Big Data: il futuro del web è nelle informazioni (e nella loro analisi)

L'analisi dei Big data e il futuro del web. Mauro Vecchio di Datalytics illustra i motivi per cui sono importanti per le aziende

Big Data: il futuro del web è nelle informazioni (e nella loro analisi)

Big data è il termine usato per descrivere una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore. E negli ultimi anni hanno assunto un ruolo di primo piano per aziende e imprese che operano nel digitale, e non solo. I poli mondiali  dell’utilizzo dei Big Data sono, e c’era da aspettarselo, Usa e Uk, dove già nei primi anni del Duemila si erano  create metodologie e procedure. Alle nostre latitudini le aziende cominciano a concepire la necessità di una simile figura e cercano di formarla al proprio interno, mentre nascono già società che vedono nei Big Data il proprio core business. Una di queste è Datalytics, di Roma, che già da diversi anni lavora nel campo della raccolta di gran numeri di dati e informazioni, per aziende ed eventi mediatici. Dal Festival di Sanremo alle Elezioni Politiche, le prime analisi test restituiscono una previsione sempre corretta dei risultati. Lo stesso algoritmo di sentiment analysis viene successivamente affiancato da altri algoritmi di analisi semantica, capaci di elaborare in tempo reale grandi quantità di dati provenienti dai social media. Datalytics diventa una piattaforma in cloud pensata per offrire uno strumento self-service, capace di raccogliere milioni di commenti a partire da parole chiave e/o hashtag inseriti manualmente.

Data digital flow

Perché è importante ascoltare gli “umori” degli utenti nelle piazze social del nuovo millennio ed analizzare l’engagement del pubblico di eventi e spettacoli televisivi?

In generale, i social media sono ormai diventati i nuovi luoghi virtuali dove milioni di persone scambiano opinioni, commenti e contenuti. Se acquisto nuove scarpe voglio condividerle con una immagine accattivante su Instagram; se voglio esprimere il mio parere sulla crisi in Siria lo farò in 140 caratteri su Twitter. I nuovi cittadini digitali scelgono i vari social in base ai propri gusti, interessi, obiettivi. Che arrivino in veste di consumatori, spettatori, opinionisti o tifosi, i cittadini digitali scelgono i social per la loro immediatezza e universalità. Il fenomeno crescente della Social TV si basa su un principio molto semplice: è comodo e divertente commentare un programma e seguire quello che dicono gli altri spettatori. Basta stare seduti in poltrona con un tablet tra le mani. Grandi e piccoli broadcaster hanno ormai capito la legge dell’hashtag: nessun programma può diventare un fenomeno social senza una fervida attività in second screen. Ecco perché monitorare e coinvolgere gli spettatori collegati via tablet, smartphone o PC diventa attività fondamentale per tutti quei programmi che mirano al successo sui canali digitali. Anche lato eventi si verifica lo stesso meccanismo: pubblicare su un maxi-schermo un Social Wall o lanciare un Twitter Contest per premiare un partecipante è un’operazione economica, veloce, ad altissimo ritorno in termini di engagement e reputation. Ma bisogna avere gli strumenti giusti per farlo bene.

Ragionavo sul vostro claim: “We Make Sense Of Big Data”. Se ne sente tanto parlare eppure sono ancora pochi quelli che ne trattano in modo diffuso e professionale. Quale futuro vedete per questi prodotti e che ruolo hanno oggi i big data nell’economia digitale?

Il claim di Datalytics si riferisce alla capacità istantanea di comprendere enormi flussi di dati raccolti ed analizzati da crawler sulle piattaforme social. Troppo spesso i Big Data vengono visti lato enterprise come entità caotiche e difficilmente gestibili, invece bastano i giusti algoritmi per prendere la giusta decisione nel giusto momento. Stando agli ultimi dati rilasciati dall’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano, il mercato dei Big Data Analytics è cresciuto del 34% in Italia. La domanda di Data Scientist è sempre in aumento, dal momento che le aziende hanno bisogno di professionalità specifiche per la gestione e comprensione dei grandi flussi di dati. Il Ministero dell’Istruzione ha recentemente annunciato un gruppo di lavoro sui Big Data per avviare una riflessione condivisa e strategica sull’argomento. Bisogna evidentemente trovare nuovi approcci per favorire la penetrazione dei grandi dati nell’ecosistema amministrativo e nelle aziende, che hanno oggi la possibilità di prendere decisioni e pianificare strategie con gli strumenti di analytics. L’importanza della scienza del dato risiede in un concetto molto semplice eppure di grandissimo impatto: un algoritmo come quello sviluppato da Datalytics non richiede a priori nessuna informazione, se non l’impostazione di una parola chiave o hashtag. Del set di dati che questo algoritmo andrà a scandagliare noi non sappiamo assolutamente nulla, sono magari centinaia di migliaia di post su Twitter. Eppure l’algoritmo riesce a trovare delle correlazioni, delle evidenze, dei significati utili per l’azienda. Che sfrutta così informazioni nuove senza nemmeno doversi porre le domande.

Ambito di lavoro principale per chi lavora nei Big Data è anche il mondo dello “spettacolo“, che oggi è sempre più interconesso con i social. Un mondo nel quale la reputazione è importante tanto quanto i numeri e i dati d’ascolto. Mauro Vecchio, responsabile Comunicazione e Marketing di Datalytics, infatti dice che “la diffusione di un hashtag negativo nell’universo semantico di un brand ha evidentemente delle ripercussioni in termini di reputation. Un marchio ha oggi la necessità di tenere la situazione sotto controllo, capire chi sta parlando e come ne sta parlando, intervenendo in maniera creativa nel flusso social con campagne di Real-Time Marketing di successo. Un’attenta fase di ascolto della Rete diventa perciò un’opportunità unica di engagement e, di conseguenza, una leva del marketing per aumentare i profitti“. Da questo nasce l’esigenza di creare degli strumenti per l’analisi “qualitativa” dei dati d’ascolto “La piattaforma Datalytics Monitoring è reputation-oriented, ovvero funziona come un pannello di controllo real-time per le attività di Social CRM o per la gestione di eventuali crisi sui social. Dalle grandi società telefoniche alle agenzie in ambito digital, Datalytics Monitoring lavora sui grandi flussi di dati, sull’analisi del sentiment, sulla ricerca degli Influencer. In sostanza, è una bussola per le divisioni Marketing di tutte quelle aziende che vogliono avviare una campagna di ascolto della Rete“.

Eppure non sono solo le aziende digital a rivolgersi a realtà come Datalytics. Il fenomeno dei Big Data e sopratutto l’analisi di questa mole di dati è diventato fondamentale per qualsiasi realtà, che ha bisogno di analizzare la propria reputazione o valutare l’engagement dei propri prodotti rispetto al cliente, soprattuto oggi dove i social sono la cartina da tornasole degli umori della gente. “In generale, le aziende a cui ci rivolgiamo sono fortemente orientate al settore digital, ma è capitato qualche cliente insospettabile. Anche chi vende arredi da bagno di lusso è interessato all’ascolto della Rete!


A firma di: Domenico Garofalo Contributor
© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Download White Paper

white paper lusso e moda
Le vostre Opinioni
IntervisteBig Data: il futuro del web è nelle informazioni (e nella loro analisi)
Iscrizione Newsletter Settimanale

Vuoi essere sempre aggiornato su ciò che avviene nel mondo del marketing e della comunicazione? Iscriviti alla newsletter di Inside Marketing

Acconsento ed ho letto Privacy Policy

Grazie per esserti registrato!

A breve riceverai una mail di conferma per attivare la tua registrazione.

Se non ricevi la mail di conferma, controlla nella cartella "posta indesiderata" ed aggiungi insidemarketing.it ai mittenti attendibili

In caso di problemi puoi contattarci all' indirizzo redazione[at]insidemarketing.it