ComunicazioneDagli ascolti alle performance social: i dati sulle radio italiane

Dagli ascolti alle performance social: i dati sulle radio italiane

Alcuni dati sulle radio italiane rivelano abitudini d’ascolto, presenza sui social e coinvolgimento degli ascoltatori delle emittenti.

Dagli ascolti alle performance social: i dati sulle radio italiane

Alcuni dati sulle radio italiane fanno ben sperare rispetto al futuro di un’arte antica, ma “dal cuore romantico” come la radiofonia, così definita da Alfredo D’Agnese, direttore di RUN Radio, ospite di una nostra puntata di Smart Sofà.

Per approfondimenti su: "sulla radiofonia digitale raccontata da Alfredo D’Agnese "
Radio e digitale: un approfondimento con Alfredo D’Agnese

Il quattordicesimo Rapporto Censis sulla Comunicazione conferma, infatti, un trend emerso chiaramente in questi anni: nonostante una sfiducia generalizzata nei media tradizionali, la radio è ancora un mezzo molto amato dagli italiani. Anzi, secondo una vecchia ricerca di Demos&Pi, gli italiani considererebbero l’informazione radiofonica più credibile addirittura di quella fornita da quotidiani e periodici  e dalla televisione.

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Quando e da dove si ascolta la radio (digitale) in Italia

Nel 2015 comunque, la radio aveva guadagnato un 2% di ascoltatori e, sebbene nel 2016 ci sia stata una piccola perdita almeno sul canale tradizionale (del 4%), la radio rimane ancora il secondo medium preferito dagli italiani dopo la televisione, con un’utenza complessiva che raggiunge l’82,6%. Il momento prediletto per l’ascolto è ancora il drive time: la maggior parte degli italiani, in altre parole, ascolta la radio mentre è alla guida della macchina, soprattutto nella fascia mattutina, ragione per cui l’autoradio raggiunge un’utenza del 70,2%. Buone notizie arrivano, però, anche dal digitale: nel 2015, tra i dati sulle radio italiane più significativi c’era un 40% di giovani tra i 14 e i 25 anni che ascoltavano musica da cellulare; nel 2016 quello che salta all’occhio è invece un aumento abbastanza netto dell’ascolto di radio via Internet, anche da PC per cui l’utenza complessiva raggiunge il 18,6%.

Il successo della radio digitale è da ricondurre, comunque, alla popolarità di podcast, temporary radio tematiche, contenuti “aumentati” e più in generale alla straordinaria possibilità che il canale offre di sperimentare con forme, linguaggi, contenuti.

Non mancano, in questo senso, best practice tutte italiane che mostrano come la digital “disruption” si sia rivelata in realtà una buona opportunità per svecchiare palinsesti e contenuti e per creare una vera e propria community, in parte sfuggendo alle logiche unidirezionali e di broadcast tipicamente radiofoniche. L’esempio più classico è quello di “Caterpillar”, il celebre programma di attualità e satira politica di Radio2 che ha inventato i “corrispondenti dormienti”, cioè si è affidato agli ascoltatori tutte le volte che si è trattato di seguire cronaca estera, nello spirito migliore del citizen journalism. Qualcosa di simile prova a farlo RadioBullets, anche se affidandosi a una community di cronisti di professione sparsi per il mondo e che raccontano la politica estera con rubriche e approfondimenti e scegliendo la forma prediletta del podcast.

Tutto il lato social delle radio italiane

Tra i dati sulle radio italiane, e a proposito di innovazione, interazione con i propri ascoltatori e creazione di una community, interessanti  sono però anche quelli che riguardano le performance sui social delle emittenti italiane. A fotografarle ci ha pensato Blogmeter, mostrando chiaramente (nonostante la rilevazione sia di aprile 2016, ndr) come la maggior parte delle Radio, commerciali e non, hanno ormai pagine ben seguite su Facebook e account Twitter da cui si connettono con gli ascoltatori, scoprono trend e hot topic, ne approfittano per inserirsi nel flusso delle conversazioni, oppure ricavano contenuti. Molte trasmissioni radio infatti non solo hanno spazi dedicati ai feedback dai social, che sono per certi versi il corrispondente “2.0” delle vecchie telefonate in diretta, ma pescano contenuti da Facebook e simili e li utilizzano per il loro palinsesti.

La performance migliore su Facebook è quella di Radio Maria, la nota emittente cattolica che ha una fanbase di oltre 1,5 milioni di utenti (a ottobre 2017, ndr) e che è soprattutto campione  di engagement: like e commenti non mancano mai alla pagina che, del resto, ha un calendario editoriale molto fitto e fatto di condivisioni che riguardano ricorrenze, santi e liturgie del giorno o che invitano la “comunità” di ascoltatori di Radio Maria ad ascoltare una trasmissione e commentarla insieme o confrontarsi sull’ultimo fatto di cronaca.
Al secondo posto c’è Radio Kiss Kiss, con una pagina da poco più di un milione di fan (sempre a ottobre 2017, ndr) e una comunicazione quasi interamente centrata su citazioni, aforismi, frasi motivazionali.
I dati sulle radio italiane sui social di Blogmeter mostrano un terzo posto di Virgin Radio, anche se scalzato da una radio a media diffusione come Radio Subasio almeno per quanto riguarda la velocità nella crescita di utenti.

Lo scenario risulta in parte diverso se si fa riferimento a Twitter: non stupisce che il podio sia diviso tra RTL 102.5, Radio Italia e Radio Deejay, emittenti dalla programmazione più varia e spesso protagoniste di eventi e appuntamenti molto attesi nel settore – il concerto di Radio Italia Live, per esempio – in grado di creare buzz e flussi di conversazioni importanti, spesso anche grazie all’uso di un hashtag ad hoc.

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Decisamente meno positivi, quando si guarda ai dati sulle radio italiane, sono quelli che riguardano infine la concentrazione del panorama radiofonico italiano: le rilevazioni di Radio Monitor sugli ascolti radiofonici italiani del secondo semestre 2016, infatti, mostrano un mercato molto concentrato con più della metà degli ascolti attribuibili a poche emittenti come RTL 102.5, Radio Deejay, Radio 105, Rds, alcune delle quali appartenenti allo stesso network.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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