MacroambienteDigital skills: quanto si sentono preparati gli italiani?

Digital skills: quanto si sentono preparati gli italiani?

A dircelo è l'ultimo Randstad Workmonitor, l'indagine secondo cui per il 66% dei lavoratori italiani le imprese dovrebbero investire di più in digital skills per ridurre il gap con il resto del mondo

Digital skills: quanto si sentono preparati gli italiani?

La digitalizzazione delle competenze in ambito professionale è costantemente in crescita, ma gran parte dei lavoratori italiani non si sente adeguatamente preparata rispetto al resto del mondo.

Ad attestarlo sono i dati emersi dall’ultimo Randstad Workmonitor, l‘indagine sul mondo del lavoro che Randstand – secondo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane – ha realizzato in 34 Paesi del mondo. I numeri relativi al quarto trimestre del 2015 testimoniano, infatti, che il 44% dei lavoratori italiani prevede un’automatizzazione del proprio lavoro nei prossimi 5-10 anni, ma il 30% non si sente adeguatamente preparato in materia di digital skills. Ben un terzo dei lavoratori italiani intervistati, quindi, ritiene di non possedere le giuste competenze per affrontare al meglio le sfide poste dalla digitalizzazione, contro una media globale ed europea rispettivamente del 22% e del 18%.

La causa viene principalmente individuata nelle scelte dei datori di lavoro: il 66% dei dipendenti crede che le aziende e i datori di lavoro non investano abbastanza nello sviluppo delle digital skills, tanto che il 77% degli italiani intervistati se potesse tornare indietro nel tempo sceglierebbe un percorso di studi in ambito informatico e digitale. Infatti, fra le professionalità più richieste secondo il 66% dei lavoratori intervistati, vi sono i profili STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica), appartenenti all’ambito tecnico-scientifico, dove oggi gli studenti dovrebbero concentrarsi maggiormente per affermarsi con successo nel mercato lavorativo.

Ciò che emerge da quest’indagine è, in definitiva, una consapevolezza ormai diffusa a tutti i livelli dell’evoluzione delle competenze richieste in azienda. Le nuove tecnologie stanno trasformando i processi e gli strumenti di lavoro, e questo inevitabilmente richiede l’impiego di profili professionali con forti competenze digitali. E-skills che con una certa ansia gli italiani affermano di non avere, e su cui ritengono che le aziende dovrebbe intervenire con urgenza, soprattutto per limitare la crisi dei talenti ormai già in atto (il 51% dei dipendenti ritiene che il datore di lavoro abbia attualmente difficoltà a trovare risorse competenti, il 66% pensa che dovrebbe investire di più nello sviluppo delle digital skills).

A sottolineare la carenza di talenti nel campo digitale è Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia: “La principale sfida competitiva per le organizzazioni oggi è quella di individuare, coltivare, valorizzare e trattenere il talento, una sfida da affrontare con opportuni investimenti e una strategia di medio-lungo periodo. Tra le diverse competenze richieste ai talenti, oggi, in particolare si segnalano quelle digitali, sempre più trasversali ai diversi settori economici, in grado di rivoluzionare le tradizionali modalità di lavoro e, in alcuni casi, di dar vita a nuovi profili professionali in ambiti impensabili fino a pochi anni fa”. Un impegno che deve coinvolgere non solo le strutture istituzionali quali scuole e università, ma le aziende stesse, che devono garantire l’aggiornamento costante ai propri dipendenti e, al contempo, individuare le risorse umane migliori per accompagnare la trasformazione digitale.

La presa di consapevolezza che emerge dal Workmonitor – ha dichiarato Marco Ceresa  – è un segnale positivo per lo sviluppo professionale dei lavoratori italiani, come anche il riconoscimento dell’importanza dei profili tecnico-scientifici, di cui il nostro mercato del lavoro sconta una storica carenza”.


A firma di: Marianna Cadoni Contributor
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