendo partecipato di persona alla realizzazione dello spot, il compenso di Bruce Willis potrebbe ammontare a circa 1 o 2 milioni di dollari.

Per creare uno spot davvero realistico, che non consentissenal pubblico di notare la differenza rispetto a un video originale, DeepCake ha dovuto utilizzare 34mila foto e video dell’attore e protagonista di Die Hard (Duri a morire), come ha spiegato Vasili Bolshakov, director for brand and marketing communications di MegaFon.

Deep fake di Bruce willis in uno spot di Megafon

Fonte: MegaFon

Come ha fatto notare la CEO di Deepcake, Marie Chimere, il processo di allenamento degli algoritmi, necessario per la creazione di questo tipo di contenuti, richiede molto tempo. Infatti, per la realizzazione di un primo video, detto “di allenamento”, il team di professionisti impiega in genere tra i 15 e i 17 giorni. Successivamente, il processo diventa più veloce e l’azienda punta alla realizzazione di video in risoluzione 4K in circa 3-5 giorni, secondo Reuters[1].

Una tecnologia sempre più sofisticata che potrebbe tornare utile all’industria pubblicitaria

La tecnologia in questione è diventata sempre più nota negli ultimi anni e sta diventando sempre più articolata; di fatto può essere utilizzata in svariati ambiti, tra cui l’industria cinematografica, a differenti scopi. Deepcake, per esempio, aveva già usato i deepfake in una serie TV russa per far sembrare uno degli attori più giovane di quindici anni; il produttore cinematografico Travis Cloyd, invece, ha espresso la volontà di utilizzare la stessa tecnologia per “riportare in vitaJames Dean[2]. Non a caso, la CEO dell’azienda russa menzionata in apertura è convinta che in futuro esisteranno dei team appositi, nel settore del cinema, per la creazione di video di questo tipo.

Il recente spot con il deepfake di Bruce Willis fa però riflettere sul potenziale di questa tecnologia per il mondo dell’advertising. Al momento, tuttavia, la tecnologia possiede diversi limiti, tra i quali il fatto che non sia ancora possibile realizzare dei video, altrettanto realistici, con inquadrature molto ravvicinate (come primi o primissimi piani) che, difatti, non ci sono nello spot di MegaFon. Con gli spot creati, difficilmente identificabili come deepfake, l’azienda di telecomunicazioni potrebbe però fornire uno spunto per il futuro a tanti altri brand.

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