Domenica 26 Gennaio 2020
MacroambienteSettore extra-alberghiero, ospitalità “alla Airbnb”, turisti digitali: di cosa parlano davvero i dati Istat turismo 2018

Settore extra-alberghiero, ospitalità "alla Airbnb", turisti digitali: di cosa parlano davvero i dati Istat turismo 2018

Non solo il nuovo record di presenze, i dati Istat turismo 2018 parlano soprattutto del successo in Italia dell'ospitalità extra-alberghiera.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Settore extra-alberghiero, ospitalità

Un nuovo record storico, quello di quasi 430 milioni di presenze nelle strutture ricettive nostrane. Di questo parlano i dati Istat turismo 2018 ma non solo: quello appena passato, infatti, sembra essere stato l’anno della ricettività turistica sul modello Airbnb. Interiorizzata l’idea di condivisione o forse attratto dalla notevole possibilità di risparmio, sempre più spesso chi arriva in Italia sceglie cioè la cosiddetta ospitalità extra-alberghiera.

Perché ha successo in Italia un modello di ospitalità extra-alberghiero “alla Airbnb”

Stando alla fotografia scattata da “Movimento turistico in Italia 2018”, infatti, case vacanze, bed&breakfast e alloggi last minute sono scelti con sempre più frequenza da chi viene in vacanza in Italia: il numero di arrivi in strutture come queste è risultato in crescita solo lo scorso anno del 6,5%, percentuale doppia rispetto all’incremento di arrivi che pure ha interessato l’hôtellerie tradizionale. A optare per soggiorni extra-alberghieri sono comunque sia il sempre maggior numero di turisti italiani che scelgono di visitare altri comuni e attrazioni turistiche nostrane (rappresentano il +3,6% delle presenze secondo i dati Istat turismo 2018), sia i turisti stranieri che rimangono tra l’altro primi indiscussi in termini di presenze. Chi sceglie un modello di ospitalità alla Airbnb farà con più probabilità un soggiorno breve, anche se non si può non registrare a proposito una flessione negativa (seppur lieve, la media rimane infatti di 3,35 notti) che riguarda tutte le tipologie di struttura d’accoglienza. Ancora, tra le ragioni che portano a preferire agli hotel più tradizionali nuove forme di ospitalità c’è la convenienza da un punto di vista economico delle strutture extra-alberghiere: qui un soggiorno avrebbe un costo medio di 392 euro, contro gli oltre 500 euro di un soggiorno in albergo, e non si tratta di un fattore di secondaria importanza considerato che, secondo gli stessi dati Istat turismo 2018, la propensione a spendere dei turisti che arrivano in Italia sarebbe in contrazione rispetto a qualche anno fa, soprattutto per quanto riguarda appunto la componente alloggi e pernottamenti.

Dalla prenotazione online al turismo metà per piacere, metà per lavoro: trend e dati Istat turismo 2018

Certo, si tratta di dati che andrebbero inquadrati nell’ottica di una consistente variazione anche stagionale sulla spesa media destinata a hotel e co., della diversa possibilità di spesa di turisti provenienti da paesi diversi – i danesi sarebbero tra i più spendaccioni, disposti come sono a pagare anche oltre 190 euro a notte; al contrario i turisti bulgari sarebbero i più attenti nelle spese – e più in generale del quadro economico nazionale e internazionale. La preferenza accordata da chi arriva o si sposta in Italia al settore extra-alberghiero rimane, però, cartina al tornasole di gusti e abitudini, nuovi trend turistici e persino di come funzioni in atto il marketing turistico.

Se c’è un’altra cosa che i nuovi dati Istat turismo 2018 hanno mostrato chiaramente, per esempio, è che chi sceglie l’Italia è sempre di più un turista digitale o con abbastanza familiarità almeno con ambienti, sistemi e logiche digitali. Basti pensare che oltre il 24% di turisti in più rispetto solo all’anno precedente ha scelto di prenotare l’alloggio – fosse esso in hotel o di tipo extra-alberghiero, poco cambia in questo senso – online o direttamente utilizzando portali e servizi dedicati oppure rivolgendosi a delle agenzie di viaggio digitali. C’è un dato curioso, però, che riguarda circa un 14% di viaggi in Italia per cui non si è effettuata alcuna prenotazione: sono in aumento rispetto agli anni precedenti, si tratta per lo più di viaggi di piacere ed è un dato che può essere letto più facilmente nell’ottica di una sempre maggiore familiarità con modelli di ospitalità alternativa e dell’ultimo minuto, come quello extra-alberghiero appunto.

Ancora: in Italia si viaggia per piacere e per scoprire patrimonio culturale, bellezze naturali o all’interno di veri e propri tour enogastronomici, ma sempre di più anche per lavoro (i viaggi business avrebbero rappresentato circa il 15% delle permanenze nel 2018, in crescita di oltre il 48% rispetto alla rilevazione precedente) o con formule miste come quella del cosiddetto bleisure.

È il Centro Italia che ha visto il maggiore incremento turistico, con regioni come Lazio, Umbria e Campania interessate – soprattutto le ultime due – da un aumento del turismo interno. Città come Roma, invece, oltre a detenere il primato in assoluto quanto a numero di presenze, rimangono la meta preferita di turisti stranieri. E a proposito di turisti stranieri non si può non sottolineare il primato dei turisti tedeschi, da molti anni tra i più presenti in Italia.

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