Mercoledi 17 Ottobre 2018
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Crowdfunding: 5 ragioni per cui fallisce e i consigli degli esperti

Più della metà delle campagne di crowdfunding falliscono. Ecco le cinque ragioni principali e i consigli di una crowdfunding consultant.


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Crowdfunding: 5 ragioni per cui fallisce e i consigli degli esperti

Ci sono tanti fattori che chi vuole iniziare una campagna di crowdfunding dovrebbe prendere in considerazione preventivamente. Uno di questi, quello a cui nessuno sembra pensare quasi mai, è il tasso di fallimento delle campagne di crowdfunding. Quello che spesso non si dice dei progetti di fundraising partecipativo è, infatti, che le percentuali di successo sono relativamente basse: secondo una statistica di Krowdster si aggirano, a seconda della piattaforma, da appena il 9% al 57%. In altre parole, quasi la metà della campagne di crowdfunding non raggiunge l’obiettivo. Le ragioni? Sono tante. Multitude.com, un sito di consulenze in materia, ha raccolto però i motivi principali a cui è attribuibile il fallimento delle campagne di crowdfunding.

crowdfunding tasso di fallimento

Fonte: Krowdster

1. Non si stanno chiedendo soldi o se ne stanno chiedendo troppi.
Molte campagne di crowdfunding falliscono perché non hanno una chiara call to action. Spesso una sorta di “pudore” tiene lontani dal chiedere direttamente agli utenti di donare delle somme di denaro o ci si perde in perifrasi confuse che allontanano la community dalla scopo principale della campagna, quando quello che la maggior parte degli utenti vuole quando sta sul web è un “compito” preciso da svolgere. In qualche altro caso, invece, il crowdfunding fallisce perché il budget previsto è (o appare agli occhi degli utenti) sproporzionato rispetto alla natura del progetto che andrebbe a finanziare.

2. Non sono state fissate donazioni standard.
Vale, come prima, un principio di economia dell’attenzione: l’utente sul web è mediamente più “contento” se qualcuno gli suggerisce cosa fare, quanto donare nello specifico di una campagna di crowdfunding. Prevedere solo donazioni volontarie rischia, quindi, di far fallire la raccolta, a meno che non si tratti di campagne sociali o umanitarie.

3. Le ricompense non sono attraenti (o sono confuse).
È inutile nasconderlo: spesso sono le ricompense che ci convincono, in ultima istanza, a partecipare a una campagna di crowdfunding. La possibilità di avere “in anteprima” un prodotto, nel caso in cui la raccolta servirà a lanciare sul mercato un oggetto, o anche solo il nostro nome scritto sulla lista dei sostenitori della causa sono buoni incentivi per le donazioni. Che si tratti, insomma, di pensare a gadget o a post di ringraziamento sui propri canali social, la parola d’ordine è originalità. Ma è anche chiarezza: la struttura delle ricompense (mai comunque articolata in più di 10 livelli) deve essere quanto più lineare possibile.

4. Non si è “parlato” abbastanza del vostro progetto.
Una campagna di comunicazione è indispensabile per la buona riuscita del crowdfunding. Newsletter, mailing list, comunicati stampa, eventi quando possibile, servono a far conoscere lo scopo della raccolta fondi, quando non la raccolta fondi stessa. Potrebbe essere utile, per questo, rivolgersi a soggetti privilegiati (giornalisti, personaggi famosi) che possano fare da influencer. Da non dimenticare, poi, l’importanza di una presenza sui social quanto più costante possibile, cosa che non significa più avere un solo account o una sola pagina Facebook – dove, tra l’altro, tanto l’algoritmo quanto la pratica d’uso penalizzano i contenuti ripetitivi e i post con poche interazioni – ma “essere” sulle numerose piattaforme dove potrebbero nascondersi potenziali sostenitori.

5. Non è stata coinvolta abbastanza la propria “folla”.
Chi ha scelto di partecipare con una donazione alla campagna di crowdfunding merita di sentirsi in qualche misura parte del progetto, ben oltre le possibili ricompense che gli arriveranno a fine campagna. Sono essenziali, per questo, aggiornamenti continui sugli obiettivi raggiunti, sulle prossime fasi della campagna, su cosa avverrà dopo il crowdfunding. A giovarne non sarà solo l’engagement: in questo modo la propria “folla” potrà farsi a sua volta portatrice di interessi rispetto al progetto e convincere amici, familiari e contatti a partecipare al crowdfunding.

isabella cultrera crowdfunding

Isabella Cultrera, Crowdfunding Expert & Consultant e blogger @ Italian Crowdfunding

Individuate le maggiori possibili cause di fallimento di una campagna di crowdfunding, prima di mettersi alla prova con un’impresa simile, vale la pena forse chiedersi perché iniziare una campagna di crowdfunding e a cosa essa possa servire realmente. “Il motivo principale, e forse l’unico a cui tutti pensano, è l’aspetto economico. Molti credono che sia un mezzo per fare soldi facilmente – ci spiega Isabella Cultrera (Crowdfunding Expert & Consultant e blogger per Italian Crowdfunding) nel corso di un’intervista – ma è un mito da sfatare. La verità è che una campagna di crowdfunding porta tanti altri benefici, come riuscire a minimizzare i costi di avvio di un progetto, testare il mercato, creare una base clienti, pubblicità e visibilità: sono tutti vantaggi che rimangono anche a prescindere dall’esito della campagna.

Se si pensa, poi, alla campagna di crowdfunding come a uno strumento “veloce” per lanciare o rafforzare il proprio business, forse si dovrebbe tenere presente che una campagna di crowdfunding di successo può avere tempi anche molto variabili. “Le tempistiche, per esempio, variano molto a seconda della tipologia del progetto, dell’obiettivo economico – continua l’esperta– o in base a quanto si è già conosciuti o meno. Come principio generale, servono almeno 8 settimane di preparazione prima del lancio: l’avvio di una campagna non è facile, ci vuole tempo per attuare una strategia di marketing pre-lancio e un piano editoriale nonché un planning strategico a lungo termine prima del lancio ufficiale. Inoltre bisognerà preparare tutti i contenuti da caricare sulla piattaforma prescelta, in primis il video di presentazione, definire le ricompense, decidere il budget, i testi descrittivi, le immagini e così via.

Anche la scelta della piattaforma che ospiterà la campagna di crowdfunding è fondamentale per la sua buona riuscita. La più grande distinzione da fare è tra piattaforme “generaliste” (sul modello Kickstarter, ndr) che ospitano progetti di qualsiasi tipo, dall’intrattenimento alle cause sociali, e piattaforme specializzate su base settoriale (ce ne sono di dedicate alla musica, all’editoria, alla formazione etc., ndr). “Anche in questo caso la scelta non è facile, dipende dal proprio progetto e da ciò che si sta cercando. Personalmente – spiega ancora Isabella Cultrera – consiglio piattaforme specializzate nel caso si abbia un progetto il cui target sia molto di nicchia. Esistono infatti molte piattaforme, anche se meno famose rispetto alle big, che sono in grado di seguire e supportare i progettisti in modalità più concrete. Così, per esempio, se avete un progetto musicale potreste usare Musicraiser, Upspringer per la letteratura, WOOP Food per prodotti agroalimentari, etc. Uno dei vantaggi delle piattaforme verticali è che hanno già loro stesse un pubblico affine con il vostro target, e non rischiate di finire tra un mucchio di vari progetti di diversa natura che rischiano di non essere mai notati.”

Quali sono, insomma, le tre regole d’oro per una campagna di crowdfunding di successo?

  • Preparazione: sia in termini di consapevolezza di ciò a cui si va in contro (che, tradotto, significa studiare e capire bene cosa è il crowdfunding e come funziona), sia in termini di risorse e strumenti da poter adoperare in ogni fase della campagna.

  • Pianificazione: bisogna pianificare ogni cosa in anticipo, capire come ci si muoverà e organizzarsi in tempo.

  • Passaparola: non trascurare i propri contatti più vicini, sono coloro a cui si potrà presentare l’idea e il progetto ancora prima di essere online e chiedere personalmente di spargere la voce. Anche il passaparola online, via social, è fondamentale, quindi una presenza su Facebook e Twitter è vitale.

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