Domenica 05 Luglio 2020
MacroambienteQuattro adolescenti su dieci sono vittime di cyberbullismo in Italia: lo studio

Quattro adolescenti su dieci sono vittime di cyberbullismo in Italia: lo studio

Un osservatorio enumera le vittime di cyberbullismo in Italia e suggerisce possibili soluzioni. Parola d'ordine: regole ed educazione.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Quattro adolescenti su dieci sono vittime di cyberbullismo in Italia: lo studio

Quattro ragazzi su dieci, tra i dodici e i sedici anni, sono stati vittime di cyberbullismo in Italia. A rivelarlo è uno studio di Social Warning, no profit italiana che da tempo ormai studia il rapporto tra adolescenti e media e che, tra le prime, ha portato sui banchi di scuola l’educazione civica digitale.

Pubblicato in occasione della giornata nazionale contro il cyberbullismo (il 7 febbraio di ogni anno), l’Osservatorio conferma che i social sono frequentatissimi da bambini, preadolescenti e adolescenti, qualche volta anche con età inferiore a quella minima richiesta dalle piattaforme per l’iscrizione. YouTube, WhatsApp e Instagram sono i social preferiti dai giovanissimi italiani e, per la prima volta, TikTok scalza Facebook, con il 34% dei ragazzi appartenenti alla Gen Z italiani che la usa contro appena un 16% che frequenta la piattaforma di casa Zuckerberg.

Soprattutto, oltre l’85% degli adolescenti italiani sta sui social più di una volta al giorno, per una media che per almeno il 70% del campione va da una a quattro ore.

Cyberbullismo in Italia: è il solo rischio che i più piccoli corrono sul web?

Sempre più connessi i bambini sono, insomma, esposti anche a episodi spiacevoli che possono avvenire online? Come già si accennava, tra chi ha partecipato allo studio di Social Warning, circa il 40% dice di essere stato vittima di un bullo virtuale almeno una volta: dai commenti offensivi postati in Rete al doxing , passando per le cosiddette warning war (ossia la segnalazione, senza alcun motivo, del profilo della vittima a moderatori e gestori delle piattaforme che, di fatto, impedisce temporaneamente a quest’ultima di accedervi) sono tante le forme che assume il cyberbullismo in Italia.

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Non si tratta, però, dell’unico pericolo in cui i più piccoli rischiano di incappare in Rete. Virus e attacchi informatici di diversa natura, che non sempre sono in grado di risolvere da soli, sono lamentati sempre più spesso dagli adolescenti (lo fa il 38% del campione), così come al pari dei più grandi i giovanissimi sono sempre più esposti anche alle truffe (ne ha subita una almeno il 12%) e andrebbe considerata, tra l’altro, una certa reattanza nel portare alla luce episodi simili, di cui la vittima potrebbe essere in qualche misura co-responsabile. Online, però, preadolescenti e adolescenti sarebbero esposti anche a reati di natura sessuale: almeno un terzo del campione è incappato in contenuti pornografici e dovrebbe destare ancora più attenzione quell’8% di dodici-sedicenni italiani che è stato vittima di adescamento o tentativi di adescamento online.

Perché servono educazione e regole per gli adolescenti connessi

Se è impensabile, abituati come sono a vivere la propria vita onlife , vietare loro di utilizzare smartphone e simili o di frequentare gli ambienti digitali, servono soprattutto regole ed educazione per garantire anche ai bambini un certo benessere digitale. Alle prime le famiglie italiane sembrano già aver provveduto: più di un adolescente su due che ha partecipato allo studio dice, infatti, di aver ricevuto delle regole riguardo allo stare in Rete. Nella maggior parte dei casi (oltre l’80%) si tratta di regole legate a quando e per quanto tempo si può rimanere connessi. Non mancano, però, altre indicazioni da parte dei grandi della famiglia sul mantenere privati i profili social e non visitare siti porno.

Almeno a parole, i ragazzi si dicono convinti della necessità delle regole a cui sono sottoposti (lo fa oltre il 72% del campione, ma c’è anche un quarto di questo che pone delle riserve sui diktat dei genitori).

Meno incoraggiante è il quadro quando si tratta di educazione alla vita digitale ricevuta dai più piccoli: poco più della metà delle famiglie italiane se ne occupa, spesso delegando tutto alla scuola – non a caso insegnanti e formatori, con ogni probabilità coinvolti all’interno di programmi e percorsi facoltativi, sono la figura di riferimento in questo senso per oltre il 70% del campione Social Warning – e c’è almeno un 10% di adolescenti italiani che non ha mai ricevuto alcuna forma di educazione civica digitale.

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Nonostante questo, gli adolescenti italiani online sembrano abbastanza consapevoli, non solo – e forse non tanto – dei rischi che corrono, quanto di alcuni meccanismi tipici degli ambienti digitali. Mentre in Finlandia si insegna a riconoscere le fake news a scuola, anche la maggior parte dei giovanissimi nostrani (almeno il 70%) è ormai consapevole che ci si possa fidare «poco» o «per niente» delle informazioni ritrovate online. Allo stesso modo, c’è una buona percentuale di adolescenti italiani (circa il 65%) che sa che immagini e informazioni personali condivise in Rete non sempre possono essere cancellate in un secondo momento e che, comunque, è questo un processo che non dipende esclusivamente da loro. Solo un terzo del campione non sembra preoccupato, insomma, delle propria reputazione sul web, mentre la restante parte sa benissimo di dover mettere voglia di apparire e desiderio di approvazione da parte e prestare un po’ di attenzione a quello che pubblica in Rete.

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