Mercoledi 17 Ottobre 2018
MacroambienteCybersecurity: quanto siamo attenti alla nostra sicurezza online?

Cybersecurity: quanto siamo attenti alla nostra sicurezza online?

Siamo tutti a rischio crimini digitali. Quante volte però sono le nostre abitudini a minare la nostra cybersecurity? Uno studio Pew Research


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Cybersecurity: quanto siamo attenti alla nostra sicurezza online?

Quello del cybercrimine è un rischio con cui imprese, governi e istituzioni, singoli cittadini stanno imparando ormai a fare i conti. Alcuni casi della cronaca più recente – dall’affaire russo di Trump, all’attacco hacker che ha violato con messaggi pro Erdogan gli account Twitter di aziende e istituzioni internazionali – del resto hanno messo gli internauti di fronte alla vulnerabilità della Rete e degli ambienti digitali che abitano quotidianamente. Esiste, però, una vera e propria cultura della cibersecurity? E, da utenti, quanto siamo attenti a evitare comportamenti che mettono a rischio la privacy, i nostri dati personali e più in generale la nostra sicurezza online? Uno studio del Pew Research ha provato a rispondere a queste domande.

I risultati mostrano chiaramente come una grossa fetta degli utenti americani sia stata vittima, almeno una volta, di un cybercrimine e risulti, per questo, sfiduciata nella capacità di governi e altri soggetti di garantire la sicurezza di dati personali e altre informazioni condivise online ma, nonostante questo, è un po’ meno vigile quando si tratta di mettere in atto personalmente alcune semplici buone pratiche che permetterebbero loro di stare un po’ più al sicuro anche in Rete.

Americani: sempre più vittime di cybercrime…

americani vittime di cybercrimineNello specifico, secondo il Pew Research almeno il 64% degli utenti americani sarebbe stato vittima nel 2016 di qualche forma di cybercrimine. Tra le frodi e truffe virtuali più lamentate dagli internauti? Il 41% degli americani avrebbe avuto problemi con carte di credito clonate o oggetto di pagamenti sospetti; al 35% sarebbe stata notificata la violazione di dati sensibili; il 16% avrebbe lamentato la violazione dei propri account mail o social, il 14% furti d’identità finalizzati all’ottenimento di prestiti o mutui.

…e sfiduciati rispetto a sistemi e politiche di cybersecurity

Più in generale, comunque, quasi la metà degli utenti americani sembra convinta che i propri dati e le proprie informazioni personali siano oggi meno al sicuro che cinque anni fa, contro poco più del 30% che considera invariati i livelli di sicurezza garantiti e un 18% che si dice convinto che le proprie informazioni personali siano più al sicuro rispetto al quinquennio precedente.

Interessante è notare anche come i più sfiduciati a proposito siano gli utenti senior: tra i più giovani la percentuale scende a meno del 40%. Osservati speciali sono comunque enti, istituzioni, governi, soggetti business che per una ragione o per un’altra si trovano a gestire la grande mole di dati riguardanti gli utenti: dalle aziende che operano nel campo delle telecomunicazioni a banche e operatori finanziati, del resto, sono tanti oggi i soggetti coinvolti nella nostra sicurezza digitale. Secondo lo studio del Pew Research gli americani diffiderebbero soprattutto del governo federale e dei giganti dei social media: il 28% degli intervistati si è detto “per niente convinto”, infatti, che il primo sia in grado di tenere al sicuro tutte le informazioni e i dati personali sui cittadini di cui è in possesso e lo stesso ha fatto il 24% nei confronti, però, di Facebook&co. Solo secondo il 12% degli americani, insomma, soggetti pubblici e privati sarebbero totalmente in grado di provvedere alla sicurezza e al corretto trattamento dei dati che hanno a disposizione.

americani sfiduciati trattamento dati personali

Le cattive abitudini degli americani online

americani e passwordDi contro, però, gli internauti non sembrerebbero così attenti alla propria sicurezza online quando si tratta di mettere in atto semplici abitudini che, ogni giorno, potrebbero difenderli da cybercrimini e simili. Un esempio su tutti? Gli utenti americani non sembrano abbastanza preoccupati dal modo in cui tengono traccia delle proprie password. Mentre non sono lontani i tempi di una tecnologia body-on che rende il corpo un grande archivio di credenziali e gli esperti consigliano come soluzione più sicura l’uso di programmi pensati ad hoc per il password management, la maggior parte degli intervistati preferisce ancora memorizzarle a mente (86%), scriverle su un pezzo di carta (49%) o salvarle in una meno sul PC o su altri dispositivi (24%). Senza contare la larga fetta che, proprio per evitare di dover ricordare le password, lascia che sia il browser a memorizzarle. Quanto ancora a password e credenziali d’accesso, poi, secondo il Pew Research il 41% degli utenti avrebbe svelato almeno una volta il login dei propri account ad amici o familiari, il 39% userebbe ancora password uguali o molto simili per tutti i suoi account e il 25% ammetterebbe di usare password molto semplici solo perché più facili da memorizzare.

Tra gli altri comportamenti a rischio quanto a cybersecurity? Non utilizzare blocca schermo o codici per l’accesso al proprio smartphone (cosa che fa almeno il 28% degli utenti), usare versioni remote e non aggiornate delle proprie app e non installare i dovuti aggiornamenti di sistema (un terzo degli utenti) e, ancora, collegarsi da reti Wi-Fi pubbliche e non protette (54%) anche per svolgere attività sensibili come fare acquisti online o controllare il proprio conto di e-banking (un quinto degli utenti).

americani sicurezza smartphone

Cybercrimine e cybersecurity: una questione complicata

Dati come questi mostrano, insomma, come il tema della sicurezza digitale non sia certo tra le priorità degli utenti americani, tanto che oltre il 69% degli adulti online non si dice per niente preoccupato dell’efficacia delle password che usa, per esempio. Chi è già stato vittima in precedenza di qualche tipo di cybercrimine mostra maggiore sensibilità in materia o mette in atto pratiche che possano aiutarlo a difendersi e a difendere i propri dati online.

Ciò sembra cozzare, almeno in parte, con un 70% di americani che secondo il Pew Research si direbbe convinto della possibilità che, nei prossimi cinque anni, l’infrastruttura pubblica subisca un cyberattacco. Anche in quel caso, però, la maggior parte (il 62%) si mantiene ottimista e si dice convinta della capacità del governo di fronteggiare in qualche modo il pericolo.

Uno dei grandi temi, quanto a sicurezza online, che per finire divide gli internauti americani? Quello degli standard di crittografia. Secondo il 46%, infatti, il governo dovrebbe avere accesso anche alle conversazioni crittografate quando ci sono di mezzo crimini e indagini, mentre il 44% degli intervistati sostiene che le compagnie hi-tech dovrebbero sviluppare tool impenetrabili anche ai governi per tenere al sicuro le informazioni dei loro utenti.

americani e crittografia

Dati come quelli del Pew Research, anche alla luce di casi recentissimi come l’attacco ransomware di Wannacry, mostrano insomma che a mancare del tutto è una vera cultura diffusa della cybersecurity. Non c’è da stupirsi così che — come ha sottolineato nel suo intervento al Social Media Marketing Day Italia 2017 Andrea Zapparoli Manzoni, Board Member di Clusit Cyber Security — le aziende non investano abbastanza in soluzioni per la sicurezza digitale: «non è che non ci sono soldi per fare cybersecurity, è che non c’è una percezione del rischio». Per accorgersene basta partire proprio dall’osservare come le persone fanno uso dei social network, ha continuato l’esperto in un’intervista ai nostri microfoni. In questi ambienti «il principale problema è che ci si fida spontaneamente degli interlocutori, compresi sconosciuti e malintenzionati» e che se ne fa un uso annoiato, superficiale, ludico, quando invece si dovrebbe ben tenere a mente che i social non fanno che replicare in scala ampliata tutti i rischi e i pericoli — quanto a truffe, danni alla propria immagine o al proprio patrimonio, eccetera —che chiunque corre nella vita di tutti i giorni.

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